Negato il visto per l’artista di Gaza, un altro esempio di cultura palestinese sotto attacco

Malak Mattar ha 18 anni, frequenta l’università a Istanbul, in Turchia. La giovane artista di Gaza dipinge per lo più ritratti inquietanti che esprimono il dolore, la perseveranza e il sumud (resilienza) del popolo palestinese, un popolo che, nelle parole del famoso poeta palestinese Mahmoud Darwish, soffre di “una malattia incurabile, la speranza “.

Medio Oriente –  Nada Elia,  21 agosto 2018

I dipinti di Mattar sono stati esposti in mostre in tutto il mondo, dall’India a Washington DC, ma finora Mattar non è mai stata presente a nessuna di queste esposizioni al di fuori della Palestina. Il suo caso fece notizia lo scorso anno, quando si piazzò prima a Gaza e seconda in tutti i territori palestinesi nel “tawjeehi”, il diploma di scuola superiore che è un requisito per i palestinesi per frequentare l’università. Il suo punteggio la qualificò immediatamente per una borsa di studio in Turchia, che ogni anno offre un pacchetto completo per i primi dieci studenti palestinesi. Ma i sogni di Mattar andarono in frantumi quando la sua borsa di studio fu assegnata a un altro giovane palestinese, i cui maggiori “meriti” sembravano essere la parentela con qualche alto personaggio dell’Autorità Palestinese. Mondoweiss, e altri pochi notiziari progressisti, misero in evidenza questa situazione e alla fine  la borsa di studio in qualche modo le fu assegnata.

Da allora Mattar vive in Turchia, è iscritta al college e fa quello che sa fare così bene: dipingere e condividere le storie della sua gente con il mondo.

Ma lasciare Gaza non si è mostrato  essere la via per le opportunità in cui aveva sperato. Proprio questa settimana il sogno di Mattar di essere finalmente presente a una delle sue mostre internazionali è andato in frantumi, dopo che le è stato negato il visto per la Francia e l’Inghilterra. I suoi dipinti erano appena stati presentati a Parigi e ad Avignone e non vedeva l’ora di iniziare la sua prima esperienza internazionale. Per di più, i suoi amici francesi avevano prenotato uno studio d’arte per un intero mese a suo esclusivo uso,  lei era elettrizzata per l’opportunità di dedicarsi alla pittura in questo nuovo ambiente. Ma quando è andata all’ambasciata francese per ritirare il suo passaporto, ha scoperto che le era stato negato il visto e, come lei scrive: “sembrava che nessuno avesse nemmeno guardato tutti i documenti di supporto che avevo fornito”.

Mattar era ancora fiduciosa, aveva chiesto anche un visto per l’Inghilterra, dove i suoi dipinti,  già arrivati  dalla Francia, saranno in mostra questa settimana al Greenbelt Art festival. Ma di nuovo sente solo il cuore spezzato e l’umiliazione anziché l’euforia – la sua domanda di visto è stata negata, non sarebbe stata neanche riesaminata poiché il consolato non è convinto che sia davvero una studentessa, figurarsi un’artista.

Questo è quanto Mattar ha scritto in un post su Facebook chiedendo ai suoi fan di protestare contro la decisione del Consolato britannico di negarle un visto:

“Mi è sempre stato detto che “una volta che sarai fuori da Gaza sarai libera”.
Uscire da Gaza è stato per me un sogno, un sogno che mi avrebbe permesso di  studiare e migliorare con la mia arte. Sono state organizzate molte mostre in vari paesi, e in passato non ho mai sofferto per non poter essere presente. Vedere altri a Gaza non ricevere i visti per lo studio o le autorizzazioni di viaggio per curarsi mi ha fatto sentire più accettabile non poter viaggiare.
Gaza è davvero una gabbia, ma non avevo mai pensato che il mondo non fosse altro che una gabbia più grande per molte persone, inclusa me.

…….
Ho ricevuto una lettera di rifiuto con una nota non piacevole o appellabile che mi accusa di molte cose, compreso di non essere una vera studentessa, oltre a non credere alle mie intenzioni.

Dopo averlo letto ho sentito la necessità di smettere di fare arte. Questa è stata la mia prima reazione. Mi ha davvero spezzato il cuore.
Non sono stata in grado di vedere i miei dipinti al di fuori della Palestina, e temo che non sarà mai possibile.
Il mio sogno è poter essere presente con i miei dipinti e partecipare alle mie mostre. Spero davvero che questo non sarà il mio sogno Principale per un tempo tanto lungo, ma per ora è davvero così.

Sembra che l’odio per i palestinesi e l’obiettivo di impedirci di viaggiare e di vivere una vita normale sia condiviso non solo da Israele. Tuttavia, non smetterò mai di creare Arte.”

La situazione di Mattar è in linea con il “balzo a destra” tra i politici occidentali e la negazione dei visti a molti artisti dei paesi del Sud del mondo. Così Chris Smith, direttore del festival musicale internazionale WOMAD, ha affermato che per la prima volta quest’anno i musicisti hanno rifiutato gli inviti piuttosto che affrontare “l’umiliazione” di occuparsi della procedura di richiesta di visto britannico. “Abbiamo avuto situazioni in cui, per esempio, è arrivato un artista africano che suona uno strumento particolarmente raro, e ci è stato chiesto:

“Non riesci a trovare qualcuno nel Regno Unito che suona quello strumento?”, “Che è assurdo”, ha spiegato Smith. “La cultura viene schiacciata mentre i politici sbandano a destra”, ha detto, aggiungendo: “La mia paura è che la situazione stia per peggiorare”.

A quelli di noi che sostengono il boicottaggio culturale viene detto, ad nauseam, che “l’arte è un ponte tra culture”, che in qualche modo stiamo cercando di tagliare. Tuttavia, poiché le barriere istituzionali si rivelano sempre più elevate e più selettive per alcuni artisti, quel “ponte” sembra essere, come le strade segregate in Cisgiordania, un ponte che solo pochi eletti possono attraversare, indipendentemente dai loro talenti e qualifiche.

Malak Mattar continuerà i corsi di pittura artistica attraverso la sua vena, e il suo flusso non può essere arginato. La sua situazione, tuttavia, mostra l’implacabile attacco alla cultura palestinese e gli scambi culturali a doppio senso.

Non possiamo rimanere in silenzio, mentre questo assalto alle connessioni globali si intensifica. Possiamo scrivere al consolato britannico, a britembcon@fco.gov.uk, per protestare contro la loro negazione di un visto per Mattar. E finché tutti gli artisti non saranno liberi di condividere il loro dono con il mondo, possiamo e dovremmo boicottare artisti e istituzioni complici, come richiesto dalla società civile palestinese.

 

Trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://mondoweiss.net/2018/08/another-example-palestinian/

A proposito di Nada Elia

Nada Elia è un attivista e scrittrice palestinese, sta completando un libro sull’attivismo palestinese della diaspora.

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