Francesca Albanese: le uccisioni di bambini palestinesi è parte di un più ampio schema di “impunità sistemica” all’interno del sistema giudiziario militare israeliano.
The New Arab – 22 aprile 2025
B’Tselem ha rivelato che l’esercito israeliano dal 7 ottobre 2023 ha ucciso almeno 183 minori palestinesi nella Cisgiordania Occupata, nell’ambito di quella che le organizzazioni per i diritti umani descrivono come una politica del Fuoco Libero sempre più sfrenata, mentre continua l’attacco israeliano a Gaza.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha condannato quella che definisce una politica “indulgente e permissiva” del Fuoco Libero, che, a suo dire, consente alle forze israeliane di sparare ai civili con forza letale. L’organizzazione cita ripetuti casi di uccisioni inutili e illegali, tra cui quello di una bambina di due anni a Jenin all’inizio di quest’anno.
A gennaio, i soldati israeliani hanno sparato alla testa della bambina mentre aprivano il fuoco contro l’abitazione della sua famiglia, sostenendo che un presunto “terrorista ricercato” si fosse barricato all’interno.
Secondo l’indagine di B’Tselem, non è stata trovata alcuna persona; il padre della bambina era l’unico maschio adulto presente e la famiglia non aveva udito alcun segnale di avvertimento presumibilmente lanciato dall’esercito tramite altoparlante. La bambina è stata successivamente evacuata a bordo di un veicolo civile, ma è morta per le ferite riportate.
Le normative israeliane sul fuoco aperto consentono ufficialmente ai soldati di usare la forza letale a due condizioni: La prima, quando le vite sono in pericolo immediato e non c’è altro modo per neutralizzare la minaccia, solo l’aggressore diretto può essere preso di mira; La seconda, quando si tenta di arrestare un sospetto, ai soldati è consentito mirare alle gambe come ultima risorsa, ma solo dopo aver emesso un avvertimento e aver sparato in aria, assicurandosi che nessun altro sia a rischio.
Tuttavia, B’Tselem riferisce che queste regole vengono regolarmente violate o interpretate in modo così ampio da consentire di fatto l’uso della forza letale in situazioni non pericolose per la vita.
È stato documentato che i soldati prendono di mira individui che lanciano pietre o sparano alla parte superiore del corpo anziché alle gambe, contraddicendo le regole stabilite.
L’organizzazione ha anche lanciato l’allarme per una segnalazione di modifica alle regole di ingaggio dell’esercito israeliano in Cisgiordania.
Secondo B’Tselem, il Comando Centrale dell’esercito ha emesso nuovi ordini che allentano ulteriormente le restrizioni sull’uso di proiettili letali, una mossa che si ritiene sia responsabile di un aumento delle morti tra i civili. Dall’ottobre 2023, le truppe o i coloni israeliani hanno ucciso almeno 917 palestinesi nel territorio, secondo i dati del Ministero della Sanità.
L’uccisione di bambini palestinesi da parte delle Forze di Occupazione Israeliane non è una novità. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui DCIP (Difesa Internazionale per l’Infanzia – Palestina), accusano da anni i soldati israeliani di usare sistematicamente la forza eccessiva e letale contro i minori, spesso in violazione del Diritto Internazionale.
DCIP ha documentato la morte di 36 bambini palestinesi in Cisgiordania solo nel 2022 e di oltre 100 nel 2023, rendendo il 2023 uno degli anni più letali per i bambini palestinesi nel territorio dal 2000.
Molti dei bambini uccisi sono stati colpiti da colpi d’arma da fuoco durante incursioni, scontri o proteste. Alcuni sono stati presi di mira senza rappresentare una minaccia immediata, secondo i resoconti di testimoni oculari e le prove video. Altri sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco al petto o alla testa, nonostante le normative prevedano risposte non letali.
Le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente condannato l’uso di munizioni letali da parte di Israele nelle aree civili, in particolare nei campi profughi densamente popolati come Jenin e Balata, dove i bambini sono spesso tra le vittime.
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, ha definito le uccisioni di bambini palestinesi parte di un più ampio schema di “impunità sistemica” all’interno del sistema giudiziario militare israeliano.
Nonostante le crescenti critiche, l’accertamento delle responsabilità rimane raro.
Secondo B’Tselem, pochissime indagini si concludono con procedimenti giudiziari e le condanne sono ancora più rare, rafforzando quella che le organizzazioni per i diritti umani descrivono come una cultura dell’impunità.
Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

