Uno dei molti modi in cui il Movimento ha tentato di resistere e riconquistare la città è attraverso sforzi creativi, tra cui la pittura di murales nel centro della città adiacente la Fontana della Vergine Maria.
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Di Hanen Kinani – 1 aprile 2022
Grandi murales raffiguranti rivoluzionari e martiri palestinesi, come Basel Al-Araj, Mohammad Abu Khdier, Nizar Banat e quelli uccisi durante la Seconda Intifada a Nazareth, popolano l’area della Fontana della Vergine Maria in città. Queste mura rispecchiano le speranze e le lotte dei giovani della città e dipingono una visione della resistenza palestinese che non può essere ignorata.
Allo scoppio dell’Intifada dell’Unità nel maggio 2021, i giovani del Movimento Nazareno Palestinese hanno indetto una protesta alla Fontana della Vergine Maria in solidarietà con i residenti di Sheikh Jarrah che rischiano l’espulsione dalle loro case a Gerusalemme. Questo è stato il primo sforzo di mobilitazione del Movimento, fondato all’inizio dello stesso anno. I giovani palestinesi si sono riuniti per confrontarsi sulle questioni, sul loro ruolo e la loro posizione nella realtà dell’occupazione israeliana a Nazaret. Ritengono che i partiti politici tradizionali abbiano fallito nel rappresentare le aspirazioni del popolo palestinese e quindi dichiarano la propria indipendenza da qualsiasi affiliazione.

Murale di Basel al-Araj a Nazareth del Movimento Nazareno Palestinese. Credito fotografico: Movimento Nazareno Palestinese.
La principale battaglia del Movimento Nazareno Palestinese è rivendicare il diritto sulla propria città. Nazareth è la più grande città palestinese conquistata e occupata dopo la Nakba del 1948. Sebbene da allora la città sia stata soggetta al dominio israeliano, la Rivolta dell’Unità ha presentato una sorprendente articolazione di una lotta palestinese condivisa dopo decenni di colonialismo sionista e sforzi per aumentare la frammentazione. Guidato dai giovani, il popolo di Nazaret ha riempito le strade lo scorso maggio in manifestazioni di resistenza con in mano Kuffiyeh e bandiere palestinesi mentre si elevava risonante il grido dell’intera Palestina colonizzata.
Non ci volle molto perché la polizia israeliana reprimesse le manifestazioni con pestaggi e arresti arbitrari. Agenti infiltrati che si spacciavano per civili palestinesi, i Mista’revim, hanno anche perpetrato aggressioni e rapimenti. I palestinesi detenuti hanno testimoniato dell’orribile brutalità inflitta loro durante l’arresto nel centro di detenzione israeliano della città, dove agenti mascherati gestivano una “stanza delle torture”, il cui pavimento era ricoperto dal sangue dei pestaggi.
Dal 1948, la città ha subito una pulizia etnica mentre allo stesso tempo ospitava i palestinesi espulsi dai villaggi circostanti, come Ma’alol, Mjidel e Saffuriyeh. Nazareth è stata successivamente inquadrata come una città israeliana con una minoranza araba in possesso della cittadinanza, consolidando la falsa narrativa israeliana della democrazia e della cosiddetta uguaglianza. Tuttavia, l’offerta e la natura della cittadinanza per i palestinesi che vivevano sotto l’occupazione erano di dominio, dove il sistema israeliano del colonialismo dei coloni ha espropriato i palestinesi.

La Rivolta dell’Unità ha chiesto la fine della realtà coloniale in corso di dominio ed espropriazione subita dai palestinesi ovunque vivano. Ma come appare questa realtà coloniale a Nazareth?
Hanaa’ Daher, 20 anni, sta attualmente studiando a Gerusalemme, è la prima città in cui è stata in Palestina al di fuori di Nazaret, dove è cresciuta. Ha affermato che il paesaggio fisico e le infrastrutture del colonialismo sono chiari e inequivocabili a Gerusalemme: violenze casuali da parte di soldati, invasioni domestiche, frequenti arresti di residenti e posti di blocco che garantiscono ostacoli a qualsiasi speranza di libertà.
“A Gerusalemme, sei consapevole dell’occupazione”, ha detto Daher. “A Nazareth, le esperienze sono meno visibili e più difficili da comprendere, rendendo la nostra lotta più complessa e ideologica, ma altrettanto esistenziale”.
“La più pericolosa delle situazioni è essere occupati e non essere consapevoli della propria occupazione”.
Le molteplici sfaccettature della realtà coloniale a Nazaret possono essere trovate nelle condizioni di vita dei residenti che sono radicate in decenni di politiche israeliane di Apartheid, abbandono e de-sviluppo. Ciò ha svolto un ruolo significativo nel perpetuare la violenza causata dalla diffusione di armi e criminalità che hanno infuso un senso di paura. Manhal HayeK, 35 anni, è uno dei fondatori del Movimento Nazareno Palestinese. Ha detto che il colonialismo può essere visto nei fardelli quotidiani delle persone a Nazaret perché c’è la paura della violenza.
“Questa paura non è casuale, la diffusione delle armi e l’aumento della criminalità in città non sono accidentali”, ha detto Hayek. “Nasce dal regime coloniale sionista, con l’unico scopo di frammentare il popolo palestinese”. Questa è vista come una tattica sistematica per distrarre la comunità palestinese e contrastare qualsiasi tentativo di unità che potrebbe sfidare il regime coloniale dall’interno.

Uno dei molti modi in cui il Movimento ha tentato di resistere e riconquistare la città è attraverso sforzi creativi, tra cui la pittura di murales nel centro della città adiacente la Fontana della Vergine Maria. Il loro primo murale è stato dipinto durante la Rivolta di Maggio 2021, ricoprendo le pareti con i versi della famosa poesia di Mahmoud Darwish: “Si chiamava Palestina; venne chiamata Palestina”, in seguito nominando il murale Al-Karameh (in arabo: Dignità). L’iniziativa aveva lo scopo di creare uno spazio comune in cui i giovani potessero riunirsi ed esprimere le loro esperienze vissute di lotta generazionale.
Il giorno seguente, questo e altri murales sono stati vandalizzati. Il giovane tornò e ridipinse le immagini, ma furono nuovamente cancellate. Il Movimento ha invitato il comune locale a indagare sugli autori utilizzando i filmati di sorveglianza e ha affermato che, in caso contrario, si presumerà che il comune sia complice. Questo andirivieni di dipingere e cancellare murales è andato avanti per mesi, poiché il numero di persone che si univano per ridipingere aumentava ogni volta. Alla fine, il popolo ha vinto e i murales sono rimasti intatti.
Mentre i murales di solito rappresentano rotture del cambiamento politico, a Nazaret hanno incarnato la fermezza della città e la continua lotta contro il colonialismo sionista. In una realtà spesso definita da confini e separazioni, la Rivolta di Maggio ha riunito il popolo palestinese nella sua comune lotta decoloniale, guidata da una nuova visione di liberazione incoraggiata dai giovani. Infatti, i murales non solo sono diventati i principali punti di riferimento della città, ma continuano anche a riaffermare una visione di liberazione rendendo omaggio a coloro che hanno combattuto per essa su tutti i fronti, sia a Nazaret che in altre parti della Palestina colonizzata.

Haneen Kinani è una ricercatrice e attivista palestinese. È una studentessa dell’Università di Oxford con un Master in Studi sulle Migrazioni Forzate e sui Rifugiati. Attualmente è Avvocato di Difesa Internazionale (International Advocacy Officer) per l’Istituto palestinese per la diplomazia pubblica/Rābet (Palestine Institute for Public Diplomacy/Rābet), dove si concentra sul cambiamento del discorso e della politica sulla Palestina elevando le voci e la narrativa palestinesi attraverso la mobilitazione digitale popolare.
Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

