L’horror, l’horror!

Copertina – Alaa Abu Mustafa applica gli ultimi ritocchi a una delle sue creazioni. Mohamed Hajjar

Amjad Ayman Yaghi, 31 ottobre 2018

 

 

Fin dall’infanzia la ventiduenne Mariam Salah è un’appassionata di cinema, in particolare dei film di azione e horror.

Per la figlia di Hasan Salah, regista cinematografico e teatrale palestinese, forse era inevitabile diventare una curiosa di immagini e trucchi visivi.

All’età di 12 anni la giovane Salah ha iniziato a dedicarsi al trucco prostetico (SFX: special makeup effects), una passione che si sarebbe portata dietro fino all’università, dove, nel 2017, si è laureata in belle arti all’Università Al-Aqsa di Gaza.

Artista con alcune esposizioni al suo attivo, che si è anche dilettata in graffiti, Salah è molto versatile ma il trucco SFX rimane la sua passione. Appena un anno dopo la laurea si sta già guadagnando una reputazione nel settore locale.

Il settore è piccolo, se sei agli inizi e autodidatta. Salah è una delle poche donne a Gaza che cerca di perseguire il trucco SFX come professione, e tutte hanno dovuto imparare da sole un mestiere che è allo stesso tempo difficile e costoso.

Tutte, inoltre, si sono scontrate con un ostacolo alquanto formidabile per perseguire la loro passione, vale a dire le restrizioni imposte alle importazioni a Gaza da parte di Israele.

Il rovescio della medaglia è che questo ha costretto le tre donne, e gli altri nel settore, ad essere creativi.

 

Aggirare il blocco

 

Il blocco di Israele su Gaza che va avanti da oltre un decennio ha influenzato tutti gli aspetti della vita, anche agli artisti. E molti materiali altamente specifici necessari nel campo del SFX – dal lattice, alla colla speciale, alle maschere in pelle – sono diventati vittime di una draconiana politica israeliana del “duplice uso” che ha persino vietato l’ingresso di “strumenti per scrivere”.

Salah, comunque, non si arrende. Ha usato farina, argilla e materiale per ufficio per sostituire materiali che non poteva importare e ha imparato, attraverso prove ed errori, a capire cosa avrebbe funzionato e cosa no.

Per esempio, la cera d’api si è rivelata un buon sostituto del lattice per imitare la pelle umana. Una delle prime creazioni di Salah è stata realizzata in questo modo: una ferita sulla mano di suo fratello che ha pubblicato sul suo account Facebook e che ha causato un certo disgusto a un pubblico che non si era accorto che l’immagine era un falso.

 

FOTO – Mariam Salah ritocca una “cicatrice” su uno dei suoi modelli. Mohamed Hajjar

Altri l’hanno interrogata sulle sue motivazioni in un luogo in cui tutti lottano per il proprio sostentamento e la libertà. Gaza è un luogo di molte ferite e la morte violenta è una possibilità sempre presente. Ma quella di Salah è una passione per l’arte, ha detto, così come un tentativo di sfuggire alla prigione mentale e fisica di Gaza.

“Non mi interessa la politica”, ha detto a The Electronic Intifada. “Sono interessata all’arte. Odio la politica. La politica mi impedisce di viaggiare all’estero per imparare bene il mio mestiere. La politica mi obbliga a imparare da internet e creare da sola i miei materiali”.

Il suo sforzo è anche un tentativo di costruire uno spazio per persone creative e innovazione, ha detto.

“È vero che a Gaza ci sono abbastanza spargimenti di sangue. Ma dobbiamo anche produrre film e serie per parlare di molte questioni nella nostra società. Questa specializzazione è una grande sfida. È avventuroso e innovativo.”

 

Dalla medicina agli effetti speciali

 

Oggi Salah, dagli effetti puramente di trucco, si è allargata fino alle attuali protesi, creando organi e arti umani. È in grado di far sembrare un uomo donna e viceversa o di invecchiare realisticamente una persona.

E grazie alle sue abilità è richiesta nella scena cinematografica locale. L’anno scorso ha lavorato a un film per il Centro palestinese per la perseveranza umana su un giovane uomo che ha perso la vista e come le operazioni alla fine gli hanno permesso di riacquistarla.

Ha fornito molti trucchi visivi in una candid camera, Tawal Balak (Take it Easy), trasmessa per due stagioni nel 2017 e nel 2018, e ha anche lavorato al trucco e agli effetti speciali per la soap opera giovanile, Dandara (forfora) .

“Il mio sogno è lavorare a Hollywood o a Bollywood”, ha detto Salah. “Nel frattempo, gestisco questa piccola azienda specializzata a Gaza e tengo fuori le dispute politiche e l’occupazione dal mio lavoro”.

Come Salah, Alaa Abu Mustafa ha imparato l’arte del trucco SFX interamente online. La studentessa ventiduenne al quarto anno di farmacia all’Università della Palestina di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, è specializzata nella creazione di orribili zombi.

Studiare online per Abu Mustafa ha significato anche imparare l’inglese. Per lei c’erano a disposizione in arabo poche risorse di qualità sul trucco SFX, ha detto Abu Mustafa a Electronic Intifada, quindi ha dovuto affidarsi a video tutorial in lingua straniera.

E ha affrontato anche lo stesso ostacolo di Salah, con il blocco di Israele su Gaza che impedisce l’ingresso di molti dei materiali di cui ha bisogno per il suo lavoro. E come Salah, la creatività le ha fornito un modo per aggirarlo.

“Maschere e alcuni tipi di parrucche non sono disponibili a Gaza a causa dell’assedio israeliano. Quindi abbiamo dovuto trovare alternative”, ha detto Abu Mustafa, aggiungendo con un certo orgoglio: “I professionisti del cinema palestinese, giordano e egiziano della Cisgiordania che mi contattano sono stupiti dai calchi che ho realizzato usando solo materiali semplici e gli strumenti a mia disposizione.”

Abu Mustafa ha sempre avuto una propensione per l’arte ma ha scelto di studiare farmacologia, ha detto, dal momento che sembrava una scelta più pratica nella striscia di Gaza dove il lavoro scarseggia. Ma man mano che le sue capacità si sono ampliate, si è sempre più entusiasmata all’idea di intraprendere una carriera nel trucco SFX e ora deve bilanciare i suoi studi con il suo lavoro creativo.

 

Sfidare gli stereotipi

 

Ha incontrato anche qualche resistenza alla sua scelta di lavoro, in parte perché alcuni hanno rimproverato che le donne non dovrebbero essere coinvolte in un lavoro così macabro. Ma Abu Mustafa respinge tali obiezioni.

“Noi a Gaza siamo imprigionati”, ha detto. “Ma possiamo vedere il mondo attraverso i social media. E possiamo migliorare noi stessi online. Sono riuscita a imparare altre forme d’arte come il disegno tridimensionale e il trucco per la moda.”

 

Alaa Abu Mustafa insieme a due dei suoi “zombi”. Mohamed Hajjar

 

Abu Mustafa ha messo a disposizione le sue abilità come face painter per bambini in diversi eventi per enti di beneficenza locali. Ha anche lavorato a un film informativo per il Centro di sviluppo di Ma’an sui pericoli legati all’avvicinarsi a oggetti sospetti o esplosivi.

Anche Naghem al-Kawami, 19 anni, ha seguito un percorso professionale nel campo del trucco SFX.

“Qui ci sono giovani donne che ignorano le restrizioni dell’assedio e dell’occupazione per imparare nuove materie su Internet”, ha detto al-Kawami a The Electronic Intifada. “Nonostante la crisi elettrica che ci impedisce di comunicare con il mondo esterno, usiamo le poche ore di energia che abbiamo a disposizione per imparare cose utili e migliorare noi stessi. Per me è successo nel campo del trucco SFX.”

La regista e produttrice palestinese Alaa Alaloul ha elogiato gli sforzi delle giovani makeup artist di Gaza per superare gli ostacoli imposti dal blocco di Israele e sfidare le norme della società su ciò che le donne possono e devono fare professionalmente.

“Di solito è difficile creare scene con ferite e sangue. Tuttavia, il lavoro di queste artiste ci ha permesso ora di girare scene del genere come se fossero reali.”

 

Amjad Ayman Yaghi è un giornalista che risiede a Gaza.

 

Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

Fonte:https://electronicintifada.net/content/horror-horror/25851?fbclid=IwAR0INUtKfZy4_CCNSWbr3mCpmqDhGRuDmGY2pE3Iu1wU7lvLtFCMHEjv9Dk

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