Israele continua a distruggere le fonti d’acqua: civili presi di mira mentre scavavano un pozzo nel Nord di Gaza

La Macchina da Guerra israeliana ha distrutto oltre 330.000 metri lineari di reti idriche e 655.000 metri lineari di reti fognarie, oltre a circa 2.850.000 metri lineari di strade e vie.

Fonte: English version

Del Centro Palestinese per i Diritti Umani – 19 maggio 2025

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) condanna con la massima fermezza l’uccisione di un gruppo di volontari e attivisti palestinesi da parte delle Forze di Occupazione Israeliane domenica 18 maggio 2025, nella zona di al-Saftawi, nella Striscia di Gaza settentrionale, mentre stavano scavando un pozzo per rifornire d’acqua i residenti, data l’incapacità dei comuni e degli enti locali di Gaza di rifornirli. Le immagini dell’attacco hanno rivelato l’orribile Crimine delle Forze di Occupazione Israeliane, che hanno preso di mira direttamente e ingiustificatamente i civili, in palese disprezzo per il principio di distinzione, che garantisce la protezione dei civili e delle loro proprietà. Questo Crimine riflette la deliberata distruzione di fonti idriche da parte delle Forze di Occupazione Israeliane, con l’obiettivo di trasformare Gaza in una zona invivibile e di sfollare forzatamente i residenti della Striscia di Gaza settentrionale.

Secondo il monitoraggio del nostro personale, intorno alle 18:15 di domenica, aerei da guerra israeliani hanno lanciato almeno un missile contro un gruppo di attivisti che stavano scavando un pozzo d’acqua vicino alla stazione di servizio di al-Waleed nella zona di a-Saftawi, a Nord della Striscia di Gaza. L’attacco ha causato la morte di sette persone, identificate come: ‘Awni Mohammed ‘Awni Abu al-Nour di 18 anni, Ibrahim Mohammed Isma’il Khela di 27 anni, Isma’il Mohammed Isma’il Khela e Anas Ramadan ‘Abed al-Razeq Shanan di 29, Fawzi Nafiz Mohammed al-Dadad di 36, Hasan Mohammed Abu Warda di 30 e Tareq Ziyad Mohammed Tanboura di 24 anni. Inoltre, altre cinque persone hanno riportato ferite di varia natura. È importante notare che gli attivisti presi di mira stavano scavando il pozzo a causa della scarsità d’acqua nella zona e dell’incapacità del comune di Gaza di erogare acqua nelle case dei residenti.

Questo Crimine non è stato un episodio separato, ma è avvenuto nell’ambito di una feroce Campagna volta a uccidere civili senza deterrenza e a distruggere le strade, le infrastrutture idriche e sanitarie di Gaza negli ultimi 19 mesi. La Macchina da Guerra israeliana ha distrutto oltre 330.000 metri lineari di reti idriche e 655.000 metri lineari di reti fognarie, oltre a circa 2.850.000 metri lineari di strade e vie. Inoltre, sono stati presi di mira 719 pozzi d’acqua e sono stati inflitti danni totali o parziali all’89% delle risorse idriche e igienico-sanitarie. Ciò ha causato insicurezza idrica per oltre il 91% della popolazione di Gaza, con il 65% di essa che riceve meno di 6 litri a persona al giorno, il che costituisce una deliberata violazione del Diritto alla Vita e alla Dignità Umana.

Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, la distruzione delle infrastrutture idriche di Gaza ha raggiunto livelli catastrofici e senza precedenti, con la distruzione del 71% degli impianti comunali di desalinizzazione dell’acqua di mare (100% nel Nord di Gaza e a Gaza Città), del 69% dei pozzi di produzione idrica (fino all’88% in alcune aree) e del 66% dei serbatoi d’acqua. Inoltre, il principale impianto di desalinizzazione dell’acqua di mare nel Nord di Gaza, che produceva 10.000 metri cubi al giorno, è stato distrutto. Oxfam ha riferito che, a causa di questa distruzione e della carenza di carburante, la produzione idrica è diminuita dell’84%, aggravando le sofferenze della popolazione ed esasperando la crisi di accesso all’acqua potabile e all’acqua per uso domestico, a fronte del quasi collasso delle infrastrutture.

Il PCHR afferma che in questo Crimine Complesso, le Forze di Occupazione Israeliane hanno ucciso civili innocenti che lottavano per garantire il loro diritto all’acqua, nell’ambito di una strategia deliberata che viola tutte le leggi e le convenzioni internazionali privando la popolazione della Striscia di Gaza di acqua e fonti di cibo. Ciò si è concretizzato attraverso la fame e la sete, utilizzate sistematicamente come Armi di Guerra volte alla sottomissione e allo sfollamento dei residenti, imponendo condizioni di vita così dure che si allineano con gli elementi del Genocidio, come delineato nell’Articolo II della Convenzione sul Genocidio del 1948. L’intento di questa strategia è quello di infliggere deliberatamente ai residenti della Striscia di Gaza condizioni di vita volte a causarne la distruzione fisica, totale o parziale. La gravità di queste azioni risiede non solo nella trasformazione delle risorse idriche in strumenti di oppressione, ma anche nel riflettere una forma di Ecocidio, che mina gravemente i diritti dei palestinesi alla vita, al cibo, alla terra e alla dignità, come sancito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali. 

Alla luce di quanto sopra, il PCHR sottolinea l’urgente necessità che la comunità internazionale condanni questi Crimini e vi ponga immediatamente fine. Il PCHR invita inoltre gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza a risvegliare la loro coscienza collettiva e a lavorare per emanare una Risoluzione vincolante e immediata per porre fine alla guerra, garantire la protezione dei civili nella Striscia di Gaza e migliorare il loro accesso all’acqua e alle forniture alimentari essenziali, attivando il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite contro Israele. Il PCHR invita inoltre le Alte Parti Contraenti delle quattro Convenzioni di Ginevra a esercitare pressioni e a obbligare Israele ad aprire corridoi umanitari sicuri per la fornitura di acqua, carburante e aiuti umanitari, e a stanziare risorse urgenti per riparare le reti idriche e fognarie danneggiate, garantendo il ripristino delle minime necessità di vita per la popolazione di Gaza.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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