Israele e AP contro la libera informazione

Copertina: Il giornalista palestinese, attivista dei diritti umani, Hasan Safadi arrestato da Israele nel mese di giugno 2017.

Mahmoud Abbas impone multe, prigione e lavori forzati per i palestinesi che violano  o danneggiano “l’armonia sociale”

Charlotte Silver,  9 August 2017 – THE ELECTRONIC INTIFADA

I media palestinesi e i gruppi per i diritti umani stanno chiedendo all’autorità palestinese di sospendere la nuova legge dei “crimini elettronici”, vista dai critici come un attacco ai diritti di espressione e di privacy.

Intanto, un ministro israeliano sta affrontando difficoltà nei suoi tentativi di far chiudere Al Jazeera (approfondimento).

La legge è stata approvata in segreto dal leader dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas il 24 giugno. È divenuta effettiva già dopo due settimane, senza alcuna discussione pubblica.

Gruppi che includono il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, la Commissione indipendente per i diritti umani e il Centro palestinese per lo sviluppo e le libertà dei Media (MADA), hanno denunciato la legge, dal momento che lede ulteriormente i diritti dei palestinesi.

Social Media Exchange, un gruppo che monitora le leggi che riguardano i diritti digitali nel mondo arabo, ha tradotto le parti fondamentali del decreto di Abbas.

Esso stabilisce che le azioni virtuali che danneggiano “l’unità nazionale” o “l’armonia sociale” sono punibili dai tre ai quindici anni di lavori forzati.

La legge prevede  che chiunque possa essere imprigionato per un anno e multato con $7000 per aver violato “il rispetto tra gli utenti” online.

Ciò richiede che i fornitori dei servizi internet cooperino con le agenzie di intelligence palestinesi e  che le informazioni degli utenti vengano raccolte, immagazzinate e condivise.

Ciò inoltre dà ulteriori poteri al procuratore generale, che può bloccare qualunque sito, e permette al pubblico ministero di “monitorare e registrare le conversazioni online” giustificando questi controlli come “necessari per le investigazioni”.

La ricercatrice per i diritti digitali Marwa Fatafta ha riportato sul “Global Voices” che la legge si estende anche ai palestinesi che vivono all’estero, ma non è chiaro come essa possa essere imposta alle persone residenti al di fuori della West Bank occupata.

 

L’autorità palestinese contro i giornalisti

Sia l’autorità palestinese che quella israeliana, che lavorano insieme per controllare la popolazione palestinese sotto occupazione militare, imprigionano già i palestinesi per quello che pubblicano sui social media.

L’attuazione del decreto è giunta dal momento in cui l’Autorità palestinese ha sorvegliato un’ondata di violazioni online cui han fatto seguito anche arresti.

Agli inizi di giugno, l’autorità palestinese ha arrestato il ventitreenne Nassar Jaradat per aver pubblicato sulla sua pagina Facebook un appello a una rivoluzione popolare contro la leadership di Al Fatah- la fazione politica di Abbas.

Questa settimana, le agenzie di intelligence dell’autorità palestinese nella West Bank occupata hanno arrestato quattro giornalisti  di diversi distretti locali, accusandoli di “diffondere dati sensibili”.

In un forum creato da gruppi preoccupati per il nuovo decreto, Mousa Rimawi, direttore del MADA, ha fatto notare che le violazioni stampa perseguite dall’Autorità Palestinese a giugno hanno superato quelle israeliane a   e che le autorità hanno bloccato l’accesso a 29 nuovi siti che appartengono a critici politici.

[… tralasciata la parte su Al Jazeera trattata in altri articoli]

 

Il giornalista Hasan Safadi è detenuto senza processo per aver parlato contro l’occupazione israeliana

di Asa Winstanley, 23 giugno 2017

E’ con un senso di deprimente familiarità che sono qui, ancora una volta, a scrivere di un altro difensore dei diritti umani dei palestinesi imprigionato senza processo da Israele. Il “crimine” di Hasan Safadi è di avere parlato e scritto contro le violazioni dei diritti umani di Israele. E’ un giornalista e difensore dei diritti umani che è ora tenuto in una cella israeliana da più di un anno, anche se non ha avuto un processo e non è stato trovato colpevole delle accuse mosse contro di lui; né ha avuto la possibilità di difendersi.

Questo è un evento frequente nella Palestina occupata, ma viene del tutto ignorato dai media occidentali, che troppo spesso esaltano le virtù della presunta democrazia israeliana.

Israele, però, non è una democrazia. Il regime oppressivo israeliano che domina le vite di milioni di palestinesi sotto occupazione e apartheid non è altro che una dittatura militare.

Safadi è detenuto in virtù di una legge israeliana eufemisticamente chiamata “detenzione amministrativa”. Questo consente ai ministri e alla polizia segreta d’Israele di imprigionare palestinesi senza processo o accuse. Si basa su “prove” completamente segrete presentate ad un “tribunale” militare dallo Shin Bet, agenzia di sicurezza interna di Israele. Lo Shin Bet è noto per omicidi, torture, rapimenti e spionaggio in ogni aspetto della vita privata di civili palestinesi.

La legislazione di detenzione amministrativa risale al periodo del cosiddetto “Mandato”, l’occupazione britannica della Palestina che si è conclusa nel 1948. E’ stata adottata da Israele ed è, in pratica, una legge di apartheid; a parte una piccola manciata di casi in cui è stata utilizzata contro i più radicali dei coloni ebrei estremisti, è quasi sempre stata usata solo contro i palestinesi.

Nei rari casi in cui mai sono perseguiti per i loro crimini contro la popolazione indigena, i coloni israeliani che vivono nella Cisgiordania occupata sono trattati ai sensi del diritto civile israeliano. A differenza dei palestinesi è concesso loro l’accesso ad avvocati e a un giudice civile.

Due diverse serie di leggi per due differenti gruppi razziali/nazionali: questa è la definizione da manuale di apartheid.

Hasan Safadi, 26 anni, è un addetto stampa per Addameer, un gruppo palestinese dei diritti umani che lavora per proteggere le migliaia di prigionieri politici che languono nelle prigioni israeliane. Con il suo lavoro instancabile il gruppo è una costante spina nel fianco del regime coloniale oppressivo di Israele. È anche un giornalista che ha scritto per numerose pubblicazioni, tra cui Assafir, un giornale pubblicato in Libano.

Non è una sorpresa, quindi, che Israele voglia togliere di mezzo Safadi. E’ stato preso dalle forze di occupazione israeliane nel maggio 2016. Secondo Amnesty International, è stato “interrogato” per 40 giorni; ha detto al suo avvocato di essere stato sottoposto a privazione del sonno e legato in posizioni di stress durante l’interrogatorio.” In altre parole, è stato torturato. Gli è stata anche negata la visita del suo avvocato per 10 giorni.

E’ stato accusato di visitare un “paese nemico” – il Libano – e avrebbe dovuto essere rilasciato all’inizio di dicembre, ma il ministro della ‘difesa’ di Israele, il razzista di estrema destra Avigdor Lieberman, ha ordinato che la sua “detenzione amministrativa” venisse rinnovata per altri sei mesi. Secondo la legge di internamento dittatoriale di Israele, tali ordini possono essere rinnovati a tempo indeterminato e quindi sono pari a una detenzione a tempo indeterminato senza processo su ordine di politici e agenzie di spionaggio. Questo non è certo il sistema giuridico che ci si aspetterebbe di vedere in una democrazia. Alcuni palestinesi sono stati tenuti dietro le sbarre in questo modo per molti anni.

All’inizio di questo mese, l’internamento di Safadi è stato prorogato di altri sei mesi. Quando la notizia della più recente estensione è arrivata, Addameer ha notato che l’ordine era stato “programmato per essere confermato da un giudice in un tempo stabilito nelle successive 48 ore.” Questa è un’ulteriore prova che, nella realtà che è la vita di tutti i giorni per i palestinesi, Israele è una dittatura militare, non una democrazia. L’internamento a tempo indeterminato senza processo su ordine di un’agenzia di polizia segreta nota per omicidio, sequestro e tortura non è l’azione di una democrazia.

Ricerche nei siti web di Haaretz e Ynet del nome di Safadi questa settimana non hanno dato risultati. Questo può essere dovuto al fatto che il caso era inizialmente sotto un obbligo ufficiale alla riservatezza. Oppure può essere semplicemente che – come la stampa britannica – i media israeliani mainstream sono istituzionalmente servili e troppo pronti ad accettare narrazioni e bugie ufficiali.

Israele deve essere costretto da boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni (BDS) a rilasciare tutti i prigionieri politici. Il caso di Hasan Safadi ancora una volta dimostra la falsità dell’affermazione che lo stato è “l’unica democrazia in Medio Oriente”; in reltà, l’affermazione è che che non è affatto una democrazia.

 

Trad. Miriam Zatari, primo articolo e Simonetta Lambertini, secondo articolo.

Fonte1:https://electronicintifada.net

Fonte2:https://www.middleeastmonitor.com/20170623-journalist-hasan-safadi-has-been-detained-without-trial-for-speaking-against-israels-occupation/#.WU5Nhvf4bPg.facebook

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