Dentro il mito del “Grande Israele”: Folclore e verità dietro lo storico immaginario sionista

Le ambizioni territoriali espansive di creare un “Grande Israele” un tempo sembravano essere solo una fantasia sionista di destra. Oggi, gli eventi attuali a Gaza, in Libano e in Siria mostrano che potrebbe essere più vicino di quanto molti abbiano mai pensato possibile.

Fonte: English version

DI Qassam Muaddi – 17 dicembre 2024 

Immagine di copertina: Una foto diventata virale sui social media mostra presumibilmente le forze israeliane che occupano la cima del Monte Hermon in Siria l’8 dicembre 2024. (Foto: Social Media)

Mentre Israele spingeva le sue forze in profondità nel territorio sovrano siriano dopo la caduta del Regime di Bashar Al-Assad, il termine “Grande Israele” è riemerso nella copertura mediatica. Il termine è stato utilizzato negli ultimi giorni per descrivere l’espansione militare di Israele oltre i suoi confini attualmente riconosciuti, una definizione in continua espansione di ciò che lo Stato israeliano può arrivare a comprendere. Le mappe usate per descriverne la visione spesso riecheggiano storie bibliche che molti sionisti considerano storia. Ma cos’è in realtà l’idea del “Grande Israele”? Esiste davvero un progetto israeliano del genere? E quanto è verosimile che si realizzi?

Mentre i sogni territoriali dei sionisti di destra un tempo sembravano essere nient’altro che fantasie coloniali, gli eventi attuali a Gaza, in Libano e in Siria mostrano che le speranze per l’estrema destra israeliana in ascesa potrebbero essere più vicine alla realizzazione di quanto molti abbiano mai pensato possibile.

Cos’è il “Grande Israele”?

Il termine “Grande Israele” si riferisce all’idea di uno Stato Ebraico che si espande in ampie zone del Medio Oriente come presunta reincarnazione di ciò che la Bibbia descrive come il territorio delle antiche tribù israelite, il Regno israelita o la Terra Promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti. Ci sono almeno tre versioni del “Grande Israele” nella Bibbia.

Nel libro della Genesi, Dio promette ad Abramo la terra “dal torrente d’Egitto all’Eufrate”, per lui e i suoi discendenti. Nel libro del Deuteronomio, Dio dice a Mosè di guidare il popolo ebraico nella conquista della terra che include tutta la Palestina, tutto il Libano e parti di Giordania, Siria ed Egitto. E nel libro di Samuele descrive la “monarchia unita” fondata dal Re Saul della Bibbia, poi ampliata dal Re Davide della Bibbia per includere la Palestina senza il deserto del Negev, parti della Giordania, tutto il Libano e parti della Siria.

All’inizio del ventesimo secolo, il dibattito sui confini dello Stato Ebraico ancora da costituire fu la ragione principale dell’emergere della corrente revisionista all’interno del Movimento Sionista. Nella Dichiarazione Balfour del 1917, la Gran Bretagna promise di stabilire “una patria nazionale per il popolo ebraico in Palestina”. Il nome “Palestina” aveva descritto essenzialmente la terra tra il fiume Giordano e il Mare Mediterraneo per 4.000 anni, con confini variabili, spesso come una sottoparte della Siria o una sua provincia sotto imperi diversi. Ma poiché i confini non erano ancora definiti nell’allora Levante Ottomano, la sponda orientale del fiume Giordano era ampiamente vista come un’estensione della Palestina.

Dopo che Gran Bretagna e Francia divisero il Levante in aree di influenza e dopo la fondazione di un emirato arabo in Giordania, che è l’odierno Regno Hashemita di Giordania, i sionisti tradizionali definirono il loro Progetto per uno Stato Ebraico entro i confini del Mandato Britannico in Palestina. Il leader e teorico sionista Ze’ev Jabotinsky, che fondò la corrente revisionista all’interno del sionismo, non fu d’accordo e insistette sul fatto che il Progetto Sionista dovesse includere la Giordania. Fondò quindi la Banda paramilitare Irgun, in seguito responsabile di varie atrocità durante la Nakba del 1948, il cui emblema includeva una mappa sia della Palestina che della Giordania e la scritta “Terra di Israele”. Questa divenne la moderna concezione politica del “Grande Israele”.

Il “Grande Israele” nella politica israeliana

Dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, i dibattiti teorici hanno lasciato il posto al pragmatismo politico. Israele non ha mai incluso il “Grande Israele” nel suo programma ufficiale e non ha mai rivendicato ufficialmente il diritto di rendere parte del suo dominio il territorio arabo oltre i suoi confini del 1948, anche dopo l’Occupazione della Cisgiordania, di Gaza, del deserto del Sinai e delle Alture siriane del Golan nel 1967. Ha sostenuto che questi erano “territori amministrati” per ragioni di sicurezza fino all’annessione della parte orientale di Gerusalemme e del Golan nei primi anni ’80.

Tuttavia, poiché Israele non ha mai definito i suoi confini, l’idea di un “Grande Israele” è rimasta nell’immaginario degli israeliani della destra religiosa come un mito fondativo che alcuni estremisti hanno preso più seriamente. L’ala destra religiosa ha iniziato a rafforzarsi dopo il 1967, soprattutto negli anni ’70 e ’80. Una convinzione che prese piede in questo periodo fu la tendenza messianica che vede l’espansione di Israele oltre i suoi confini come parte del compimento della fine dei tempi e della venuta del Messia ebreo. Questo movimento guidò l’insediamento nella Cisgiordania Palestinese Occupata, spesso elaborando piani che sarebbero stati in seguito adottati dallo Stato.

Il termine “Grande Israele” riemerse sui media durante l’invasione israeliana del Libano nel 1982, quando le forze israeliane si spinsero in profondità nel territorio libanese oltre il fiume Litani, che in una delle versioni bibliche è il confine settentrionale del “Grande Israele”. Non fu una coincidenza che il “Grande Israele” venisse alla ribalta in quel periodo. Israele era guidato all’epoca dall’ex leader dell’Irgun, Menachem Begin, noto per la sua retorica e le sue opinioni estremiste. Quando Israele si ritirò dal Libano nel 2000, il leader di Hezbollah Hasan Nasrallah dichiarò nel suo famoso discorso a Bint Jbeil che “il Progetto del Grande Israele era finito”.

Il termine è tornato nel dibattito politico attraverso la retorica degli estremisti religiosi di destra del Movimento degli Insediamenti, molti dei quali sono stati eletti nella seconda metà degli anni 2000. Il più noto di loro è Bezalel Smotrich, che ora ricopre la carica di Ministro delle Finanze, con poteri senza precedenti sulla politica degli insediamenti in Cisgiordania. Ha affermato in una vecchia intervista pubblicata in un documentario del canale franco-tedesco Arte, di aver sognato un “Grande Israele che si estende dal Nilo all’Eufrate”, con i confini della Gerusalemme ebraica che si estendono fino alla capitale siriana Damasco. Nel marzo 2023, Smotrich ha scatenato polemiche tenendo un discorso a un gruppo di attivisti pro-Israele a Parigi da un podio allestito con la mappa del “Grande Israele” di Jabotinsky dal vecchio emblema dell’Irgun, che include Palestina e Giordania.

Con le richieste sempre più esplicite dei sionisti religiosi di annettere la Cisgiordania, il termine ha iniziato a essere utilizzato come abbreviazione per una visione di Israele che si estende su tutta la Palestina Storica ed è diventato sinonimo del rifiuto di uno Stato Palestinese. Questa versione del Grande Israele è stata rafforzata con la Legge sullo Stato-Nazione di Israele approvata nel 2018 e con la risoluzione della Knesset (Parlamento) dello scorso febbraio che respingeva la creazione di uno Stato Palestinese in qualsiasi punto tra il fiume e il mare.

Ambizioni territoriali a Gaza, Libano e Siria

Il Genocidio di Gaza e gli eventi in tutta la Regione hanno dato nuova vita anche all’idea del “Grande Israele”.

Dall’inizio dell’attuale Genocidio, sono aumentate le richieste da parte di estremisti religiosi di destra, principalmente dal Movimento dei Coloni della Cisgiordania, di stabilire insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Queste richieste sono state sostenute da ministri e parlamentari.

A gennaio, le organizzazioni dei coloni hanno tenuto una conferenza a Gerusalemme per chiedere di insediare Gaza. Il Ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir ha partecipato all’evento e ha tenuto un discorso. A ottobre, centinaia di israeliani si sono radunati vicino alla barriera di Gaza per chiedere insediamenti a Gaza. Sia Ben-Gvir che Smotrich e altri politici israeliani hanno partecipato e hanno tenuto discorsi. Dal 6 ottobre scorso, Israele ha assediato il Nord di Gaza, costringendo la popolazione ad andarsene, la stessa area in cui il Movimento dei Coloni spera di ristabilire le colonie a Gaza. L’ex Ministro della Guerra israeliano Mosheh Yaalon ha ammesso all’inizio di questo mese che Israele stava commettendo una Pulizia Etnica nel Nord di Gaza, scatenando una reazione negativa nei media israeliani.

Infatti, sembrava che tra le richieste di colonizzare Gaza e gli sforzi per annettere la Cisgiordania, impedendo la creazione di uno Stato Palestinese, l’attuazione pratica del “Grande Israele” fosse sulla buona strada. Ma poi gli eventi in rapida evoluzione in Libano e Siria negli ultimi mesi hanno risvegliato le fantasie di una versione massimalista del “Grande Israele” nel dibattito israeliano.

Le richieste di Israele di creare una zona cuscinetto all’interno del Libano, combinate con la sua invasione del territorio siriano in seguito al crollo del Regime di Bashar Al-Assad, hanno ampliato la mappa concettuale. Mentre le forze israeliane si avvicinavano fino a 23 chilometri da Damasco, gli estremisti religiosi israeliani hanno iniziato a riesumare la retorica biblica per descrivere le loro ambizioni territoriali. A giugno, il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un articolo di cronaca su uno scrittore di libri per bambini israeliano che aveva scritto una storia su un bambino israeliano di nome Alon che voleva andare in Libano, dicendo che “il Libano è nostro” e che non poteva ancora andarci perché “il nemico è ancora lì”. Giovedì scorso, un gruppo di israeliani ortodossi religiosi si è recato sulla cima del Monte Al-Sheikh in Siria, recentemente Occupato dall’esercito israeliano, e ha tenuto una cerimonia religiosa, sotto la vista dei soldati israeliani.

Israele insiste sul fatto che le sue azioni in Siria sono temporanee, mirate a impedire ai gruppi di Resistenza di colmare il vuoto nel Sud della Siria, creato dal crollo dell’esercito siriano. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e il Segretario di Stato Antony Blinken, hanno entrambi ripetuto la stessa argomentazione israeliana, affermando che gli Stati Uniti si assicureranno che la presenza di Israele in Siria non diventi permanente.

Tuttavia, anche l’Occupazione Israeliana della Cisgiordania e delle Alture del Golan nel 1967 è stata definita temporanea. Israele ha amministrato tutti i territori che Occupava nel 1967 attraverso l’esercito israeliano e il suo organo di “Amministrazione Civile” per anni. Ha avviato trattative con la Siria, l’Egitto e la dirigenza palestinese, tutte basate sulla premessa che avrebbe restituito questi territori.

Israele si è ritirato solo dal Sinai egiziano, a condizione che fosse stipulato nel Trattato di Pace di Camp David del 1979 con l’Egitto che il Sinai rimanesse smilitarizzato, senza alcuna presenza dell’esercito egiziano, eccetto una forza minima al confine, e che rimanesse aperto agli investimenti israeliani. Israele si è ritirato dall’interno della Striscia di Gaza nel 2005, solo per imporre un blocco totale su di essa, e attualmente sta cacciando i palestinesi dalla sua parte settentrionale mentre i coloni spingono per stabilirvi nuovi insediamenti. Israele ha annesso le Alture del Golan e la parte orientale di Gerusalemme nel 1981 e attualmente si sta preparando ad annunciare l’annessione della Cisgiordania.

Con un simile record, con l’ascesa del nazionalismo religioso in Israele, e con le azioni di Israele a Gaza, Libano e Siria senza controllo nell’ultimo anno, e la sua attuale spinta in Siria, può qualcuno garantire che la fantasia di un “Grande Israele” sia solo una fantasia nelle menti dei leader israeliani? Al contrario, sembra che l’ideologia suprematista espansionista alimentata dal fanatismo religioso, che attualmente si sta facendo strada tra cadaveri e macerie di intere città, non sia solo un brutto ricordo del passato coloniale.

Qassam Muaddi è il corrispondente dalla Palestina per Mondoweiss.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org