Il defunto premio Nobel per la pace Desmond Tutu affronta il plotone d’esecuzione della diffamazione sionista

Le organizzazioni sioniste negli Stati Uniti e in tutto il mondo continueranno a sentirsi autorizzate a chiamare chiunque vogliano razzista, intollerante e antisemita. I loro successi li rafforzano e, poiché non c’è nessuno che gli resisti, non hanno motivo di fermarsi.

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Di Miko Peled – 13 gennaio 2022

Immagine di copertina: Desmond Tutu saluta una folla di 10.000 persone con le mani alzate durante una manifestazione al Teatro Greco nel Plesso dell’Università della California a Berkeley, California, 14 maggio 1985. Credito: Eric Risberg | AP

JOHANNESBURG – Vilakazi Street a Soweto è forse la strada più famosa di tutta Johannesburg, forse anche di tutto il Sud Africa. La strada prende il nome dal Dottor Benedict Wallet Vilakazi, poeta, romanziere e intellettuale sudafricano. Fu il primo africano sudafricano a insegnare all’Università del Witwatersrand; tuttavia, poiché all’epoca non consentivano docenti africani, fu impiegato come assistente linguistico. Ma non è per questo che Vilakazi Street è famosa.

All’angolo tra Vilakazi e Ngakane si trova la casa di Nelson Mandela, conosciuta oggi come la Mandela House. È diventata una sorta di museo e memoriale di Nelson Mandela. Quando ero lì nel 2014, mi è stata offerta una visita guidata dalla stessa signora che lavorava per i Mandela come governante. Sempre in Vilakazi Street si trova la casa dell’arcivescovo Desmond Tutu, recentemente scomparso. Si dice che sia l’unica strada al mondo in cui risiedevano due premi Nobel, e questi non erano vincitori ordinari nemmeno per gli standard del Premio Nobel.

La famosa Mandela House all’angolo tra Vilakazi e Ngakane. Credito | South African Tourism

I sionisti denunciano l’arcivescovo Desmond Tutu

Secondo il numero dell’11 gennaio della rivista Newsweek, parlando a Fox News, l’ex professore di giurisprudenza di Harvard Alan Dershowitz ha detto: “Era un antisemita e un razzista convinto”, riferendosi a Desmond Tutu.

Il Guardian, scrivendo della morte dell’arcivescovo, ha riportato l’assurda accusa di Dershowitz. L’articolo cita esattamente che: “Una figura della statura di Tutu che traccia parallelismi tra un sistema costruito sul razzismo e la realtà del dominio israeliano sui palestinesi, e chiede il boicottaggio per porvi fine, ha allarmato il governo in Israele”.

L’articolo continua riportando che: “Tutto questo valse a Tutu una particolare ostilità da parte di alcuni difensori di Israele. La Anti-Defamation League (Lega Anti-Diffamazione) lo accusò di antisemitismo per il suo appello al boicottaggio”. Il rapporto continua citando almeno una mezza dozzina di casi in cui l’attivista anti-apartheid si è espresso contro Israele. Il presidente della Zionist Organization of America (Organizzazione Sionista d’America – ZOA) Morton Klein ha criticato la Facoltà di Legge Cardozo dell’Università Yeshiva per aver ospitato Tutu e l’Università della Pennsylvania per aver invitato Tutu a essere il suo relatore iniziale.

È intervenuto anche Yishai Fleisher, portavoce dei militanti religiosi-sionisti a Hebron. Ha postato su Twitter:

“Tutu era un serio nemico di Israele perché usava il suo potere di paladino anti-apartheid per affibbiare quell’epiteto ignominioso a Israele. Ma sotto la facciata di persona retta si nascondeva un antisemita religioso, un sostenitore del terrore genocida di Hamas e un bugiardo seriale?”

Sono abbastanza sconcertato che qualcuno possa caratterizzare Tutu come un razzista. Tuttavia, l’affermazione che Tutu fosse un antisemita non è nuova. Nel 2003 il Forward (l’Avanti) riferì: “L’Organizzazione Sionista d’America ha denunciato due università per aver invitato l’arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel, a parlare nei loro campus”.

Secondo un articolo della Jewish Telegraph Agency (Agenzia Telegrafica Ebraica), o JTA, dell’ottobre 2007, “il vescovo Desmond Tutu avrebbe dovuto visitare l’Università di St. Thomas la prossima primavera come parte di un programma che porta i premi Nobel a insegnare ai giovani la pace e la giustizia”. Tuttavia, in una strana catena di eventi, gli amministratori dell’università hanno concluso che “Tutu ha fatto commenti offensivi su Israele e sul popolo ebraico che lo hanno reso inappropriato come oratore”. Questi amministratori sono giunti a questa sconcertante conclusione “dopo essersi consultati con i leader ebrei del Minnesota”. Uno di questi “leader” era Julie Swiler, direttrice delle relazioni pubbliche del Jewish Community Relations Council of Minnesota and the Dakotas (Consiglio di Relazioni della Comunità Ebraica del Minnesota e del Dakota  – JCRC), un’organizzazione sionista no-profit incaricata di monitorare le attività che pongono Israele in una luce negativa e agire per fermarli.

Swiler ha detto a JTA che l’università ha contattato la sua organizzazione per un’opinione su Tutu, che l’ha portata a scoprire un discorso pronunciato da Tutu a Boston nel 2002. “Ha paragonato il potere della “lobby ebraica” a quello di Hitler e le politiche israeliane a quelle del regime di apartheid sudafricano”.

Ciò che l’arcivescovo ha effettivamente detto fu:

“Le persone in questo paese hanno paura di dire che è sbagliato perché la lobby ebraica è potente, molto potente”.

Ha continuato dicendo:

“Viviamo in un universo morale. Il governo dell’apartheid era molto potente, ma oggi non esiste più. Hitler, Mussolini, Stalin, Pinochet, Milošević e Idi Amin erano tutti potenti, ma alla fine sono stati sconfitti”.

Secondo Swiler, “questi commenti vanno oltre le legittime critiche a Israele”.

Morton Klein, presidente dell’Organizzazione Sionista d’America (ZOA), ha affermato che “Desmond Tutu è un antisemita che odia gli ebrei ed è ossessionato dal denigrare e diffamare lo Stato ebraico”. Klein ha affermato che Tutu ha tenuto un discorso nel 2002 in una conferenza sponsorizzata dall’organizzazione palestinese Sabeel, che secondo Klein è “un gruppo cristiano palestinese che alcuni hanno descritto come antisemita”.

Sabeel è un’organizzazione palestinese cristiana amante della pace. Il sito web dell’organizzazione afferma:

Sabeel è un movimento ecumenico di teologia della liberazione popolare tra i cristiani palestinesi. Ispirata dalla vita e dall’insegnamento di Gesù Cristo, questa teologia della liberazione cerca di approfondire la fede dei cristiani palestinesi, di promuovere l’unità tra loro e di guidarli ad agire per la giustizia e la pace.

Antisemitismo armato

È risaputo che la misura in cui i sionisti di tutto il mondo usano l’antisemitismo come strumento per mettere a tacere coloro che rifiutano il loro razzismo, odio e violenza non conosce confini. Quando i personaggi pubblici osano difendere la giustizia, anche se, come l’arcivescovo Desmond Tutu, non rifiutano completamente il sionismo, vengono immediatamente etichettati come antisemiti. Dopo il successo della campagna sionista per far cadere il leader del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbyn, e demonizzare molti dei suoi sostenitori, molti dei quali erano ebrei a loro volta, non c’è motivo di aspettarsi che queste bugie piene di odio su persone che combattono per la giustizia si fermeranno.

Come un prepotente con un’arma carica, le organizzazioni sioniste negli Stati Uniti e in tutto il mondo continueranno a sentirsi autorizzate a chiamare chiunque vogliano razzista, intollerante e antisemita. I loro successi li rafforzano e, poiché non c’è nessuno che gli resisti, non hanno motivo di fermarsi.

Sud Africa

Alcuni anni fa ho avuto il privilegio di visitare il Sud Africa per partecipare alla Settimana dell’Apartheid israeliana, ed è stato durante quella visita che ho camminato lungo la famosa Vilakazi Street. Mentre ero lì, sono stato anche invitato a prendere parte a un dibattito televisivo trasmessa in diretta dalla SABC, l’emittente di Stato sudafricana. La discussione è stata tra me e un israeliano che è stato inviato a rappresentare Israele e l’opinione che Israele sia tutt’altro che uno stato di apartheid.

Al minuto 3:56 del programma, mi è stato chiesto dal moderatore di spiegare perché Israele è uno Stato di apartheid, cosa non difficile da provare. Al minuto 8:30, il moderatore ha chiesto all’altro ospite di spiegare come ciò che ho descritto non fosse l’apartheid. Ne seguirono circa 30 secondi di silenzio, confusione e borbottii sconnessi. Quando finalmente riuscì a parlare, fu chiaro che non era in grado di rispondere alla domanda.

Le persone in Sud Africa non possono essere ingannate dalla propaganda israeliana; conoscono l’apartheid e possono vederlo anche dalle seimila miglia che separano Città del Capo da Gerusalemme. Inoltre, i due premi Nobel per la pace che vivevano in Vilakazi Street a Soweto e hanno combattuto il regime di apartheid in Sud Africa sapevano fin troppo bene che Israele è un regime di apartheid.

Miko Peled è uno scrittore e attivista per i diritti umani, nato a Gerusalemme. È autore di “The General’s Son. Journey of an Israeli in Palestine” e “Injustice, the Story of the Holy Land Foundation Five”.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org