Sei mesi di sofferenze inutili: la fornitura di elettricità da Israele deve essere ripristinata

Anche se l’offerta viene ripristinata è necessario fare molto di più per soddisfare la domanda effettiva di energia elettrica. Israele deve cooperare per risolvere l’attuale crisi dell’elettricità nella Striscia. Copertina Palestinesi a Gaza durante il periodo di blackout , April 14, 2017. Momen Faiz / NurPhoto

3 gennaio 2018.

Dopo più di sei mesi durante i quali Israele ha venduto e fornito alla Striscia di Gaza solo il 60% circa dell’elettricità necessaria  – si intravede  finalmente una fine a questa crisi energetica creata dall’uomo. (ndt. Per lunedì 8 gennaio è prevista la fornitura di energia elettrica interrotta  in modo criminale)

L’11 giugno 2017, il Gabinetto di sicurezza israeliano aveva deciso di ridurre la fornitura di energia elettrica venduta nella striscia di Gaza in risposta a una richiesta dell’Autorità Palestinese. L’implementazione della riduzione è iniziata il 19 giugno. Da allora gli ospedali, le scuole, le fabbriche e le famiglie di Gaza hanno dovuto fare i conti con solo quattro o sei ore di elettricità, e spesso anche meno, seguite da interruzioni di 12-16 ore. Di conseguenza interi reparti ospedalieri sono stati costretti a chiudere, ogni giorno più di 100 milioni di litri di acque reflue non trattate sono stati pompati in mare e gravi interruzioni sono state causate alle attività economiche e commerciali, così come alla vita familiare.

Secondo diverse stime la domanda totale di elettricità a Gaza varia tra 400 e 500 megawatt (MW). Prima dell’attuale crisi, creata nel giugno 2017, i 208 MW disponibili per i residenti di Gaza consentivano l’approvvigionamento di energia elettrica in cicli di otto ore, in pratica circa 12 ore di alimentazione intermittente al giorno. In altre parole, anche in condizioni “ordinarie”, per anni la quantità di elettricità disponibile per i residenti di Gaza è stata solo circa la metà della domanda effettiva. L’unica centrale elettrica di Gaza funziona con  carburante acquistato da Israele o dall’Egitto. La fornitura di energia elettrica dall’Egitto è stata sporadica a causa delle instabili condizioni di sicurezza nella regione.

Ricordiamo anche che, nonostante la richiesta di ridurre la fornitura di energia a Gaza proviene dall’Autorità Palestinese, la mano sull’interruttore dell’energia è di Israele. Israele è complice del deliberato deterioramento delle condizioni di vita nella Striscia – una misura politica imposta ai residenti di Gaza come atto di punizione collettiva. Dopo 50 anni di occupazione e oltre 10 anni di blocco, Israele è in gran parte responsabile delle terribili condizioni umanitarie a Gaza, sia moralmente che legalmente. Israele si è inoltre impegnato davanti all’Alta Corte a fornire elettricità a Gaza in misura tale da impedire una crisi umanitaria.

Nel giugno 2017 Gisha (1),  in base alla Libertà di  informazione, ha inviato richieste  alla Israel Electric Corporation, al Coordinatore delle attività governative nei Territori, al Ministro della Difesa e all’Ufficio del Primo Ministro, chiedendo informazioni sul processo che ha portato alla decisione di ridurre la fornitura di energia elettrica. Finora, solo la Electric Corporation ha risposto, costringendo Gisha a intraprendere azioni legali per tentare di costringere i funzionari statali a dare una risposta.

A luglio una coalizione di 16 organizzazioni (2), guidate da Gisha, ha chiesto al procuratore generale di ordinare al governo l’annullamento della sua decisione di riduzione della quantità di elettricità venduta nella striscia di Gaza. Abbiamo precisato che Israele non era semplicemente un fornitore di servizi, che risponde in modo neutrale alla richiesta di un cliente. Dato il suo ampio controllo sulla vita nella Striscia, Israele è responsabile della vita quotidiana dei  suoi abitanti. È inoltre obbligato a trovare soluzioni che consentano la fornitura continua di energia elettrica adeguate alle necessità attuali e ad adottare misure concrete per aumentare l’offerta e consentire ai residenti condizioni di vita accettabili. Anche se la decisione sbagliata di fornire meno energia adesso è superata, Israele deve lavorare per aumentare l’offerta in collaborazione con tutte le parti responsabili per risolvere senza indugio la continua crisi di elettricità a Gaza.

 

trad. Invictapalestina.org

Fonte: http://gisha.org/updates/8480

1) (ndt. Gisha è un’organizzazione israeliana senza fini di lucro, fondata nel 2005, il cui obiettivo è proteggere la libertà di movimento dei palestinesi, in particolare dei residenti di Gaza. Gisha promuove i diritti garantiti da internazionali e israeliani)

2) Gisha, Adalah, HaMoked: Center for the Defence of the Individual, The Association for Civil Rights In Israel, Physicians for Human Rights-Israel, Zazim, Bimkom, Yesh Din, Amnesty International Israel, B’Tselem, Breaking the Silence, Haqel, Akevot, Ir Amim, Peace Now, and Rabbis for Human Rights

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Protected by WP Anti Spam