L’Europa sta finalmente intervenendo per la Palestina, ma è troppo poco e troppo tardi.

L’Unione Europea ha il potere di fermare il Massacro dilagante di Israele a Gaza. Ma anche le recenti azioni di pressione su Israele riflettono la riluttanza dell’Unione Europea a fermare il Genocidio.

Fonte: English version

Di Mitchell Plitnick – 24 maggio 2025 

Mercoledì, le forze israeliane in Cisgiordania hanno aperto il fuoco contro una delegazione di diplomatici europei, arabi e asiatici. In un’ulteriore dimostrazione di arroganza israeliana, l’esercito israeliano ha dichiarato di essere “dispiaciuto per l’inconveniente”.

La tempistica di questo incidente non è casuale. All’inizio di questa settimana, l’Unione Europea, molti dei suoi Stati membri e altri Paesi occidentali hanno rilasciato dichiarazioni e adottato misure che sembravano finalmente rappresentare azioni concrete per fare pressione su Israele affinché cambiasse il suo comportamento a Gaza e in Cisgiordania.

La domanda è se sia davvero quello che è successo.

Tutto è iniziato con una lettera di una coalizione di Stati che finanzia gli sforzi umanitari internazionali. A ciò hanno fatto seguito le minacce di sanzioni mirate e altre azioni da parte di Regno Unito, Francia e Canada se Israele non avesse ridotto la sua offensiva a Gaza, consentito l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia e cessato l’aggressione in Cisgiordania.

Il Regno Unito ha poi annunciato la sospensione dei negoziati per un accordo di libero scambio con Israele, in corso da anni, e l’imposizione di sanzioni a diversi leader, gruppi e cosiddetti “avamposti” di coloni in Cisgiordania. Infine, l’Unione Europea ha votato per rivedere il suo accordo commerciale con Israele, poiché l’accordo si basa sul rispetto del Diritto Internazionale e delle norme sui diritti umani.

Sembrerebbe che l’Europa stia finalmente iniziando ad agire. Ma è davvero così?

La lettera dei donatori

Una coalizione di 24 Stati, più l’Unione Europea, ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede a Israele di “consentire immediatamente la piena ripresa degli aiuti a Gaza e consentire alle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie di lavorare in modo indipendente e imparziale per salvare vite umane, ridurre le sofferenze e preservare la dignità”.

Questo è, ovviamente, ciò che Israele dovrebbe fare immediatamente. Ciò che manca in modo così evidente è la clausola più importante, quella che inizia con “oppure…”.

Appelli come questo risuonano nell’etere da quando Israele ha iniziato il suo assalto sfacciatamente Genocida in seguito agli attacchi del 7 ottobre 2023. Israele ha sempre operato basandosi su un calcolo elementare di costi e benefici. Questo è particolarmente vero per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sebbene lui, molto più della maggior parte dei leader israeliani, abbia sempre basato questo calcolo più sui propri interessi personali che su quelli dello Stato.

Senza una qualche minaccia, una qualche sanzione significativa, perché qualcuno dovrebbe pensare che Israele ascolterebbe? Questa dichiarazione non accenna minimamente a conseguenze per Israele qualora non ottemperasse all’appello.

Gli Stati che hanno firmato questa dichiarazione si sono uniti non sulla base dei loro rapporti con Israele, ma sulla loro posizione di sostenitori di organizzazioni umanitarie in tutto il mondo, compresa Gaza. Netanyahu non ha motivo di preoccuparsi del loro appello. Ha fatto tutto il possibile per indebolire il meccanismo globale degli aiuti umanitari, uno sforzo che sostiene il ben più ampio lavoro degli Stati Uniti per distruggere gli aiuti umanitari in tutto il mondo.

Senza alcuna minaccia, nessun Paese cederebbe a queste richieste, soprattutto non Israele, che non prova altro che disprezzo per tali sentimenti.

La dichiarazione di Regno Unito, Francia e Canada

Al contrario, la dichiarazione rilasciata da Regno Unito, Francia e Canada è più specifica e ampia nelle sue richieste e minaccia conseguenze. In apparenza, quindi, sembra più probabile che abbia un impatto reale. Ma scavando un po’ più a fondo, si vedono meno motivi di ottimismo.

La lettera chiede “al governo israeliano di interrompere le sue operazioni militari a Gaza e di consentire immediatamente l’ingresso degli aiuti umanitari nell’enclave. Ciò deve includere l’impegno con le Nazioni Unite per garantire il ritorno alla distribuzione di aiuti in linea con i principi umanitari”.

Invita inoltre Israele ad abbandonare l’idea di sfollare la popolazione di Gaza e a “bloccare gli insediamenti”. In diversi punti, la lettera minaccia “ulteriori azioni”, sebbene fino al riferimento agli insediamenti non specifichi quali azioni potrebbero essere prese in considerazione. In relazione all’espansione degli insediamenti, minaccia “sanzioni mirate”.

L’ex Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha emanato sanzioni mirate contro specifici leader di coloni e imprese di insediamento. Ma ne è venuto a capo poco. All’epoca, gli osservatori avevano notato che le sanzioni imposte da Biden non avrebbero scoraggiato i coloni a meno che non fossero state estese, dato che i coloni israeliani e il governo che collabora a stretto contatto con loro continuavano a perpetrare violenze contro i palestinesi. Non ci fu mai un seguito del genere, e persino le modeste sanzioni di Biden furono immediatamente revocate con l’insediamento di Donald Trump.

Martedì, il Regno Unito ha emanato alcune sanzioni mirate contro due leader di coloni, due cosiddetti “avamposti” (si tratta di insediamenti selvaggi costruiti senza licenza del governo israeliano e vengono chiamati avamposti finché Israele non li legalizza e li riconosce retroattivamente, momento in cui Israele li tratta come qualsiasi altro insediamento) e due organizzazioni di coloni.

Le sanzioni riguardano principalmente i beni detenuti nel Regno Unito, le transazioni commerciali effettuate nel Regno Unito o i viaggi verso il Regno Unito. Si tratta di sanzioni simili a quelle di Biden, ma di minore impatto, poiché il Regno Unito non ha il controllo sui meccanismi delle transazioni globali che hanno gli Stati Uniti. Né il Regno Unito ha la stessa probabilità degli Stati Uniti di essere il luogo in cui i coloni detengono beni. Si può solo immaginare che uno degli obiettivi del Regno Unito, la nota leader dei coloni Daniella Weiss, ne venga a conoscenza e ne rida, tanto è assurda l’idea che questo possa scoraggiarla anche solo minimamente.

A parte queste sanzioni mirate, la lettera Regno Unito-Francia-Canada non chiarisce quali “ulteriori azioni” potrebbe intraprendere. Finché non lo farà, Israele non la prenderà sul serio.

Il Regno Unito sospende i negoziati di libero scambio

Oltre alle sanzioni irrisorie, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha anche annunciato che il suo Paese avrebbe sospeso i negoziati per un accordo di libero scambio con Israele. Sembra una cosa importante. Il Regno Unito era solo l’ottavo maggiore importatore di beni israeliani nel 2024, pari al 2,6% delle esportazioni israeliane. Un nuovo accordo commerciale probabilmente aumenterebbe considerevolmente questa cifra.

Ma non è stata la priorità per Israele che si potrebbe pensare. I negoziati di libero scambio sono stati avviati nel 2022 e sono in gran parte in stallo dallo scorso anno, quando il Regno Unito ha introdotto una restrizione simbolica su un numero limitato di vendite di armi a Israele, una mossa che ha portato un po’ di freddo nelle relazioni tra i due stretti alleati. Sebbene entrambe le parti sostenessero che la questione delle armi non avrebbe influenzato i negoziati commerciali, l’ultimo ciclo di negoziati si è svolto più di un anno fa, nell’aprile 2024. Vale anche la pena notare che recenti rapporti mostrano che quelle vendite di armi sono andate avanti nonostante la restrizione sulle licenze imposta dal governo britannico.

In altre parole, i negoziati commerciali che Starmer ha sospeso erano già stati sospesi. Senza dubbio, mettere in luce la negligenza di Netanyahu nei confronti degli interessi commerciali di Israele a favore della sua ricerca personale e ideologica di corruzione e Genocidio non sarà gradita ad alcuni leader imprenditoriali israeliani. Ma è improbabile che ciò costituisca un fattore significativo nell’aumentare il costo interno per il continuo perseguimento dei suoi obiettivi da parte di Netanyahu.

Come Biden, Starmer ha finto di agire contro Israele per costringerlo a rinunciare alla sua linea Genocida sia a Gaza che in Cisgiordania. E come Biden, questo è stato semplicemente un tentativo di placare il crescente coro di voci tra i suoi elettori che chiedono al loro Paese di smettere di sostenere il Genocidio e l’Apartheid in Palestina e Israele, pur mantenendo il suo pieno sostegno a Israele.

L’UE “rivede” il suo accordo commerciale con Israele

Martedì, l’Unione Europea ha votato per “rivedere” il suo accordo commerciale con Israele. Si parla di “revisione dell’Articolo 2”, poiché questo articolo afferma che l’accordo “si basa sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici”, una norma che Israele ovviamente non rispetta.

Sebbene questa revisione abbia il potenziale per avere un impatto significativo su Israele, è più probabile che si concluda come un’ennesima sciocchezza. La risposta a quale esito prevarrà dipenderà dal livello di volontà politica dell’Unione Europea. Alla luce dei recenti risultati dell’Europa, questa non è una prospettiva rosea.

Tragicamente, Spagna e Irlanda avevano richiesto la revisione per la prima volta quindici mesi fa in una lettera all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Quella lettera fu ignorata, poiché i due Paesi all’epoca si trovavano da soli. Ora, l’Unione Europea ha votato 27 a 17 per procedere con la revisione.

Come tante altre cose, non possiamo che piangere per il fatto che questa avrebbe potuto portare dei benefici concreti quindici mesi fa. Oggi, la sua potenziale utilità è diminuita e, cosa ben peggiore, il ritardo è costato la vita a decine di migliaia di innocenti, con il bilancio delle vittime che continua a crescere rapidamente.

Persino la lettera iniziale di Spagna e Irlanda chiedeva semplicemente l’adozione di “misure appropriate” qualora la revisione accertasse, come ogni persona onesta dovrebbe fare, che Israele violasse il Diritto Internazionale Umanitario e qualsiasi criterio di rispetto dei diritti umani e della democrazia.

Sembra improbabile che una richiesta così vaga si traduca in sanzioni che Israele percepirebbe in modo misurabile, tanto meno in misura sufficiente a scoraggiare la sua sete di sangue.

Ciononostante, la revisione dell’Unione Europea è la migliore speranza per i palestinesi. Sebbene Israele goda di ampio sostegno nell’Unione Europea per le sue politiche Genocide, in particolare dalla Germania, vi è anche una crescente preoccupazione tra molti Stati dell’Unione per le proteste a sostegno del popolo palestinese.

Spagna e Irlanda sono Stati influenti nell’Unione Europea, e alcuni Stati, come i Paesi Bassi, che in precedenza hanno sostenuto fermamente Israele, stanno iniziando a vacillare.

Forse ancora più importante, l’Unione Europea è il principale alleato commerciale di Israele, rappresentando il 32% del commercio globale israeliano nel 2024. Al contrario, Israele è solo il 31° alleato dell’Unione Europea, rappresentando solo lo 0,8% del commercio globale dell’Unione.

Chiaramente, l’Unione Europea può fare a meno di Israele, mentre il contrario è tutt’altro che vero. Se l’Europa decidesse di usare il suo potere per influenzare Israele, potrebbe rivaleggiare con gli Stati Uniti. Ma l’Unione Europea ha sempre seguito l’esempio degli Stati Uniti su Israele.

Con Donald Trump, tuttavia, non è chiaro se gli Stati Uniti reagirebbero negativamente all’azione dell’Unione Europea contro Israele come avrebbero fatto i precedenti presidenti. C’è sempre stato un messaggio implicito: Washington avrebbe dovuto gestire Israele e i suoi alleati non avrebbero dovuto agire da soli. Con Trump, questo messaggio è meno chiaro, e si riflette persino nei modesti passi compiuti dall’Unione Europea questa settimana.

L’Unione Europea ha il potenziale, come sempre, per fermare questo Massacro dilagante. Le azioni di questa settimana, per quanto inefficaci, costituiscono una minaccia proprio in tal senso. E anche questo è avvenuto solo perché un’enorme massa di persone lo ha richiesto. Ora è il momento di raddoppiare queste richieste e di intensificare le nostre proteste.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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