Israele, una democrazia vendicativa

Negando ad Abu Zeyad la libertà di movimento, Israele non si sta solo vendicando di lui o di Amnesty, ma minaccia che chiunque si impegni per aumentare la consapevolezza internazionale dell’illegalità del dominio di Israele sui palestinesi, sarà punito. Soprattutto i palestinesi.

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Amira Hass – 29 marzo 2021

Foto di copertina:  scontri tra studenti palestinesi e soldati israeliani a Birzeit, in Cisgiordania, il 12 marzo 2018. (Abbas Momani, Afp)

Il Servizio di Sicurezza Shin Bet ha stabilito che Laith Abu Zeyad, 30 anni, sarebbe un pericolo per la sicurezza israeliana se si recasse a Londra per un anno a lavorare nella sede di Amnesty International. Il rischio che rappresenta per la nostra sicurezza è così grande che Israele non gli ha nemmeno permesso di raggiungere il capezzale di sua madre mentre stava morendo di cancro in un ospedale di Gerusalemme Est, a tre chilometri dalla loro casa ad Al-Azzariyeh in Cisgiordania. Dopo molti sforzi, il permesso è arrivato, due giorni dopo la morte di sua madre.

Lo Shin Bet non lo ha convocato per nessun tipo di interrogatorio. I soldati non hanno fatto irruzione nella sua casa nel cuore della notte. La Procura militare non lo ha accusato di nulla. Eppure, per oltre un anno e mezzo gli è stato proibito di fare quello che aveva fatto in precedenza senza alcun problema: andare nell’ufficio di Amnesty International a Gerusalemme Est e viaggiare all’estero. Nell’agosto 2019 poteva ancora partecipare alle riunioni di lavoro a New York. Un mese dopo gli è stato proibito di accompagnare sua madre in ospedale e nell’ottobre 2019, è stato respinto al valico del ponte di Allenby mentre cercava di attraversare per recarsi al funerale di un parente in Giordania. La sua presunta pericolosità è così grande che non gli è permesso di sapere quali prove ci siano a sostegno di essa.

E’ un ragazzo di talento, Abu Zeyad. Ha conseguito un master in sociologia e diritti umani presso la Facoltà di Economia e Scienze Politiche dell’Università di Londra. Ha conseguito la laurea in diritto internazionale e diritti umani presso l’Università Al-Quds di Abu Dis e ha anche lavorato come stagista nel suo Centro per i Diritti Umani. Da gennaio 2016 a ottobre 2017 ha lavorato per l’organizzazione Addameer che sostiene i prigionieri palestinesi. Poi è stato assunto da Amnesty International.

Laith Abu Zeyad. Per gentile concessione di Abu Zeyad

Israele è un paese forte. Una potenza militare e, secondo i rapporti esteri, anche nucleare. La sua economia è stabile e, secondo i rapporti ufficiali israeliani, è una democrazia. Allora qual è l’arma segreta e minacciosa che potrebbe danneggiarla se Abu Zeyad gestisse le campagne di Amnesty per aumentare la consapevolezza dello stato dei diritti umani in Nord Africa e Medio Oriente, da Londra?

Abu Zeyad ha messo in dubbio il divieto di lasciare il Paese. La risposta che ha ricevuto è stata: “E’ coinvolto nelle attività del Fronte Popolare e un suo viaggio fuori dall’area rappresenta un rischio per la sicurezza regionale”. Ha chiesto che gli fossero revocate le restrizioni di sicurezza in modo da poter stare con sua madre. E gli è stato rifiutato. Ha presentato un appello al Tribunale per gli Affari Amministrativi tramite l’avvocato Tamir Blank. Durante l’udienza il giudice Moshe Sobel ha sentito a porte chiuse le motivazioni dello Shin Bet e ha stabilito che era giusto impedire ad Abu Zeyad di recarsi all’estero.

Tuttavia, durante l’udienza è stato anche affermato che il firmatario potrebbe nuovamente richiedere un permesso per lasciare il paese una volta trascorsi nove mesi dalla richiesta precedente. La nuova richiesta è stata presentata, e il 1° febbraio è stata nuovamente respinta. “Lei è un militante del Fronte popolare, e come tale c’è la preoccupazione che il vostro viaggio sarà sfruttato per far avanzare l’attività di sicurezza”, diceva la notifica di rifiuto. Abu Zeyad ha richiesto un incontro con un rappresentante dello Shin Bet per informarlo personalmente che non era vero: non era, né era mai stato, un militante del Fronte Popolare. La sua richiesta non ha avuto risposta. Il suo avvocato ha presentato un altro appello amministrativo, che verrà ascoltato la prossima settimana. La Procura di Gerusalemme non ha ancora risposto

Lo Shin Bet sostiene che il divieto di viaggio non ha nulla a che fare con il lavoro di Abu Zeyad per Amnesty (vale a dire, i rapporti più recenti del gruppo sul ferimento e l’uccisione di manifestanti palestinesi a Gaza e l’illegalità delle imprese negli insediamenti). Ma poiché lo Shin Bet, nella sua arroganza, si nasconde dietro ambiguità e segretezza, c’è solo una conclusione: negando ad Abu Zeyad la libertà di movimento, Israele non si sta solo vendicando di lui o di Amnesty, ma minaccia che chiunque si impegni per aumentare la consapevolezza internazionale dell’illegalità del dominio di Israele sui palestinesi, sarà punito. Soprattutto i palestinesi.

 

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org