Cosa dovrebbe fare Israele

Israele viene attaccato da paesi arabi che vogliono distruggerlo, che cosa dovrebbe fare Israele? I soldati israeliani sono assaliti da terroristi palestinese con i coltelli, che cosa dovrebbero fare? L’Iran ha capacità nucleari e vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica, che cosa dovrebbe fare Israele? Hamas è determinata a uccidere civili israeliani, e quindi cosa dovrebbe fare Israele? L’elenco delle cose che rendono impossibile per Israele fare qualsiasi cosa se non armarsi per poi attaccare e uccidere i palestinesi potrebbe continuare all’infinito. Non c’è speranza, e non c’è ragione di aspettarsi cambiamenti.

Beh questo va bene ed è stata la linea che i funzionari israeliani hanno usato da quando è stato ufficialmente creato intorno 1956 dall’allora generale Moshe Dayan (e utilizzata precedentemente dai sionisti) per giustificare qualsiasi crimine commesso dallo Stato di Israele. Moshe Dayan era un inetto, vile criminale di guerra reso famoso per la sua benda sull’occhio. Era anche un famoso ladro di antichità e un commerciante di prostitute (si dice che quando a Ben-Gurion, primo ministro di Israele, fu comunicato che l’insaziabile appetito sessuale di Moshe Dayan stava diventando imbarazzante, Ben Gurion rispose: “Allora? Anche Re Davide era un donnaiolo ed era un grande re”). Servendo come Capo di Stato Maggiore di Israele, Dayan espresse questa scusa del “che cosa dobbiamo fare” in un indimenticabile elogio, prima dell’attacco di Israele contro l’Egitto nel 1956.

 

 

Dayan fomentò la paura e il senso del destino quando descrisse i poveri profughi della striscia di Gaza come “in attesa di macellarci e spargere il nostro sangue”, perché, come Dayan stesso ammise, “abbiamo preso la loro terra e trasformata in nostra”. Ma, ha spiegato, lo abbiamo fatto perché non abbiamo scelta, o “che cosa dovevamo fare?”, dopo migliaia di anni in esilio e persecuzioni senza fine e in seguito all’Olocausto nazista. Ora siamo tornati e dobbiamo sempre vivere con la spada e mantenere una forte presa su quella spada, “perché se quella presa dovesse indebolirsi” quegli Arabi assetati di sangue lo vedrebbero come un segno di debolezza e il sangue ebraico invaderà le strade. In altre parole, forse questi arabi assetati di sangue che ci guardano da oltre i cancelli di Gaza sono giustificati ad odiarci, ma questa è una realtà in cui non abbiamo scelta. È il nostro destino di vivere sempre con la spada.

 

Come è conveniente!

 

 

I crimini commessi da Israele sono stati commessi perché Israele non ha altra scelta. In un’intervista rilasciata qualche anno fa dal capo interrogatore dei servizi segreti israeliani, fu descritto come i medici in ospedali israeliani chiudono un occhio quando gli agenti vengono a torturare “sospetti terroristi” feriti in ospedale. Ha descritto come “basta insistere leggermente, e abbastanza presto gli Arabi cominciano a parlare”. Poi, aggiunse, naturalmente nessuno pensa che ciò sia un bene, ma cosa dovremmo fare? Stava giustificando le torture più immorali e orrende di persone che sono in cura in un ospedale, con i medici che chiudono un occhio e gli agenti che fanno le loro cose, sempre con la stessa scusa spudorata, “che cosa dovrebbe fare Israele?”

 

 

Nell’ottobre 2015, mentre ero a Gerusalemme ho guardato un telegiornale sulla televisione israeliana. In questo programma stavano intervistando il membro palestinese dello Knesset Mohammad Baraka della Joint Arab List, il terzo partito nel parlamento israeliano. Anche a lui è stato chiesto: “Che cosa dovrebbe fare un soldato quando viene avvicinato da un palestinese con in mano un coltello?” Appena Baraka cominciò a parlare dell’occupazione fu interrotto e gli fu detto che ciò che stava dicendo non era rilevante e di rispondere alla domanda. In altre parole, l’occupazione israeliana in Palestina non ha niente a che fare con tutto questo, e alla domanda ”che cosa dovrebbe fare un soldato?” bisogna rispondere che ciò che i soldati israeliani stanno facendo è giustificato, che l’omicidio all’ingrosso dei palestinesi va bene perché “cosa altro dovrebbe fare Israele?”

I palestinesi in televisione israeliana sono sempre intervistati o per essere ridicolizzati o per dirgli di stare zitti.

 

La pulizia etnica della Palestina era giustificata, perché gli ebrei non avevano scelta. Il lento genocidio del popolo palestinese è giustificato dal fatto che Israele non ha altra scelta, l’uccisione di migliaia di persone a Gaza è giustificata dal fatto che Israele non ha scelta, e così via. Nei media americani hanno fatto un passo ulteriore aggiungendo: “Avremmo fatto lo stesso”, come se questo aggiungesse peso all’argomento di “cosa dovrebbe fare Israele.”

 

Forse è il momento di riflettere su questa domanda con serietà e vedere se c’è una risposta. Che cosa dovrebbe fare un soldato: abbandonare le città palestinesi, i villaggi e i quartieri smantellando il muro e tutti i punti di controllo sulla strada. Che cosa dovrebbe fare Israele con i razzi da Gaza? Sollevare l’assedio di Gaza, smantellare il muro e i posti di blocco, e consentire al popolo di Gaza la libertà che merita. Che cosa dovrebbero fare gli israeliani? Se non gli piace vivere in un paese a maggioranza araba, possono o andarsene da qualche altra parte o farsene una ragione e, se scelgono di rimanere, comportarsi come immigrati e non come colonizzatori. (Questa distinzione è molto importante e mi è stata resa chiara grazie a mio nipote Guy Elhanan).

 

 

E per quanto riguarda la domanda più grande, “che cosa dovrebbe fare Israele?” Israele deve liberare tutti i prigionieri palestinesi, abrogare tutte le leggi che danno al popolo ebraico diritti esclusivi in Palestina, abrogare la legge che vieta ai palestinesi di tornare nella loro terra e stanziare i miliardi di dollari che saranno necessari per il risarcimenti dei profughi e dei loro discendenti. Poi, Israele deve chiedere elezioni libere in cui tutte le persone che vivono in Palestina votano alla pari. Questo è ciò che Israele dovrebbe fare.

 

MIKO Peled
21b103d10f6b5d0fab81d1899e2ae9c8ed9f5349Miko Peled è uno scrittore e attivista israeliano che vive negli Stati Uniti. E ‘nato e cresciuto a Gerusalemme. Suo padre era il generale israeliano Matti Peled.

Guidato da una tragedia familiare personale per esplorare la Palestina, la sua gente e la loro narrazione. Ha scritto un libro sul suo viaggio descrivendo i privilegi degli israeliani e   l’oppressione dei palestinesi. Il suo libro si intitola “Il figlio del generale, Viaggio di un israeliano in Palestina”. Peled parla a livello nazionale e internazionale sulla questione della Palestina. Peled sostiene la creazione di un unico Stato democratico in tutta la Palestina, è anche un fermo sostenitore del BDS.

 

Trad. Federico Ard.

Fonte: http://ahtribune.com/world/north-africa-south-west-asia/third-intifada/294-what-is-israel-supposed-to-do.html

 

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