In Palestina, circa 2.076 taxa di piante sono stati registrati come nativi o naturalizzati. Dei taxa nativi, 102 sono stati registrati come endemici.
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Roubina Bassous Ghattas
Immagine di copertina: campi aperti e terrazzamenti palestinesi
La Palestina è uno scrigno di tesori dell’agrobiodiversità e un centro storico per la coltivazione di cereali. Come parte della Mezzaluna Fertile, venne identificata da Nikolai Vavilov (1926) come uno degli otto centri più importanti per la coltivazione e la varietà di specie vegetali. Vavilov elenca più di 80 colture nella regione, le più importanti delle quali sono quelle di cereali, alberi da frutto e ortaggi. Le piante di questo paese sono di maggiore importanza per l’umanità rispetto a quelle di altre parti del mondo. Le coltivazioni di grano, orzo, vite, olive, cipolle, vecce, lenticchie, piselli e legumi hanno avuto origine nell’area geografica della Palestina dove sono state addomesticate 10.000 anni fa. Gli antenati selvatici di queste colture , che ora si trovano solo in minuscoli resti di vegetazione naturale, rappresentano una risorsa vitale per il miglioramento genetico delle coltivazioni e della produzione alimentare.

Nel corso della storia le piante selvatiche hanno fatto parte della dieta palestinese e dei sistemi alimentari tradizionali, fornendo nutrienti essenziali e composti bioattivi. La Palestina è famosa per la coltivazione di varietà autoctone locali e per la conservazione dei loro parenti selvatici. Queste specie sono considerate una risorsa per l’agrobiodiversità e costituiscono una parte significativa delle risorse genetiche vegetali locali, poiché sono state addomesticate localmente, si sono adattate all’ambiente e si sono evolute parallelamente. Sono caratterizzate da un efficiente assorbimento e utilizzo dei nutrienti, oltre a disporre di geni utili per l’adattamento ad ambienti difficili come stress idrico, salinità e alte temperature. Mostrano caratteristiche particolarmente importanti per resistere alla siccità e alle malattie. Contribuiscono alla conservazione del suolo e ne aumentano la fertilità e la salute naturale.

Le piante selvatiche sono diffusamente utilizzate dalla comunità palestinese locale come piante medicinali e aromatiche o come cibo. Si utilizzano foglie, semi, spezie, resine e / o coloranti e così via. Le donne raccolgono con cura i frutti, le foglie e le radici delle piante autoctone per usarle nella dieta familiare. Molte erbe sono vendute nei negozi “al-a’tareen” (erbe e spezie) nel mercato locale. Una pratica diffusa tra gli agricoltori è quella di creare una banca di semi nelle loro fattorie, dove ogni anno conservano i semi dai loro raccolti per la coltivazione dell’anno successivo I semi delle piante della famiglia delle cucurbitacee, zucchine e zucche di diverse varietà, vengono solitamente appese, i loro semi raccolti e coltivati nella stagione successiva, o consumati freschi, mentre la loro buccia essiccata può essere utilizzata per produrre oggetti di artigianato e ornamenti.
In Palestina, circa 2.076 taxa di piante sono stati registrati come nativi o naturalizzati. Dei taxa nativi, 102 sono stati registrati come endemici.
Tra le specie selvatiche che furono addomesticate in Palestina ci sono grano, lattuga, pera, pistacchio, orzo, finocchio, cavolfiore, pisello, veccia, timo selvatico e molti altri. Altre piante utilizzate come fonte di cibo includono arume maculato, barbabietola bianca, cicoria nana, rucola, portulaca, carciofo, malva, asparagi spinosi, gundelia, alloro, crescione, sommacco, dente di leone, semi di fieno greco e altri. Le piante medicinali e aromatiche includono camedrio di timo di gatto, coriandolo, biancospino spinoso, salvia comune, menta di cavallo, menta a foglia tonda, timo selvatico, cumino, anice, finocchio, camomilla, rosmarino e molti altri.

Molti alberi da frutto selvatici fioriscono in primavera, come olive, mandorle, prugne selvatiche, pesche, pere, fichi e nespole, mentre nespole, melograni e altri fioriscono in estate. Nel sud, gli alberi di acacia e il fico d’india del cactus sabra aspirano l’umidità dal deserto. I pistacchi dell’Atlante formano una nota drammatica tra i letti asciutti dei fiumi e le palme da dattero crescono ovunque ci sia sufficiente acqua sotterranea. Tutto ciò forma un germoplasma molto importante che deve essere preservato e la pratica di conservazione deve essere promossa tra la popolazione locale.

Le erbe selvatiche commestibili vengono consumate in molti modi secondo le tradizioni locali. Si consumano crude o cotte e richiedono quindi diversi processi di preparazione. Ad esempio, diverse erbe , come la malva e l’arum, vengono solitamente lavate, tagliate e poi mescolate con cipolle e cotte con olio.

Per altre piante, come il fieno greco, i semi vengono messi a bagnomaria e quindi bolliti, per poi essere mescolati con semolino, farina e sciroppo di zucchero. Le persone usano metodi diversi per conservare le erbe e il cibo per il consumo fuori stagione e per periodi più lunghi. Nella società rurale palestinese, la forma più comune di conservazione è l’essiccazione, come si fa con salvia, menta, gundelia e altro. Pochissime specie vegetali, come il timo e la gundelia, sono oggi coltivate e commercializzate da alcuni agricoltori. Ciò dimostra che i vantaggi economici di alcune specie potrebbero promuovere l’interesse della popolazione locale per la conservazione e il mantenimento di tali specie importanti e localmente minacciate.

La diversa topografia e le condizioni ecologiche della Palestina hanno permesso la sopravvivenza delle erbe selvatiche tradizionali che vengono utilizzate dalla gente del posto come cibo.
È della massima importanza acquisire know-how sugli usi popolari delle piante selvatiche commestibili. In Palestina, queste tradizioni rischiano di scomparire, e quindi è fondamentale studiare tali sistemi di conoscenza e trovare modi innovativi per trasmetterli alle generazioni future.
Immagini dell’articolo di Roubina Bassous / Ghattas.
Roubina Bassous / Ghattas è la fondatrice e direttrice generale del Pioneer Consultancy Center for Sustainable Development (PCC). Ha conseguito un master in scienze biologiche presso l’Università di Birmingham / Regno Unito. Ha una vasta esperienza nella gestione e conservazione delle risorse naturali, sicurezza alimentare, miglioramento dei mezzi di sussistenza e sostenibilità dell’agricoltura. PCC mira non solo a fornire competenze / servizi in diversi campi, tra cui la conservazione del patrimonio e della biodiversità, l’ adattamento ai cambiamenti climatici, un ambiente pulito e soluzioni verdi, ma anche a generare benefici economici / educativi e responsabilizzare le comunità locali.
Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

