Mazin Qumsiyeh scrive da GAZA

La Palestina è un Paese, ma noi abitanti del luogo la trattiamo come una persona. La visitiamo nei nostri sogni, le cantiamo, ci preoccupiamo, la desideriamo ardentemente.

Gaza 6 Maggio 2025 – Mazin Qumsiyeh

Sono oltre 52.500 le persone uccise a Gaza da questa ondata genocida nell’arco di un anno e mezzo (il 70% sono donne e bambini, oltre 20.000 bambini). Questo senza contare coloro che si trovano sotto le macerie delle loro case, presumibilmente morti.


Ma le mie conversazioni quotidiane con gli amici nella Striscia di Gaza hanno dimostrato che i vivi spesso invidiano coloro che sono morti rapidamente a causa dei bombardamenti o delle esecuzioni da parte dei soldati israeliani. Perché? Perché assistono alle morti più dolorose, quelle causate da ferite non curate, dalla fame, dalla sete e da malattie trasmissibili. Si stima che queste ultime morti siano state decine di migliaia (alcuni dicono quasi 200.000 – non lo sapremo finché i sionisti non smetteranno di bombardare i civili e permetteranno agli internazionali di entrare e fare le statistiche).

La mia amica Hiam cerca di prendersi cura dei suoi genitori. Sua madre soffre di malattie debilitanti e mi parla con voce debole menzionando suo marito malato di diabete, ma non esiste una cura per il diabete e poiché l’unico cibo disponibile è una piccola quantità di farina (amido), le sue condizioni sono peggiorate rapidamente negli ultimi due mesi. Non riesce a parlare, il suo udito e la sua vista stanno diminuendo.

Un altro amico, Islam, dice che sua madre è ferita e sta morendo lentamente davanti ai suoi occhi per mancanza di cure mediche. Le storie sono infinite.

I governi crudeli del nostro mondo (Egitto, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e altri) sono complici di un genocidio riconosciuto (e di un ecocidio, di un scolasticidio, di un medicicidio, di un veriticidio).

Questo, unito all’autorità palestinese, alla collusione araba e al “silenzio assordante”, sta facendo perdere a molti la fiducia nell’umanità, li fa arrendere e desiderare di essere morti!!

Noi che ancora possiamo parlare e agire, lo faremo o aspetteremo che vengano anche a prenderci (e allora sarà troppo tardi).

La Palestina è un Paese, ma noi abitanti del luogo la trattiamo come una persona. La visitiamo nei nostri sogni, le cantiamo, ci preoccupiamo, la desideriamo ardentemente. Pensiamo anche che la Palestina ci ascolti, ci ami, si prenda cura di noi. È come una madre che si prende cura dei suoi figli. Si ferisce, si ribella. Ha anche una storia, un passato, un presente e un futuro. L’unica cosa che la rende diversa da una persona amata è la sua immortalità.

I cuori uniti nel dolore e nella sofferenza non saranno separati dalla gioia e dalla felicità.
I legami intrecciati nella tristezza sono più forti dei legami della gioia e del piacere.

L’amore lavato dalle lacrime rimarrà eternamente puro e fedele.

(Khalil Gibran)

Restiamo umani e teniamo viva la speranza
Mazin Qumsiyeh, un beduino nel cyberspazio

Traduzione a cura di: Rosario Citriniti
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