L’artista ha lasciato Gaza il giorno prima degli attacchi di Hamas contro Israele, il 7 ottobre 2023. Copertina: Malak Mattar di Sarah Booker
di Richard Brooks, 9 maggio 2025
Fonte: English version
All’inizio di ottobre 2023, l’artista autodidatta di Gaza Malak Mattar era ancora bloccata nella sua terra natale. Questo mese, le è stato concesso il raro privilegio di una mostra personale presso la prestigiosa scuola d’arte londinese Central St Martins (CSM).

Fin dalla tarda adolescenza, Mattar si era fatta conoscere per i suoi dipinti dai colori vivaci raffiguranti donne di Gaza, uliveti e frutti, nonché come autrice e illustratrice di un libro di successo per bambini, “Sitti’s Bird”. Due anni fa, ha vinto una borsa di studio per un Master in Belle Arti presso la CSM. Nel settembre 2023 cercò di lasciare Gaza, ma le fu impedito dalle autorità israeliane. Il 6 ottobre Mattar finalmente partì, il giorno prima dell’attacco di Hamas e della successiva invasione israeliana.
Da quando è arrivata nel Regno Unito, a 25 anni, è diventata una stella nascente dell’arte palestinese con le sue opere potenti che raffigurano gli effetti della guerra a Gaza, dove lei stessa ha perso dei parenti. A marzo, sono stati uccisi anche tre ammirati artisti locali. “L’invasione e la devastazione della mia terra natale mi hanno privato del colore nel mio lavoro per più di un anno”, afferma Mattar.

Così ha cominciato a dedicarsi al monocromatico bianco e nero con opere come “No Words”, un enorme olio su tela che ritrae la carneficina di Gaza attraverso immagini di teschi, case distrutte e, al centro, un giovane a cavallo che traina un carretto con i suoi pochi averi. Quando fu esposto in una galleria di Venezia, l’opera fu paragonata al Guernica di Picasso. Sarà esposta in una galleria di New York questa settimana. Altre opere includono “Death Road”, che raffigura uomini di Gaza prigionieri, allineati sotto la sorveglianza di un ufficiale dell’IDF, e “Premature Stolen Babies”, un disegno di quattro neonati, prelevati dalle loro incubatrici.
Anche quando lavorava a Gaza prima del 7 ottobre, Mattar veniva spesso ostacolata. La sua mostra a Gerusalemme Est fu chiusa dalle autorità israeliane e poi le fu impedito di spedire un dipinto a un acquirente americano. “Mi sentivo ammanettata da Israele; sentivo il soffocamento di vivere in quella che era praticamente una prigione”.
La sua mostra, in programma dal 15 maggio presso le Window Galleries di Granary Square, vicino a King’s Cross, includerà un’altra grande tela (quattro metri di larghezza per due di altezza) con, al centro, una fenice che risorge dalle ceneri della distruzione di Gaza, circondata da gente del posto e da un ulivo. L’uccello è il simbolo della sua terra natale. Per questo collage, Mattar ha dipinto la sua fenice di rosso e l’ulivo di verde. “Ho sentito che potevo usare di nuovo il colore perché ho iniziato questo lavoro quando abbiamo avuto quel breve cessate il fuoco all’inizio di quest’anno”. Saranno inclusi anche diversi “libri a fisarmonica” con immagini di persone e animali domestici su pagine diverse, oltre a una donna accanto a un carro armato.

Mattar è rimasta sconvolta da quella che ha ritenuto essere la mancanza di sostegno da parte del suo college per Gaza. “Sono stati uccisi più di 18.000 bambini”, afferma. Eppure il St Martins aveva espresso solidarietà all’Ucraina dopo l’invasione russa. Così, a marzo, Mattar si è lamentata con un’alta figura dell’University of Arts London (UAL), che sovrintende al CMS. La loro risposta è stata che, sebbene l’organizzazione desideri la pace tra Israele e Gaza, la UAL non ritiene di poter sostenere apertamente una parte contro l’altra.
Mattar si è sentita anche svantaggiata economicamente rispetto agli studenti ucraini, che, dopo gli attacchi russi, hanno pagato tasse universitarie più basse dei cittadini britannici. Alla fine, Mattar ha ottenuto un sostegno finanziario dal fondo di sostegno della UAL per le difficoltà economiche del secondo anno, dopo la scadenza della borsa di studio del primo anno della Said Foundation.
Nonostante questi disaccordi, Mattar è chiaramente lieta di avere una sua mostra personale. “Sono la prima palestinese ad avere una mostra personale al St Martins”. Il suo orgoglio è palpabile.
Traduzione a cura di: Simonetta Lambertini
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