Il presidente turco Erdogan minaccia di “ripulire” il campo profughi di Makhmour in Iraq

“Raccontate, spiegate al mondo chi siamo e cosa vogliamo… Quasi nessuno sa che esiste un campo profughi in mezzo al deserto che si chiama Makhmour, organizzato con un sistema democratico dove le donne contano, dove le donne non sono solo madri o serve e dove da vent’anni una forte resistenza ha permesso loro di continuare a vivere una vita dignitosa e piena di speranze”.

5 giugno 2021

 

Sono le donne e gli uomini che abitano a Makhmour a pronunciare queste parole. Il campo in cui vivono è abitato da tredicimila kurdi fuggiti dalla Turchia dopo la distruzione dei lori villaggi da parte dell’esercito turco. Qui, da subito, si è applicato quello che viene chiamato confederalismo democratico, dove vige la parità di genere e tutto si decide con assemblee popolari di quartiere. La democrazia non sempre è così scontata come per noi occidentali.
Intervenendo il 1° giugno sul canale televisivo di stato turco TRT , il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato l’Iraq di ulteriori attacchi, affermando che la Turchia “ripulirà” il campo profughi di Makhmour riconosciuto dall’UNHCR nel nord dell’Iraq,a 180 km a sud della Turchia.
Un tale attacco costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e un crimine contro una popolazione di rifugiati estremamente vulnerabile.

Il campo profughi di Makhmour in Iraq, da tempo riconosciuto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ospita dal 1998 migliaia di rifugiati provenienti dalle aree curde della Turchia.

Molti dei residenti del campo erano stati costretti a fuggire dalle loro case nel 1993 e nel 1994 mentre lo stato turco perseguiva una brutale campagna di persecuzione contro il popolo curdo, negando la loro esistenza, vietando l’espressione dell’identità curda e sopprimendo la cultura curda, utilizzando tutti i mezzi militari per distruggere migliaia di villaggi e sfollare centinaia di migliaia di persone.

Dalla sua costituzione la popolazione del campo è cresciuta fino a superare le 13.000 persone, con molti figli dei residenti del campo nati nell’apolidia. Le forze turche hanno attaccato il campo numerose volte, compreso un attacco aereo il 13 dicembre 2018 che ha ucciso quattro civili e con un attacco di droni il 14 aprile 2020 che ha ucciso tre giovani donne.

Aerei da guerra e droni turchi sorvolano spesso il campo, terrorizzando i rifugiati di Makhmour e lasciandoli a chiedersi quando avverrà il prossimo attacco. Nel frattempo il campo è stato sottoposto a un rigido embargo da parte delle autorità locali per quasi due anni, limitando il flusso di rifornimenti nel campo e impedendo a chiunque di andarsene, anche per le emergenze mediche.

Siamo profondamente preoccupati per le minacce di Erdogan contro il campo profughi di Makhmour e chiediamo alle Nazioni Unite e all’UNHCR di ricordare a Erdogan gli obblighi della Turchia ai sensi dei trattati internazionali e del diritto internazionale sui diritti umani e ribadire l’inaccettabilità delle continue minacce contro i rifugiati di Makhmour e le conseguenze di qualsiasi ulteriore aggressione militare contro il campo.

Chiediamo inoltre che le Nazioni Unite condannino le continue violazioni della sovranità irachena da parte di Erdogan, le minacce e gli attacchi contro i civili a Makhmour e in altre parti del paese, e che collaborino con il governo iracheno e le autorità locali per porre fine all’embargo sul campo profughi di Makhmour, consentendo agli aiuti di raggiungere il campo e di garantire la sicurezza dei residenti del campo.

Chiediamo alle Nazioni Unite, in particolare all’UNHCR, di adottare urgentemente le misure necessarie per proteggere i civili nel campo profughi di Makhmour e per fermare le aggressioni turche.

Il Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan