Per porre fine al razzismo coloniale, occorre rimediare alla dichiarazione Balfour.

Rimediare al dolore causato dal razzismo coloniale britannico dovrebbe includere anche la correzione di un errore storico promuovendo la nascita di uno Stato palestinese.

Fonte: English version

Rami G. Khouri -18 June, 2020

Immagine di copertina: statua di Winston Churchill, che  fu Segretario di Stato per le colonie (Getty)

Innescate dall’omicidio di George Floyd il mese scorso, le proteste di Black Lives Matter contro il razzismo e la violenza della polizia negli Stati Uniti si sono spontaneamente diffuse in tutto il mondo, includendo l’esortazione  a rimuovere le statue pubbliche dei suprematisti bianchi e degli oppressori coloniali della storia.

Agli americani che prendono di mira le statue di generali confederati  si sono aggiunti attivisti del Regno Unito, Francia, Australia, Nuova Zelanda e di altri Paesi che invitano a rimuovere o confinare nei musei statue di figure coloniali razziste.

Per rimediare alle devastazioni e al dolore causato dalla supremazia bianca e dal razzismo coloniale, dovremmo affrontare uno dei crimini politici più spregiudicati e duraturi dell’era coloniale, un crimine  i cui effetti ancora si ripercuotono in tutto il Medio Oriente e oltre: la Dichiarazione Balfour del 1917.

In una lettera al famoso leader anglo-ebreo, barone Lionel Walter Rothschild, il ministro degli Esteri Arthur James Balfour dichiarò che il governo britannico avrebbe sostenuto la creazione di una patria per il popolo ebraico in Palestina, quando la Palestina era composta per il 94% da arabi palestinesi e solo per il 6% da ebrei e mentre non aveva alcun diritto legale di designare il futuro di un territorio che né controllava, né possedeva.

Il nome e le politiche di Balfour dovrebbero essere aggiunte all’elenco dei razzisti presi di mira, esattamente come il commerciante di schiavi Bully Hayes, il capitano James Cook e Andrew Hamilton in Nuova Zelanda e Australia, o il commerciante di schiavi Edward Colston e il  colonialista Cecil Rhodes nel Regno Unito e in Sudafrica. Le politiche immorali che ha rappresentato sono gravi tanto quanto le loro e il loro impatto potrebbe essere considerato ancora più duraturo,  in quanto genesi del conflitto arabo-israeliano.

 Il nome e le politiche di Balfour dovrebbero essere aggiunti all’elenco dei razzisti  presi di mira.

Memoriali e statue dei colonialisti razzisti dovrebbero essere rimossi o conservati in musei che offrono un contesto adeguato, in quanto offendono persone di tutti i colori che si oppongono alla supremazia bianca e al colonialismo del XIX-inizi XX secolo. Questi politici e funzionari europei hanno stabilito i loro osceni valori in tutto il mondo, li hanno rafforzati attraverso la violenza militare e hanno degradato la vita di centinaia di milioni di persone.

Hanno anche lasciato un’eredità di tensione e violenza, che dura fino ad oggi, in India, Siria, Kenya, Sudan, Palestina, Iraq, Libano e molti altri paesi in Africa, Sud America, Asia e Pacifico. Le statue fanno ancora molto male al Sud, così come perseguitano anche i giusti al Nord.

La Dichiarazione Balfour  fu una delle più distruttive decisioni coloniali, con il suo sfacciato razzismo e la sua duratura capacità di creare dolore e caos. Ha innescato i conflitti israelo-palestinesi e arabo-israeliani, che a loro volta hanno contribuito fortemente ad alimentare altre tensioni che devastano tutt’ora il Medio Oriente e che si diffondono in tutto il mondo.

Queste includono i leader militari arabi post-anni ’40 che portarono i loro Paesi al collasso e il loro popolo alla povertà; le tensioni iraniane con gli Stati Uniti e Israele; il moderno terrorismo politico nella regione; e il radicamento degli autocrati arabi supportati dalle potenze occidentali e orientali che escogitano nuove forme di manipolazione e sfruttamento coloniale, per citare solo le più ovvie.

Potrebbero verificarsi veri e propri cambiamenti nei settori delle società in cui, in tutte le comunità di colore, le ferite del razzismo sono visibili: salute, istruzione, reddito, alloggio e altri settori. La somma  ironia della lunga durata del colonialismo razzista è che il movimento globale per rimuovere le statue è iniziato negli Stati Uniti, un’ex colonia della Gran Bretagna,  fonte principale del colonialismo.

La promessa di Balfour di sostenere una patria ebraica nella stragrande maggioranza del territorio della Palestina araba, non ebbe neppure  la cortesia  o l’onestà di riconoscere gli arabi palestinesi con il loro nome, definendoli “comunità non ebraiche esistenti in Palestina”. Il tentativo coloniale britannico e sionista di cancellare i palestinesi dalla storia non ha però funzionato, perché gli 1,5 milioni di palestinesi del 1948 sono ora circa 13 milioni e continuano a lottare per demolire le statue dei loro incubi coloniali, in particolare il signor Balfour e il ripetutamente ipocrita governo britannico che simboleggia.

Questi politici e funzionari europei hanno  stabilito i loro osceni valori in tutto il mondo e li hanno rafforzati attraverso un’enorme violenza militare.

L’amministrazione Trump ha ora preso il testimone del colonialismo britannico in Palestina. Supporta l’annessione israeliana delle terre palestinesi, mentre getta ai palestinesi solo gli avanzi, sempre che si comportino bene e accettino di vivere in bantustan simili all’apartheid. Gli stessi metodi coloniali applicati per diversi secoli in diversi continenti si rivelano più chiaramente e grottescamente in Palestina che in qualsiasi altro luogo sulla terra, forse perché qui hanno resistito  e hanno generato un conflitto che non finirà fintanto che le spoglie del sionismo rimarranno incontrastate.

Il principale studioso della storia moderna palestinese, Rashid Khalidi, osserva che questo background storico ci mostra la strada “verso una pace duratura e sostenibile e verso una vera riconciliazione e un valido compromesso tra i popoli palestinese e israeliano”.

“La vera riconciliazione dipende dal riconoscere le realtà storiche piuttosto che ignorarle. E il vero compromesso deve essere basato sulla giustizia e sulla parità di trattamento, nonché sui diritti assolutamente uguali per tutti, non sull’imposizione della volontà del più forte sul più debole.”

Rimediare ai torti storici in Palestina promuovendo la nascita di uno stato palestinese insieme a Israele contribuirebbe alla pace e alla sicurezza in Medio Oriente più di qualsiasi altra mossa immaginabile. Correggere i torti della Gran Bretagna in Palestina, incarnata da Balfour, è semplice e fattibile. Il governo britannico può mitigare la sua predilezione coloniale verso il sionismo affermando la parità dei diritti dei palestinesi.

Potrebbe quindi iniziare emanando una nuova dichiarazione, seguita da una risoluzione unanime del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che riconosce i diritti di palestinesi e israeliani a vivere nei loro Stati sovrani nella terra della Palestina (essenzialmente la soluzione dei due Stati, con  un nuovo Stato palestinese a fianco di Israele, in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, il 22 percento della Palestina storica).

Un governo britannico con una certa fibra morale riconoscerebbe bilateralmente de jure lo Stato della Palestina all’interno dei confini dei due Stati, così come hanno fatto molti altri in tutto il mondo. Ciò affermerebbe il suo pari sostegno agli eguali diritti di palestinesi e israeliani, cosa che potrebbe aiutare a guidare un nuovo negoziato di pace, espiando anche i suoi peccati passati.

Mentre in tutto il mondo la lotta anticoloniale si sposta nel suo secondo secolo, espiare gli atti criminali di Balfour e del suo governo manderebbe un forte segnale che il passato, in verità, è passato; che l’era coloniale è finita e arabi e israeliani possono aspettarsi una nuova era di giustizia e pace per tutti.

 

Rami G. Khouri è senior fellow di politica pubblica, professore a contratto di giornalismo e giornalista residente presso l’Università americana di Beirut, e senior fellow non residente presso la Middle East Initiative della Harvard Kennedy School.

Le opinioni espresse in questo articolo sono  quelle dell’autore e non rappresentano necessariamente quelle di The New Arab, del suo comitato editoriale o del suo staff.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Protected by WP Anti Spam