Palestina-Israele: l’ Europa sta annegando nei fallimenti dell’America

JAN. 15, 2016 8:24 P.M.   Al-Shabaka, by Sam Bahour, Mousa Jiryis (*)

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Lunedì, 18 gennaio 2016, è prevista la riunione mensile del Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea a Bruxelles per discutere e decidere sui prossimi passi da adottare da parte dell’UE sulla questione israelo-palestinese.

I responsabili delle politiche in Israele sono preoccupati perché temono un ampliamento degli sforzi europei per isolare gli insediamenti israeliani. Dato che si discuterà dei prossimi passi, l’Europa deve riconoscere che l’approccio degli Stati Uniti alla soluzione del conflitto è destinata ad un infinito fallimento: offre tempo agli insediamenti israeliani per rafforzarsi e rende la soluzione dei due Stati sempre più difficile da realizzare.

È palesemente chiaro – alla luce di due decenni di negoziati bilaterali falliti sotto gli auspici americani – che gli sforzi di risoluzione dei conflitti con la leadership statunitense sono inutili e controproducenti. Se l’obbiettivo europeo è di realizzare due stati per due popoli, dovrà perseguire un metodo indipendente che aggira gli americani. Inoltre, le linee guida della politica europea dovranno essere più coerenti con la partecipazione della UE al “Programma Orizzonte 2020” che esclude gli insediamenti, senza richiedere che i prodotti delle colonie israeliane vengano etichettati consentendo poi la continuazione dei loro commerci.

La politica europea dovrà diventare più punitiva e assertiva se vuole incentivare Israele a prendere decisioni significative per la pace. Uno studio condotto dal Consiglio Europeo per le Relazioni Estere nel luglio 2015 dimostra che esiste un’importante opportunità per isolare ulteriormente il progetto di colonizzazione di Israele, ampliando il campo di applicazione della differenziazione legale tra Israele e i Territori Occupati nella legislazione europea, includendo il riesame “dell’integrazione dei settori finanziari europei e israeliani, lo stato delle associazioni di beneficenza all’interno dell’Unione Europea che sostengono la colonizzazione di Israele e la validità all’interno dell’UE di documenti legali rilasciati dalle autorità israeliane nei territori occupati.”

 

Se l’influenza dell’Europa in questo conflitto è trascurabile, è perché l’Europa ha seguito la leadership sbagliata per troppo tempo. Questo tragico errore storico è costato non solo miliardi ai contribuenti europei, ma ha portato anche a una realtà che è diametralmente opposta a ciò che i politici politici europei volevano perseguire. 23 anni di inseguimento della “leadership” americana hanno portato alla creazione di numerose “Bantustan palestinesi”, circondate da un potere militare occupante che continua ad occupare impunemente, finanziate dai contribuenti europei: l’UE e i suoi Stati membri sono di gran lunga i più grandi donatori ai palestinesi. Israele – compiaciuta del fatto che qualcuno è disposto a sovvenzionare la sua occupazione militare – continua ad espandere e consolidare le sue imprese d’insediamento, con il sostegno di ampi settori del pubblico americano. Storicamente, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno condiviso un obiettivo comune di risolvere il conflitto israelo-palestinese attraverso il perseguimento di una soluzione a due stati.

 

Tuttavia, dopo il fallimento ripetuto di sforzi di mediazione degli Stati Uniti e, più recentemente, le dimissioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori occupati, una realtà perversa continua a dettare che non c’è pace – e nessuna trazione verso la pace – nel futuro vicino, o forse anche all’interno delle nostre vite. L’America sostiene l’occupazione. L’Europa sovvenziona inavvertitamente l’occupazione. Questa logica deplorevole è una descrizione accurata della realtà attuale. Gli Stati Uniti continuano a sostenere una politica hands-off, un approccio in cui “tocca alle due parti decidere”. Di conseguenza, Israele, che ha tutto il potere, ha pochi incentivi a concedere terreni, mentre i palestinesi, che non hanno potere e sono teoricamente “protetti” dal diritto internazionale, sono lasciati alla loro disperazione. Mentre i commentatori si sono tenuti occupati descrivendo la carcassa in decomposizione del cosiddetto processo di pace cercando di attribuire le colpe per il suo fallimento, pochi hanno avuto il coraggio di affermare l’ovvio: l’America è parte del problema, non la soluzione. L’intransigenza israeliana e la flagrante violazione del diritto internazionale, è alimentata dalla sua convinzione che indipendentemente da ciò che fanno, Israele verrà protetto dagli Stati Uniti. La disperazione palestinese è guidata dalla convinzione che il sostegno schiacciante dell’America ad Israele renda le trattative inutili, avendo Israele pochi incentivi a concedere quando è aiutato con così tanti soldi, armamenti e appoggi politici. Per fare solo un esempio, nel febbraio 2011, l’amministrazione Obama mise il veto ad una risoluzione delle Nazioni Unite che dichiarava gli insediamenti israeliani illegali, nonostante il fatto che 130 paesi avevano co-sponsorizzato la risoluzione incluso il supporto di tutti gli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza. Nello stesso anno, nel maggio 2011, il Congresso degli Stati Uniti ha dato al primo ministro Netanyahu 29 “standing ovation” respingendo pubblicamente la posizione del presidente Obama che i confini del 1967 dovrebbero costituire la base per una soluzione finale territoriale. Al contrario, gli europei si sono spostati verso il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il riconoscimento da parte della Svezia e del Vaticano è ufficiale mentre i parlamenti del Regno Unito, Irlanda, Spagna, Francia, Lussemburgo, insieme ad il Parlamento Europeo, hanno approvato un riconoscimento.

 

In sintesi, gli Stati Uniti danno un sostegno palese ad Israele, mentre l’UE cerca di ripulire il caos dovuto agli eccessi israeliani e all’infinita ipocrisia USA. L’incontro di lunedì è l’occasione per esaminare ciò che l’UE può fare per cambiare questa realtà. È tempo per l’Europa di rimboccarsi le maniche, giocare all politica delle potenze, e dichiarare chi sono gli occupanti, senza aspettare la leadership americana per produrre risultati. Se le esperienze di Bosnia, Kosovo, Timor Est e Sud Africa sono da prendere come esempio, un occupante o un regime di apartheid cambierà le sue politiche solo con una combinazione di sanzioni, isolamento internazionale e, come ultima possibilità, forza militare.

L’UE deve essere all’altezza della situazione e dimostrare ai suoi elettori che i fondi europei e la credibilità sono più importanti dell’indulgenza delle parodie americane di imparzialità. È chiaro che l’America non ha scrupoli morali o politici a far rimanere Israele una forza di occupazione. Una volta che l’Europa è riuscita a riconoscere questa realtà, troverà la forza e la legittimazione a proporre politiche indipendenti, in linea con gli obiettivi europei, i propri standard morali, e le proprie leggi.

 

 

Trad. Federico Ard -Invictapalestina

Fonte: https://al-shabaka.org/commentaries/palestine-israel-peace-europe-drowning-in-americas-failures/

(*)Al-Shabaka è un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro la cui missione è quella di educare e stimolare il dibattito pubblico sui diritti umani palestinesi e l’autodeterminazione nel quadro del diritto internazionale.

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