Gli ebrei non hanno bisogno di invocare i “valori ebraici” per giustificare il proprio impegno per la liberazione della Palestina. Anzi, farlo rafforza proprio l’ideologia che da ebrei cerchiamo di smantellare.
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Anna Rajagopal – 13 giugno 2024
Immagin di copertina: Attivisti a una manifestazione contro il cantante pro-Israele Matisyahu a Filadelfia, il 22 marzo 2024. (Foto: Joe Piette/Flickr)
La lotta popolare ebraica per la liberazione palestinese è spesso qualificata con un’invocazione ai “valori ebraici”.
“I miei valori ebraici mi impongono di oppormi al genocidio” (o variazioni) è una frase popolare utilizzata in discorsi, dichiarazioni e slogan, conferendo una legittima approvazione ebraica a ciò che segue.
Così dicono i fondatori e i rappresentanti delle organizzazioni ebraiche If Not Now, Independent Jewish Voices, Na’amod e Jewish Voice for Peace. Così dicono politici come Alexandra Ocasio-Cortez. Così dicono tweet virali e video popolari.
Che sia intenzionale o meno, queste organizzazioni, individui e sentimenti hanno un filo conduttore comune che li allinea ai gruppi e ai movimenti sionisti popolari: un appello alla supremazia ebraica.
Che cosa sono esattamente i valori ebraici? Naturalmente, i valori ebraici, come i valori di qualsiasi religione, coprono un ampio spettro, dal liberatorio al repressivo. Ma se chiedessi a Jonathan Greenblatt, direttore dell’Anti-Defamation League, probabilmente direbbe che questa nozione astratta di “valori ebraici” si riduce alla necessità di difendere la comunità ebraica sostenendo politiche pro-Israele di fronte all’organizzazione pro-Palestina crescente, o che si riduce al sostegno stesso del sionismo. Se chiedessi ai leader militari israeliani, probabilmente direbbero che anche l’attacco genocida a Gaza è stato guidato dai valori ebraici.
Ed è questo il vantaggio retorico, e la trappola, dei “valori ebraici”: non sono concetti concreti o principi guida concordati, e cambiano a seconda di coloro a cui chiedi . Sono inventati.
L’invocazione dei “valori ebraici” è un dispositivo malleabile utilizzato per giustificare decisioni, azioni e dichiarazioni fatte da ebrei, sia nella lotta per la liberazione palestinese che contro di essa. E questo è in definitiva un metodo egoistico e auto-centrato per affrontare la lotta di un altro popolo per la libertà.
E nel processo, l’elevazione dei “valori ebraici” per convalidare la lotta palestinese è fondamentalmente un appello alla supremazia ebraica piuttosto che una ferma opposizione a essa.
Questa linea di argomentazione postula un grande mito di valori indefinibili che cercano di valorizzare il giudaismo come intrinsecamente incompatibile con il genocidio, come intrinsecamente morale, disconnesso o al di sopra della violenza perpetrata in Palestina. Ma la verità è molto più sinistra: il giudaismo è stato adattato per essere un veicolo funzionale per questa violenza.
Piuttosto che affrontare realmente l’uso del giudaismo come meccanismo di dominio imperiale, i cosiddetti ebrei anti-sionisti hanno aggirato il problema rivendicando l’autorità di cancellarlo dall’esistenza. In questo fallimento nell’affrontare la supremazia ebraica come radice del genocidio palestinese, l’anti-sionismo ebraico rivendica una superiorità morale e si assolve da qualsiasi affiliazione con il colonialismo.
Evitiamo la responsabilità e ignoriamo che il giudaismo non ha un’importanza unica nel mondo, che non è una religione “scelta” o nemmeno intrinsecamente buona. Ignoriamo anche ciecamente che i valori ebraici possono essere e sono attualmente utilizzati come un’altra struttura di potere per alimentare una guerra santa che cerca di eradicare qualsiasi cosa e tutto ciò che si oppone alla sua propagazione.
E cantare le lodi dei “valori ebraici” mentre quasi ogni singola istituzione ebraica sostiene materialmente e finanzia il genocidio in Palestina usando lo stesso slogan è, ancora una volta, un meccanismo del sionismo; così concorda la scrittrice Em Cohen:
“Forse dovremmo smettere di elogiare i ‘valori ebraici’ mentre praticamente ogni organizzazione/istituzione ebraica mainstream sostiene la superiorità bianca Euro-Americana e il filosemitismo. Forse elogiare i ‘valori ebraici’ come intrinsecamente buoni moralmente fa parte di quel progetto, non ne è distruttivo.”
Continuando a nasconderci dietro i “valori ebraici”, evitiamo la semplice verità che non abbiamo diritto a nulla: né a rivendicare una superiorità morale, né alla terra di qualcun altro.
Invocando i “valori ebraici”, ci posizioniamo non solo come non-attori in questo genocidio, ma come salvatori dotati della speciale importanza dell’imperativo ebraico.
In definitiva, quel salvataggio non riguarda solo la Palestina; anche lì, esiste una lotta per salvare l’anima stessa del giudaismo. La superiorità morale che i “valori ebraici” rivendicano cerca anche di esonerare il giudaismo dall’associazione con il sionismo, e nasce così un giudaismo fittizio non macchiato dalla atroce morale di stuprare un ragazzo di 13 anni con un tubo o uccidere 274 palestinesi per liberare quattro prigionieri di guerra israeliani.
E quando ci impegniamo in questo dibattito interno alla comunità ebraica che cerca di salvare il giudaismo da coloro che lo confondono con il sionismo, inevitabilmente prende il sopravvento sulla liberazione palestinese. La lotta per la libertà diventa secondaria, quando la preoccupazione principale è il discorso e la lotta all’interno della casa comune.
Questo può essere visto anche nelle figure ebraiche “anti-sioniste” più note che celebrano apertamente il recente rilascio dei prigionieri israeliani o che augurano il meglio ai prigionieri israeliani, prima ancora di pronunciare una parola sui palestinesi uccisi a Nuseirat. Oppure, in coloro che vedono un’innocenza intrinseca nella coscienza degli ufficiali delle Forze di Occupazione Israeliane. Per molti, ancora, c’è la consapevolezza palese di voler che la comunità ebraica “espii il sangue sulle sue mani”.
L’interesse personale è troppo spesso il cuore pulsante dell’anti-sionismo ebraico: la lotta interna contro il sionismo per salvare il giudaismo, regolarmente eclissa la lotta per la liberazione palestinese.
Ma la liberazione palestinese non ha bisogno di nulla di ebraico, tanto meno del salvataggio giustificato dai “valori ebraici”. Come hanno detto per anni gli organizzatori palestinesi: gli ebrei non libereranno la Palestina, lo faranno i palestinesi. E se il giudaismo esisterà senza una nozione di supremazia, sarà stato un sottoprodotto della libertà palestinese piuttosto che una priorità su di essa.
Ma questo non significa certamente che noi, come ebrei, siamo esenti dal lavoro della rivoluzione: tutt’altro. La rivoluzione richiede da noi un nostro decentramento radicale nella lotta per la liberazione e il ricentramento della lotta comunitaria e della libertà collettiva. Finché non saremo in grado di separare il nostro individualismo dalla lotta, serviamo solo il sionismo: gli ebrei non hanno bisogno dei “valori ebraici” per giustificare il nostro impegno per la liberazione palestinese.
Traduzione di Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” -Invictapalestina.org

