Il nemico degli arabi palestinesi è la supremazia ebraica

Copertina – Un ragazzo arabo palestinese lotta con un uomo ebreo durante una marcia che festeggia la Giornata di Gerusalemme (foto: Nati Shohat / Flash90)

di Rima Najjar, palestinese e giustamente arrabbiata

25 agosto 2017

La questione del nemico in Palestina come sta emergendo nel discorso di oggi crea confusione.

Storicamente la Palestina è stata colonizzata con l’aiuto degli inglesi e il sostegno degli Stati Uniti al servizio di un’ideologia creata da ebrei europei bianchi atei.

Tutto è cominciato un centinaio di anni fa con la Dichiarazione Balfour, un documento sionista consegnato per l’approvazione del governo britannico – “ogni idea nata a Londra è stata esaminata dall’Organizzazione Sionista in America e ogni suggerimento dall’America ha ricevuto la massima attenzione a Londra.”

Tuttavia, che questi coloni ebrei sionisti che cercavano una “patria” in Palestina fossero ebrei che realizzavano un’ideologia chiamata sionismo, non imperialismo o supremazia bianca, è tutt’altro che casuale. Il problema attuale e pressante dello stato sionista in Palestina è il suo cosiddetto “diritto” di esistere come uno stato ebraico e questo riguarda il nazionalismo ebraico, non la supremazia bianca.

Il sionismo non è solo una questione di politica di potere, ma anche una questione di ideologia. E l’ideologia del sionismo è una supremazia ebraica in Palestina.

Definire il nemico che deve essere sconfitto in Palestina come supremazia ebraica non esclude la validità delle analogie che le persone fanno tra sionismo e supremazia bianca o il sionismo come colonialismo. Si concentra semplicemente sulla questione di cosa deve essere fatto per risolvere questa Nakba di 70 anni del popolo palestinese – la fine di Israele come uno stato ebraico, la fine dell’Apartheid di Israele. La forza principale di questo apartheid sta nell’ideologia di supremazia ebraica, cioè il sionismo.

A confondere ulteriormente la questione sono gli articoli in cui oggi ci imbattiamo che dimostrano accuratamente che il sionismo non è solo razzista nei confronti degli arabi palestinesi, è anche antisemita per natura – l’alleanza suprematista sionista-bianca.

L’antisemitismo del sionismo nasce dalla sua natura anti-assimilazionista, non da un’ostilità contro ebrei, che è l’antisemitismo della supremazia bianca. Al momento della dichiarazione di Balfour nel 1917, Edwin Montagu, un ebreo britannico assimilato e membro del governo britannico, si oppose al sionismo facendo questa notevole affermazione: “Al governo britannico viene chiesto di essere lo strumento … di un’organizzazione sionista in gran parte guidata… da uomini di discendenza o nascita nemica.”

Montagu una volta osservò che:

“aveva cercato per tutta la vita di sfuggire al ghetto. Ora capiva che i sionisti stavano tentando di spingervi dentro di nuovo lui e ogni altro ebreo britannico assimilato. Se il governo ha approvato il memorandum sionista … significa che il paese per cui ho lavorato da quando ho lasciato l’Università – l’Inghilterra – il paese per cui la mia famiglia ha combattuto, mi dice che la mia casa nazionale … è la Palestina.”

Ma oggi, il cuore del pericolo dello Stato ebraico non sta nel suo antisemitismo come definito in precedenza (eccetto nel danneggiare spiritualmente gli ebrei), sta nella sua giustificazione dello status più elevato degli ebrei in Palestina, sta nel suo razzismo anti-arabo.

Questo fatto viene oscurato quando ci occupiamo di come Netanyahu si scaglia selettivamente contro l’antisemitismo (vale a dire, nel suo essere allineato con bianchi suprematisti) e ignoriamo il suo totale abbraccio del razzismo anti-arabo palestinese.

Nada Elia argomenta in maniera convincente che “la supremazia bianca e il sionismo si assomigliano molto, entrambi modellati sull’esclusione etnica. Quindi, se ci si oppone all’esclusione e al desiderio di una nazione razziale o religiosa “pura”, bisogna opporsi al sionismo”.

E’ importante capire, però, che mentre il razzismo suprematista bianco è diretto generalmente contro tutti coloro che sono “altro”, l’ostilità sionista è diretta specificatamente contro arabi palestinesi.

Nel 1937 Winston Churchill spiegò a meraviglia la supremazia bianca contro i popoli indigeni che costituì poi il modello del sionismo in Palestina:

“Non sono d’accordo sul fatto che il cane in una mangiatoia ha il diritto definitivo alla mangiatoia, anche se è stato lì per tantissimo tempo. Non ammetto questo diritto. Non ammetto, per esempio, che si parli di un grande torto fatto agli indiani d’America o alle persone di colore dell’Australia. Non ammetto che si parli di un torto fatto a queste persone per il fatto che una razza più forte, una razza di livello superiore, mettiamola così, è venuta e ha preso il loro posto.”

È il modello che ha permesso a Menachem Begin di descrivere gli arabi palestinesi come “bestie a due zampe” e a Ayelet Shaked di chiedere l’uccisione di madri palestinesi perché non partoriscano “piccoli serpenti”.

Arthur Balfour dichiarò:

“In Palestina non proponiamo nemmeno di passare attraverso la forma di consultazione dei desideri degli attuali abitanti del paese … il sionismo, giusto o sbagliato che sia, buono o cattivo, è radicato in una tradizione secolare, in esigenze presenti, in speranze future, di un’importanza molto più profonda dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che ora abitano quella terra antica.”

Le “esigenze presenti e le speranze future” degli ebrei in Palestina sono state la forza trainante della Nakba palestinese.

Oggi, la preoccupazione principale dello Stato ebraico continua ad essere la sostituzione di palestinesi con famiglie ebraiche.

Ci sono ancora molti ebrei, tra cui “rabbini, appartenenti a differenti ceppi di giudaismo americano”, che possono riconoscere antisemitismo e razzismo contro tutti gli altri popoli, ad eccezione del proprio sionismo razzista contro gli arabi palestinesi.

Questo è il motivo per cui i palestinesi hanno bisogno di ebrei in tutto il mondo, così come di tutte le altre persone di coscienza, che si alzino in piedi contro lo stato ebraico sionista e neghino il suo “diritto” di esistere in quanto tale.

Rima Najjar è palestinese per parte di padre, la cui famiglia proviene dal villaggio di Lifta, abbandonato con la forza, alla periferia occidentale di Gerusalemme. È un’attivista, ricercatrice e professore in pensione di letteratura inglese all’Al-Quds University, nella Cisgiordania occupata.

 

 

Traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: https://medium.com/@rimanajjar/the-enemy-of-palestinian-arabs-is-jewish-supremacy-9fdfbb3a58ee

 

 

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