La sposa è bellissima ma è sposata con un altro uomo
Data: 12 Novembre 2010
Autore: Ines Sirianni
Fonte: Carpe diem giornale locale
LA SPOSA È BELLISSIMA MA È SPOSATA CON UN ALTRO UOMO La storia di un popolo vittima di un’ingiustizia globale. Oltre le bombe, la Palestina
Territorio incantevole. Una regione memorabile piena di storia. Nel Vicino Oriente compresa tra il Mar Mediterraneo ed il fiume Giordano. "Terra in cui scorre latte e miele"o "Terra di Canaan", in quanto abitata dai Canaaniti (o Cananei); con l’arrivo degli Ebrei, popolo originario della Mesopotamia meridionale cui Dio avrebbe promesso la terra di Canaan poi chiamata "Terra di Israele”, si ha una divisione interna al regno ebraico in quello meridionale, regno di Giuda e quello settentrionale regno di Israele o Samaria. La regione costiera verso il 1000 a.C. era già stata colonizzata dai Filistei o pheleset, che possedevano almeno cinque città: Gaza, Ashdod, Ekron, Gath, e Ashkelon. Di questo popolo gli Egiziani antichi danno per primi notizia come P-r/l-s-t (convenzionalmente Peleshet), che aveva invaso l'Egitto durante il regno di Ramses III."Filistea" ( dal termine biblico "Peleshet", ebraico פלשת Pəléšeth, P(e) léshet) è il toponimo da cui è derivato il latino "Palaestina", dunque "Palestina". Al di là delle varie occupazioni( ricordiamo quella dell’impero romano) o guerre e scontri tra popolazioni,qui nel corso del tempo, la differenza tra diversi ceppi stanziatisi o esistenti è diventata elemento di coesione . Fino a quando il dolore ha avuto il sopravvento. Fino a quando è stato creato il dolore, strumentalizzato, aizzato. Al crollo dell’Impero Ottomano nel 1922, inizia la spartizione di quelle terre tra le potenze europee ( accordo Sykes e Picot). La Gran Bretagna, ha il Mandato dalla Società delle Nazioni, sulla Palestina. Il fine è controllare meglio gli accessi al Canale di Suez. Precedentemente, durante la Prima guerra mondiale, sempre la Gran Bretagna,chiede e sfrutta il supporto degli arabi contro i Turchi. Pur garantendo ad essi l’autodeterminazione(Art. 1 - Tutti i popoli hanno diritto all'autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi determinano liberamente il proprio status politico e liberamente perseguono il proprio sviluppo economico, sociale e culturale)in Palestina,cerca di accattivarsi anche gli ebrei. Viene istigata l’immigrazione degli ebrei sionisti europei, poi distribuiti qui nei kibbutz (villaggi ebraici). A Gerusalemme, Hebron, Safad, Holon,e altre località si trovano già comunità ebraiche con cui i palestinesi vivono pacificamente. Tuttavia, con la dichiarazione di Balfour, ministro degli esteri inglese, nel 1917, l’Europa silente e in primis ancora la Gran Bretagna, sparano il loro colpo micidiale: riconoscono ai sionisti il diritto di formare uno Stato, provocando un’ostilità tra le due popolazioni e ovviamente tradendo le promesse fatte agli arabi. La Società delle Nazioni ipocritamente nata per assicurare la pace, con i mandati su quella regione, permette sudditanze politiche e l’inizio di una tragedia per un intero popolo. Il via ad un colonialismo nel colonialismo, quello israeliano assecondato da quello occidentale .Una catena di errori fonte di sangue e iniquità. Un altro punto fondamentale per capire ciò che avviene in Palestina, è quello del sionismo. Il termine, deriva da Sion, collina vicino Gerusalemme. Lo scopo del movimento sionista,fondato da Theodor Herzl, è sancito durante il primo congresso nel 1897 a Basilea: la creazione di uno Stato ebraico per tutti gli immigrati ebrei dell’Europa, in Palestina, senza nessuna possibilità per qualsiasi forma di assimilazione e/ o convivenza, poiché queste nuocerebbero all’unicità culturale ebraica. Questo passaggio è indispensabile per evitare ogni tipo di giudizio o pregiudizio sull’approfondimento della questione palestinese, in cui è facile valutare, solo riferendosi al dolore degli ebrei vittime di persecuzioni e diaspore. Il sionismo non rappresenta tutti gli ebrei; in effetti molti sono quelli che appoggiano i palestinesi, ricordando come essi li abbiano accolti nel corso del tempo. Pertanto svincolati da assurde generalizzazioni e semplificazioni in categorie, lotta tra razze e culture, si comprende, ad esempio,che l’olocausto non è, in alcun modo ,elemento da legare al conflitto arabo-israeliano. Anzi la meditazione, i giorni della memoria su simili pagine atroci della storia dovrebbero servire affinché nessun diritto umano venga più leso, nessuna tragedia perpetrata. Scioccante, invece che chi ha subìto il dolore, ne provochi altrettanto. Scioccante che la politica nella quasi indifferenza totale, permetta questa ingiustizia sanguinaria, sveli questo aspetto privo di valori, sguainati (falsamente dunque) solo in alcune occasioni. Paradossalmente, lo stesso termine antisemita, riguarda anche gli stessi arabi e quindi i palestinesi poiché essi sono semiti (discendenti di Sem e comunque Camiti,Semiti, Giapetiti sono le tre grandi famiglie di uno stesso ceppo). Eppure anche l’aspetto linguistico ci rivela un modo di pensare anomalo: due pesi e due misure. Si rimuove il fatto che anche i palestinesi siano stati e sono sterminati o maltrattati. Il titolo di questo articolo ripropone un’affermazione dello stesso Herzl,il precursore del sionismo, ed è la chiave di lettura( “La sposa è bellissima ma è sposata con un altro uomo” ) della spiacevole condizione palestinese. I sionisti avevano puntato quella terra, pur sapendo che fosse abitata da altre popolazioni. Questa ambizione, appoggiata dalle potenze europee per avere ovviamente dei vantaggi, quali un legame con Israele ( che ad oggi è lo stato più militarizzato e forte) e il controllo di alcuni territori ricchi e strategici, omette illegalmente la verità e la natura di quel territorio: il 70% della popolazione era palestinese, in maggioranza musulmana, con comunità palestinesi cristiane e cristiane monofisite. L’immigrazione ebraica sollecitata dalle potenze estere , aveva fatto raggiungere agli israeliti il 30% di cui solo il 10% ebrei originari della Palestina. Una piccola minoranza di lingua circassa, aramaica ed armena e di zingari di religione musulmana. La preponderanza del territorio e della popolazione era evidentemente araba. Ora il nocciolo dell’argomento, è a mio avviso, la condizione socio- economica della maggior parte dei palestinesi. Poveri, contadini. Come dice Ben Jelloun nel suo famosissimo “Le racisme expliqué à ma fille” (Il razzismo spiegato a mia famiglia), è molto più facile prendere di mira con sopraffazioni, spesso conseguenza di un pensiero intollerante o razzista,colui che ha una situazione economica debole. Non solo perché egli non ha spesso i mezzi a disposizione per difendersi ma soprattutto perché è l’emblema della minaccia. Lo sventurato riassume tutte le possibilità di perdere ciò che possediamo. Lo sceicco ricco frequentatore del Billionaire di Briatore in Sardegna, è un extracomunitario (per usare un termine caro a molti, a me meno) come il suo compaesano ambulante. Eppure , il primo è ben accetto, il secondo di meno… Così per i sionisti i contadini erano l’ideale capro espiatorio. Inermi, legati alla terra, simbolo di un’identità culturale, storica e sociale di cui essi avevano a tutti i costi bisogno e di cui a loro dire, i palestinesi non erano degni. Per l’Occidente, quella terra era la fruizione di risorse, di commerci di cui i palestinesi, a loro dire,non erano degni. Perché appunto poveri. Può davvero essere tutto ciò solo la ricerca della terra promessa? Questa terra promessa fino a che punto del Medio Oriente arriva? Quanto si estende? Su quanto sangue ancora si deve costruire? Perché non tiene conto di quanto alcuni ebrei ( non i sionisti)si stringono attorno ai palestinesi, avendo presente la loro passata convivenza tranquilla? Perché la costruzione del muro in Cisgiordania? Esso non è una barriera di sicurezza ma una forma di appropriazione indebita nonché di emarginazione ufficializzata, di“apartheid”, illegale ( in piena contraddizione con la Convenzione di Aja o la Convenzione di Ginevra, attinente alla protezione di civili in tempo di guerra ) oltraggio ai diritti umani sanciti per l’ennesima volta nella stessa Dichiarazione del 1948: diritto alla salute, alla proprietà,all’istruzione ( “650 insegnanti su 1964 incontrano difficoltà per raggiungere le loro scuole” ),al lavoro, al cibo e all’acqua (il muro ha reso impossibile l’accesso all’acqua in molti modi” ),alla libertà di religione, alla restrizione ad esempio, dell’accesso ai luoghi sacri e di culto. Un controllo e un’intimidazione continua. La resistenza palestinese a tali ingiustizie è arrivata in modi diversi. Ma l’urlo di questo popolo non è mai stato ascoltato, capito, colto. I palestinesi, forse riassumono tutto ciò che la cultura eurocentrica è stata,è. Non cattolici, non occidentali, non globalizzati. Diversi, dunque nell’accezione negativa del termine. Il positivo è l’assioma occidentale. Sottomissione di questi, differenti per lingua, cultura o religione. Soprattutto essi offrono un pretesto che nel corso del tempo ha spinto l’Occidente a conquistare, civilizzare,evangelizzare, sanzionare, democratizzare. Ciò che è inferiore può dare i suoi frutti, istruito, coltivato, sfruttato appunto. Nessun motivo religioso giustifica la sofferenza e può generare così tanto sangue. Solo il denaro, solo il potere crea un input tanto forte da scomodare eserciti, protettorati, convinzioni. Oggi come dice Paolo Barnard : “ Siamo divenuti vittime innocenti: dei terroristi che ci colpiscono ma soprattutto dei Grandi Terroristi che chiamiamo i nostri rappresentanti politici, perennemente affascinati nella sistematica opera di falsificazione della Storia”. Ovviamente non si vuole giustificare il terrorismo ma comprendere cosa ci sia dietro questo estremismo, vale a dire l’ estremismo politico internazionale che ha creato violenze, prevaricazioni, morti, ma in modo velato, sapientemente mascherato con l’aiuto dei mass media e di una cultura occidentale che spesso si erge a giudice, si pone sul piedistallo. Se effettivamente c’è la volontà di costruire la pace in Medio Oriente, bisogna non permettere all’odio di perpetrarsi e ciò può avvenire solo assumendosi le proprie responsabilità, correggendo la politica dell'occidente squilibrata, essa stessa fonte del rancore. A Pentone è nato un centro per la documentazione palestinese, che aiuta tutti gli studenti, i semplici amanti della lettura e curiosi a conoscere un popolo che esiste, vive, resiste, in quanto tale, pertanto, produce cultura. E in questo popolo è possibile scorgere similitudini con la gente di Calabria:ingiustizie, immigrazione, pregiudizi, lotte, universi magnifici. Per questo al centro è possibile anche trovare documentazione sulla cultura calabrese. InvictaPalestina è il nome del centro, apartitico, senza fini di lucro, che ci parla di gente mai vinta, mai rassegnata( per questo Invicta) alla sua morte culturale e fisica. Ines Sirianni
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