Sono una ebrea americana nella lista nera BDS in Israele. Ho una famiglia in Israele. Ma non sarò messa a tacere

Israele vuole intimidire il crescente numero di ebrei che combattono per l’uguaglianza e la libertà per tutti i popoli in Israele / Palestina. Non funzionerà

Rebecca Vilkomerson 7 gennaio 2018 – 16:45

La prima volta che sono andata in Israele avevo quattro mesi. Durante la mia infanzia e la mia età adulta ho visitato regolarmente i miei nonni, a Haifa e mia zia, zio e cugini, in un kibbutz religioso vicino al confine giordano. Là non c’era un luogo, ad eccezione della città in cui sono cresciuta, a cui mi sentissi più legata.
Da adulta,  sposata con un israeliano, abbiamo vissuto tre anni a Tel Aviv con le nostre due giovani figlie, che hanno anche la cittadinanza israeliana.
Nel marzo dello scorso anno la Knesset israeliana ha approvato un progetto di legge che proibisce l’ingresso di “cittadini stranieri che chiedono boicottaggi economici, culturali o accademici di Israele o degli insediamenti”, e ieri il Ministero degli Affari Esteri ha annunciato come risultato  che 20 organizzazioni sono state inserite in una lista nera che vieterebbe l’ingresso specificamente ai suoi leader.

Quella lista è stata pubblicata integralmente domenica. Jewish Voice for Peace, l’organizzazione di cui sono direttrice esecutiva, è una delle organizzazioni elencate.
Nonostante il fatto che i miei nonni siano sepolti lì, che i miei anziani cognati vivano ancora lì, e nonostante  i miei numerosi legami di amicizia e di famiglia, il mio sostegno al movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per i diritti dei palestinesi ora mi esclude da Israele.

Il BDS è una richiesta della società civile palestinese di costruire un movimento globale per fare pressioni su Israele per porre fine all’occupazione, offrire piena parità di diritti ai cittadini palestinesi di Israele e consentire ai rifugiati palestinesi il diritto di ritornare alla loro terra. Il movimento BDS è ispirato alla tradizione della resistenza non violenta all’oppressione e ha come riferimento  l’esempio del movimento di disinvestimento dall’apartheid sudafricano e da altri esempi di pressione economica e culturale mirati per ottenere giustizia.

Non potrebbe essere più chiaro da questa recente mossa, che la crescente ondata di sostegno globale per il BDS allarma profondamente Israele, che  riconosce il BDS come un potente strumento per cambiare lo status quo di espropriazione palestinese che è stata parte integrante dello stato di Israele.

Il divieto israeliano espande formalmente i divieti  già attivi e sotto la sua attenzione  per decenni – sulla base di categorie di cittadinanza, identità religiosa ed etnica –  alle posizioni politiche. In altre parole, mentre Israele aveva già regolarmente negato l’ingresso basato sulla appartenenza razziale, ora sta dichiarando con orgoglio un divieto generalizzato che è apertamente anti-democratico.

 

Mentre provo personalmente il dolore dell’esclusione per la prima volta da un luogo a cui sono legata da legami profondi, sono molto consapevole che i palestinesi hanno affrontato la procedura e il divieto all’ingresso in Israele e, in particolare, un categorico rifiuto del diritto al ritorno come profughi, dalla fondazione dello stato.
Come  movimento progressista qui nelle manifestazioni statunitensi per i diritti dei profughi e delle persone discriminate per la loro identità, è importante ricordare che Israele sta perseguendo politiche simili da decenni.

Le numerose organizzazioni ebraiche che hanno ammirevolmente unito gli sforzi per porre fine alle discriminazioni arabe e musulmane negli Stati Uniti, dovrebbero nello stesso modo contestare clamorosamente  la decisione di Israele di limitare l’ingresso per discriminazione politica.

In effetti, il più grande impatto della nuova legge di Israele sarà probabilmente sui palestinesi all’interno di Israele, nei territori occupati e nella diaspora. I palestinesi della Cisgiordania, di Gaza, di Gerusalemme est o all’estero  sposati con cittadini israeliani, ad esempio, possono essere costretti a non recarsi più  all’estero per non trovarsi  esiliati quando tentano di tornare. Potrebbe essere impossibile entrare in Israele per coloro che necessitano di cure mediche o per il ricongiungimento familiare.

E i palestinesi di tutto il mondo che  fanno valere  i loro diritti e che hanno già affrontato respingimenti arbitrari nei tentativi di entrare, ora devono far fronte ad  una politica ufficiale che li escluderà dalla loro patria.

L’inserimento pubblico di JVP in questo elenco è significativo. Chiaramente, il governo israeliano è ben consapevole del fatto che un numero crescente di ebrei e molte persone in tutto il mondo sostengono il movimento BDS e stanno cercando di intimidirci e costringerci al silenzio.

Non funzionerà. I membri del JVP non hanno dubbi sulla giustizia della lotta per l’uguaglianza e la libertà per tutte le persone in Israele/Palestina e sulla legittimità e l’efficacia del BDS per raggiungere l’obiettivo. Finché Israele continuerà a violare i diritti fondamentali dei palestinesi, la gente continuerà a parlare apertamente – palestinesi, ebrei e persone di coscienza in tutto il mondo.

 

trad. Invictapalestina.org
Fonte: https://www.haaretz.com/opinion/1.833516

 

Rebecca Vilkomerson è il direttrice esecutiva di Jewish Voice for Peace. Twitter: @RVilkomerson

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