Inspiegabile ceffone a Cuba di Draghi e Di Maio

Nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu, l’Italia non condanna l’embargo degli Usa contro l’isola. Un anno fa medici cubani erano venuti in Lombardia e Piemonte a darci una mano contro il Covid. (Copertina: Murales al Parco DORA di Torino in ringraziamento ai medici cubani)

Nota di Invictapalestina: Il voto è stato richiesto contro una risoluzione proposta da Cina, Palestina e Azerbaigian che sollecita  la fine delle misure coercitive unilaterali come strumento di pressione nella politica internazionale.  La risoluzione non è specifica per Cuba. Dare la notizia come “Italia vota contro Cuba” potrebbe essere fuorviante, anche se in realtà il voto è molto più importante perchè riguarda non solo CUBA ma tutti i paesi sottoposti a sanzioni.

“Nelle ultime settimane – ha spiegato di Maio nel corso del suo intervento in Senato  (ADNKRONOS) – si è votato per una risoluzione presentata dai paesi non allineati che chiedeva di abolire lo strumento delle sanzioni come strumento in sé, non per Cuba, per tutto il mondo, di non accettare più lo strumento sanzionatorio come uno degli strumenti a disposizione delle reazioni dei singoli stati o delle organizzazioni sovranazionali”.

CRED -centro ricerca ed elaborazione per la democrazia ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri)

Il popolo italiano ringrazia Cuba e condanna il bloqueo

Inspiegabile ceffone a Cuba di Draghi e Di Maio

Aldo Garzia(*)  29 Marzo 2021

Fonte: Ytali.

 

L’Italia volta le spalle a Cuba. Lo fa con un gesto inspiegabile. La delegazione italiana, su indicazione del governo Draghi, ha votato contro la risoluzione presentata al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite sulle ripercussioni negative sull’Avana delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. La risoluzione era a firma di Cina, Stato di Palestina, Azerbaigian e Movimento dei paesi non allineati (con l’eccezione di Colombia e Perù). La mozione approvata – con trenta voti favorevoli, quindici contrari e due astenuti – censura comunque il governo di Washington in quanto afferma che l’embargo economico danneggia la qualità della vita dei cubani e quindi quei diritti umani che fanno parte della loro quotidianità. I diritti umani non sono solo quelli del pluralismo politico, che indubbiamente sono un problema a Cuba dove invece si eccelle nei campi di salute, scienza e cultura.

Assieme all’Italia hanno negato il loro voto favorevole alla risoluzione anche Austria, Brasile, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Polonia che si sono allineati agli Stati Uniti. Forse il voto dei paesi europei si spiega con un “effetto Biden” di fiducia al nuovo corso della Casa Bianca, ma nel caso dell’Italia necessita quantomeno di una spiegazione politica da parte del ministro Luigi Di Maio e del premier Mario Draghi. L’Italia infatti vota da decenni contro l’embargo statunitense che assedia Cuba nell’Assemblea generale dell’Onu, dove Washington si ritrova isolata con Israele e di recente con il Brasile del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro. Tra le sanzioni che la risoluzione approvata condanna ci sono quelle applicate, anche in periodo di grave pandemia, oltre che contro Cuba nei confronti di Venezuela, Siria e Iran. Sanzioni che mettono in grave difficoltà questi paesi in un momento in cui sono alle prese con il Covid.

Nel mondo si manifesta contro il blocco di Cuba

La decisione italiana nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu brucia. Poco più di un anno fa arrivarono in Italia decine di medici provenienti da Cuba con l’obiettivo di aiutare Lombardia e Piemonte nell’azione contro il Covid. Il voto italiano alle Nazioni Unite non contraccambia il gesto solidale dell’Avana che fu apprezzato nel 2020 dal governo Conte e da quelli regionali di centrodestra di Lombardia e Piemonte.

L’embargo economico degli Stati Uniti contro Cuba è in vigore dal lontanissimo 1962, quando inquilino della Casa Bianca era John-Fitzgerald Kennedy. Nel corso dei decenni è stato rafforzato dalle varie presidenze che si sono succedute con l’eccezione di quelle di Jimmy Carter e di Barack Obama che tentarono di cambiare la politica statunitense nei confronti del caso cubano. Micidiali sono stati invece i provvedimenti di rafforzamento dell’isolamento cubano messi in atto dalle presidenze di Ronald Reagan e più recentemente di Donald Trump.

Cuba però è ancora lì che resiste a Golia, al potentissimo vicino confinante del Nord. La linea del dialogo e del rispetto della peculiare storia dell’isola è quella che ha dato sempre buoni risultati sul piano diplomatico e della stessa evoluzione di Cuba. Sono i cubani, in piena autonomia, che sono chiamati a decidere il loro futuro. Ingerenze politiche ed economiche fanno parte di altre ere geopolitiche, a iniziare dalla “guerra fredda”.

(*)ALDO GARZIA
(1954), giornalista e scrittore, ha lavorato tra l’altro nelle redazioni di Pace e guerra e il manifesto. Ha diretto le riviste Aprile e Palomar. Ha pubblicato numerosi volumi su Cuba. I suoi ultimi libri sono: Zapatero. Il socialismo dei cittadini (Feltrinelli, 2006), Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo (Editori Riuniti, 2007); Ingmar Bergman, The Genius (Editori Riuniti, 2011)

L’Italia all’Onu a favore delle sanzioni a Cuba

America latina. Dopo l’invio di medici in giro per il mondo per combattere il Covid-19 (compresa la Lombardia), nessun “ponte d’amore” da Occidente. La mozione che chiede la rimozione del bloqueo e contro gli embarghi a Venezuela, Siria e Iran è passata comunque.

Roberto Livi L’AVANA Il Manifesto Edizione del 30.03.2021

Un’enorme carovana di auto, motocicli e biciclette in bianco, azzurro e rosso, i colori della bandiera cubana, ha percorso domenica il lungomare dell’Avana per manifestare l’opposizione al bloqueo. In altre 53 città del pianeta, anche se in proporzioni ovviamente più modeste, si è riproposto il «ponte d’amore» verso Cuba, un paese in grande difficoltà che però sceglie di inviare i propri medici in aiuto a chi ne ha bisogno. «Medici, non bombe» come affermava Fidel Castro.

INVECE ARRIVA dall’Italia non proprio un «ponte d’amore» ma un atto di puro vassallaggio politico. È difficile esprimersi in modo differente rispetto al voto dell’Italia – peraltro in buona compagnia di altri paesi europei allineati agli Usa – contro la mozione presentata il 23 scorso al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu sulle ripercussioni negative delle sanzioni economiche applicate da alcuni paesi contro altri.

Presentata da Cina, Stato di Palestina e Azerbaigian, a nome del Movimento dei Paesi non allineati, la mozione è comunque passata con 30 voti a favore, 15 contrari e due astenuti. Tra le sanzioni condannate vi sono quelle che vengono imposte a Stati come Cuba, Venezuela, Siria, Iran. Paesi che si oppongono alla politica imperiale degli Stati uniti e come tali oggetto di uno strangolamento economico che acuisce gli effetti della pandemia di Covid-19 in termini di vite umane e crisi economica.

«EFFETTI DEVASTANTI per la popolazione, specie per la parte più debole, donne, vecchi, bambini», ha accusato l’inviata dell’Onu, Alina Duhan, dopo aver valutato le conseguenze delle sanzioni imposte dagli Usa al Venezuela. Misure che hanno direttamente causato decine di migliaia di vittime, altro che colpire i vertici politico-militari.

Cuba subisce tali sanzioni unilaterali – ovvero un blocco economico, finanziario, commerciale – da parte degli Stati uniti da più di sessant’anni. Un bloqueo rinnovato da dodici presidenti (Barack Obama, pur criticandolo non lo ha potuto scalfire). Il penultimo, Donald Trump, lo ha reso ancor più criminale con l’aggiunta di 242 tra misure e sanzioni, tra le quali una sorta di blocco navale per tentare di impedire che l’isola possa ricevere forniture di petrolio. Sono state bloccati di fatto anche aiuti di materiali sanitari perché non si trovavano compagnie navali pronte ad affrontare le conseguenze dell’embargo statunitense.

Il termine sanzioni evoca un codice etico violato. Ma per chi le affronta quotidianamente, come avviene a Cuba da sei decenni, si manifestano come un’imposizione criminale con l’unico e dichiarato scopo di abbattere un governo socialista che Washington ritiene intollerabile nel «cortile di casa», a meno di 200 chilometri dalla Florida.

I RICERCATORI del Centro di Ingegneria genetica e Biotecnologica dell’Avana che, assieme all’Istituto Finlay, hanno prodotto ben cinque candidati a vaccini contro il Covid-19 – ieri è iniziata la fase III di sperimentazione, su 120.000 persone, del secondo candidato, Abdala – hanno a disposizione un unico spettrometro di massa dell’isola, imprescindibile per realizzare le analisi dei vaccini. È stato acquistato 20 anni fa, e come avverte il dottor Guillén, direttore dell’Istituto Finlay, è impossibile sia acquistarne uno nuovo, sia ottenere pezzi di ricambio proprio a causa delle sanzioni Usa.

Nonostante questa situazione drammatica, poco più di un anno fa, il 21 marzo 2020, il governo cubano inviò in Italia 53 medici che facevano (e fanno) parte della Brigata Henri Reeve per aiutare i medici della Lombardia nella lotta alla pandemia da coronavirus. La stessa brigata ha inviato personale sanitario in decine di paesi stranieri che hanno chiesto aiuto a Cuba (l’ultimo è il Qatar).

Nell’isola oggi scarseggiano generi di prima necessità, medicinali compresi, a causa del bloqueo. Ma questa situazione non preoccupa eccessivamente nemmeno l’ultimo dei 12 presidenti Usa, Joe Biden: ha fatto sapere che «la questione di Cuba non rappresenta una priorità» per la Casa bianca. E non preoccupa a quanto pare nemmeno il governo Draghi, che ringrazia per l’aiuto (gratuito) ricevuto un anno fa votando contro la mozione di condanna delle sanzioni. Nelle farmacie dell’Avana non vi sono antibiotici, ma la sudditanza italiana a Washington è garantita.