Israele deve scegliere tra guerra civile e guerra regionale

In occasione di una recente apparizione in un talk show politico l’8 giugno 2021, l’analista politico libanese Nasser Qandil ha dichiarato che Israele sta attraversando un periodo delicato e pericoloso della sua storia, durante il quale il paese deve scegliere tra «una guerra civile o una guerra regionale».

Fonte: Version française

Note: Nasser Qandil è un ottimo analista politico libanese, ecco perché vi propongo questo articolo In una recente apparizione in un talk show politico il 8 giugno 2021, l’analista politico libanese Nasser Qandil ha dichiarato che Israele sta attraversando un periodo delicato e pericoloso della sua storia, durante il quale il paese deve scegliere tra ′′ guerra civile o guerra regionale “.

Proponiamo l’articolo anche se la prima pubblicazione è del 15 giugno e ora il governo israeliano è senza Netanyahu, più volte richiamato nell’articolo.

di lecridespeuples, 15 giugno 2021

In occasione di una recente apparizione in un talk show politico l’8 giugno 2021, l’analista politico libanese Nasser Qandil ha dichiarato che Israele sta attraversando un periodo delicato e pericoloso della sua storia, durante il quale il paese deve scegliere tra «una guerra civile o una guerra regionale».

Nasser Qandil, redattore capo del giornale libanese Al-Binaa: […] Personalmente, non credo che Netanyahu sia in grado di prendere misure importanti in questa fase. La prova principale (del potere di Israele) è stata la recente battaglia La Spada di al-Quds. Non avremmo mai visto un cessate il fuoco (così rapido) se l’entità d’occupazione (israeliana) fosse stata solida in termini di esercito, di istituzioni e di società, se fosse stata sufficientemente forte durante la battaglia per sopportare il fardello e il peso delle decisioni di Netanyahu.

Nasser Qandil

Dobbiamo tornare all’immagine di ciò che è accaduto prima del cessate il fuoco: i razzi/missili piovono su (tutte) le città dell’entità di occupazione (israeliana). Ciò non è mai accaduto prima nella storia (dell’entità israeliana). C’erano missili pesanti con testate esplosive in grado di far crollare edifici. Ora avete questa nuova scena. I lanci di razzi/missili (su Israele) si sono susseguiti e (Israele) non ha potuto fermarli. Prima del cessate il fuoco, (le forze di resistenza palestinesi) non avevano alcun accesso via terra (al mondo esterno), nessun esercito dell’aria, né   Iron Dome. Di conseguenza, il fatto che Israele abbia votato per un cessate il fuoco è un’ammissione di impotenza, è una richiesta di protezione americana.

Credo, secondo la mia valutazione e le mie analisi personali, che con il cessate il fuoco e le sue conseguenze, da quel giorno, l’era dell’indipendenza dell’entità di occupazione (israeliana) sia finita. L’entità d’occupazione (israeliana) è caduta sotto mandato americano. Anche in termini di (formazione) del nuovo governo (israeliano), come è nato questo governo? La sua (formazione) non era nemmeno sul tavolo. Il governo è nato all’improvviso. Gli Stati Uniti oggi entrano nei dettagli. Poiché (gli Stati Uniti) tengono il futuro dell’entità (israeliana) nelle loro mani, seguono questa politica: «Io vi proteggo e finanzio il vostro (governo), quindi, io controllo la vostra politica.»

 

Giornalista: Mi perdoni se la interrompo, ma quello che intendevo con «sviluppi sul campo» è che oggi Benjamin Netanyahu e l’estrema destra parlano con insistenza della tenuta, per esempio, della ‘Marcia della bandiera’ alla sua data d’origine. Questo può richiedere un’azione a livello locale. Pertanto, la resistenza (palestinese) può agire. Non confermiamo niente; studiamo (giusto) gli scenari. Tuttavia, a causa di questi sviluppi sul campo, la situazione potrebbe deteriorarsi.

Qandil: Prima di tutto, escludiamo gli scenari militari, cioè il sabotaggio, le operazioni di sicurezza, l’azione militare, il targeting (di individui e di luoghi) e lo scoppio di una guerra. È al di là del potere (dell’entità israeliana) perché manca di armonia interna; è un’entità per la quale gli Stati Uniti sono un partner (vitale), sia a livello di intelligence, sia a livello di margine di manovra del capo di stato maggiore o del ministero della Difesa. Voglio dire che (l’entità israeliana) non può prendere le grandi decisioni da sè.

Per quanto riguarda la situazione sul campo, beh, la data (iniziale) della marcia era giovedì (10 giugno), ma ora (la marcia) è stato rinviata a martedì (15 giugno) per una decisione di Netanyahu e della sua squadra per evitare rischi. Martedì, parlano di 500 (partecipanti) e 500 bandiere. Sappiamo che questa marcia riunisce generalmente almeno 50.000 persone ogni anno. Pertanto, Netanyahu e il suo team stanno ora discutendo come privare la resistenza (palestinese) della possibilità di vantarsi di un successo se la marcia fosse completamente annullata (per le sue minacce), evitando di attraversare la linea rossa tracciata dagli Stati Uniti.

Grandi gruppi di coloni hanno già iniziato a prendere d’assalto i cortili della moschea santa di Al-Aqsa. (La marcia ufficiale è più tardi, oggi). Non è stata annullata, ma rinviata e ampiamente ridotta per timore di una nuova sollevazione.

 

Netanyahu spiega l’equazione (politica attuale) dicendo: «Voi (gli israeliani) o vi scontrerete con Gaza, Hamas e le forze di resistenza (palestinesi), o subirete uno spargimento di sangue israeliano», il che significa che i coloni (israeliani) e i manifestanti si scontreranno con la polizia. Credo che la valutazione di Netanyahu sia corretta. Il futuro dell’entità (israeliana) sarà simile a una delle due opzioni: una guerra globale che inizierà con qualsiasi azione che inneschi un conflitto, o l’altra opzione, che è una guerra civile giudaico-ebraica perché è impossibile contenere i coloni (israeliani).

FOTO – I palestinesi si “uniscono” ai festeggiamenti dei coloni israeliani (che celebrano la loro annessione illegale del 1967) organizzando  lanci di palloncini… incendiari!

È possibile che la marcia si svolga con un minimo di provocazioni evitando le aree sensibili e dispiegando la polizia e l’esercito. Tuttavia, dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin (ex primo ministro di Israele), l’unica forza vitale che ha un’attività politica significativa nell’entità di occupazione sono i coloni (israeliani) e gli estremisti. Le altre sono strutture vuote. Così, se i coloni e gli estremisti hanno preso l’iniziativa per la loro certezza che l’establishment politico è diventato impotente, sentiremo parlare di scontri e di scontri violenti ogni giorno.

Da un lato, proteggere l’entità (israeliana) richiederà che una parte dell’esercito, della polizia e delle forze di sicurezza affrontino gli (estremisti israeliani). D’altra parte, se (Israele) allenta la morsa agli estremisti, questo innescherà guerre regionali. L’entità (israeliana) attraversa oggi un periodo delicato, pericoloso e sensibile della sua vita e si trova di fronte ad una scelta difficile: o una guerra civile o una guerra regionale. [… ]

Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org