Il JNF e Ben-Gvir: Due facce della stessa medaglia

Qual è la differenza tra il “riscatto della terra” del JNF e il “siamo noi o loro, dobbiamo cacciare il nemico arabo” di Ben-Gvir? In effetti, il primo slogan è più pericoloso perché la richiesta di espulsione è racchiusa in un termine fuorviante: “riscatto”.

Fonte: English Version

Odeh Bisharat – 15 febbraio 2021

Immagine di copertina: Dimostrazione anti annessione  – settembre 2020 : Ohad Zwigenberg

Chiunque pensi che per un palestinese che vive nei territori occupati faccia differenza se essere sradicato dall’estremista Itamar Ben-Gvir o dal Fondo Nazionale Ebraico (Jewish National Fund – JNF), orgoglio e gloria della visione sionista, sbaglierebbe. Il poeta iracheno Muthaffar al-Nawab scrisse: “Le pecore nel mattatoio non si preoccupano della forma del coltello”.

Qual è la differenza tra il “riscatto della terra” del JNF e il “siamo noi o loro, dobbiamo cacciare il nemico arabo” di Ben-Gvir? In effetti, il primo slogan è più pericoloso perché la richiesta di espulsione è racchiusa in un termine fuorviante: “riscatto”.

Ma in realtà si tratta di riscattare la terra dalla sua anima, gli arabi. Così la terra che avremo lasciato sarà senza anima, i cui nuovi abitanti incutono paura nella società israeliana. Guardate e osservate chi sta muovendo l’ingranaggio dello stato nei corridoi del potere. Ma i responsabili del JNF non hanno alcun senso di giustizia universale. Al momento il loro obiettivo è “riscattare” le terre intorno agli insediamenti e passarle alle cure amorevoli dei bulldozer dei coloni, che distruggeranno la terra, spianeranno le colline e feriranno le montagne. Quando il riscatto dei territori occupati sarà completo, possiamo presumere che l’operazione si estenderà verso la Giordania. È inconcepibile che il JNF, con tutto il denaro nelle sue casse, venga smantellato.

Il cinismo del JNF non fa che crescere: chiede agli ebrei del mondo di contribuire alla forestazione del Negev, e all’ombra promessa del verde gli arabi vengono espulsi dalla loro terra. È interessante notare che anche 70 anni dopo l’istituzione dello stato, il riscatto è ancora condotto clandestinamente.

Ho pensato ingenuamente che era giunto il momento di gioire ed essere felici per ogni lembo di terra riscattato. Si scopre che gli affrancatori sanno nel profondo che il loro lavoro è amorale. Le loro azioni violano il diritto internazionale e le leggi della moralità perché sotto la bella parola “riscatto” c’è un’immoralità dilagante chiamata “sradicamento”. E poi le agghiaccianti parole “pulizia etnica”. E se lo sradicamento di un albero evoca dolore tra i giusti, tanto più quando viene sradicato il popolo nativo.

Quando Danny Atar era direttore del JNF, fino a pochi mesi fa, l’organizzazione ha cercato di acquistare (scusatemi, di riscattare) un terreno nella Valle del Giordano al costo di 100 milioni di shekel (25 milioni di euro), senza nemmeno ottenere l’approvazione del Consiglio di Amministrazione; il rappresentante del Movimento Riformatore nel Consiglio ha bloccato l’operazione. Dico questo perché Atar è l’anima e il corpo del Movimento Laburista “moderato”. Se mi viene chiesto chi preferisco alla guida del JNF, Ben-Gvir o Atar, rispondo che preferisco qualcuno che opera con trasparenza e non qualcuno che si nasconde dietro termini fuorvianti; è più facile smascherare il suo vero volto e combattere le sue azioni.

La protesta contro l’accordo sull’eccesso di voti tra il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il partito di Ben-Gvir è una cosa positiva. Ma è importante dire che qui si tratta solo del frutto dell’albero, non delle sue radici. L’albero avvelenato, l’occupazione, l’acquisizione della terra e l’espulsione sono ancora in corso, e si stanno intensificando con il sostegno della maggioranza in Israele.

Notiamo solo che in condizioni di crisi, il frutto dell’albero avvelenato può avvelenare altre fasce della società, non solo quelle arabe. Il processo del Primo Ministro è una crisi nel governo. Quando tutte le istituzioni sono cadute nell’omertà, soprattutto la Corte Suprema, che ha legittimato un individuo accusato di crimini alla guida del Paese, l’istinto di sopravvivenza del residente di Balfour Street, il Primo Ministro, è imprevedibile. Tra le altre cose, unirsi al leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir, che è il figlio legittimo dell’avidità del Movimento Laburista, che, con le sue azioni, ad esempio il Fondo Nazionale Ebraico, ha aperto la strada alla crescita di una mutazione chiamata Otzma Yehudit, Potere Ebraico, che si ripara sotto l’ala di una mutazione più pericolosa chiamata Netanyahu.

E così, con il dissenso, che purtroppo non è abbastanza travolgente, contro l’accordo con Ben-Gvir, è importante prosciugare le fonti della dottrina razzista, anche sotto i suoi bei nomi.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org