Non parlo a nome dell’odio, ma della rabbia giusta. Quella che nasce davanti all’ipocrisia di chi si nasconde dietro il trauma dei propri nonni per legittimare le atrocità del presente.
1 Giugno 2025 – Katja Brunetti dai suoi POST FB.
Perché abbiamo ancora l’ardire di dire che uccidere civili, donne, bambini, non è “difesa”, ma barbarie.
È surreale pensare che tra chi approva questi crimini ci siano anche madri: come si concilia l’istinto di protezione con l’assenso alla morte di altri figli? Quale abisso morale bisogna attraversare per firmare, consapevolmente, la condanna a morte di innocenti? Tutelare l’infanzia dovrebbe essere un principio sacro, non un privilegio etnico. E invece vediamo mani che si alzano a votare la distruzione, occhi che si chiudono davanti ai corpi, bocche che si riempiono di giustificazioni mentre si calpesta la dignità umana.
Non parlo a nome dell’odio, ma della rabbia giusta. Quella che nasce davanti all’ipocrisia di chi si nasconde dietro il trauma dei propri nonni per legittimare le atrocità del presente. Gli ebrei che hanno sofferto l’Olocausto, quelli che hanno conosciuto l’inferno e ne sono usciti con l’umanità intatta, si rivolterebbero nella tomba davanti a tutto questo.
Chi oggi sostiene questo genocidio non merita la solidarietà del mondo. Ha scelto di stare dalla parte della disumanità, e con essa cadrà. La storia ha già visto mostri del genere: hanno avuto il loro momento, poi sono stati giudicati. State scolpendo il vostro nome tra i carnefici della storia, e nessuna memoria del dolore passato potrà più salvarvi.
Non siete la continuazione di una tragedia, siete l’inizio di un’altra. Il sangue che oggi accettate di versare vi marchierà per sempre. Quando tutto sarà finito, non troverete né pietà né giustificazione: solo vergogna, e il rifiuto del mondo intero. E forse, un giorno, nemmeno i vostri figli vorranno più portare il vostro nome.

A dirla tutta, l’intento era chiaro fin dall’inizio. L’ho scritto mille volte, e l’ho fatto con parole talmente esplicite che trovo quasi ridicolo che stati e governi fingano di accorgersene solo ora, dopo che è stato pubblicamente dichiarato. Mi viene da pensare, con un misto di sarcasmo e amarezza, che la mia intelligenza debba ormai sfiorare quella mostruosa e infinita “dell’intelligenza artificiale”. Ma non è di me che voglio parlare.
Attenzione. L’interesse per Gaza non deve calare. Non possiamo permettere che venga affossato sotto una coltre di notizie irrilevanti o volutamente distrattive. Per mesi i media hanno riempito pagine e pagine con futilità, evitando persino un trafiletto sullo sterminio in atto del popolo palestinese. È stato devastante rendersi conto dell’orrore, grazie solo al lavoro coraggioso di giornalisti indipendenti: “i freelance” veri, non i servi del potere, che hanno riportato ciò che molti altri hanno deliberatamente oscurato, manipolato, negato.
Mentre la macchina dell’informazione si concentrava sulla “tiktoker napoletana De Crescenzo” forse scelta per farci “decrescere” l’attenzione, il genocidio continuava nell’ombra. Ma a decrescere, in realtà, è stata solo la credibilità dell’informazione ufficiale. Giornalismo? No. Quello è servilismo, non informazione.
E allora svegliamoci. Non lasciamoci manipolare. Continuiamo a far tremare chi deve tremare. Non spegniamo i riflettori sul genocidio in corso: donne, bambini, civili innocenti massacrati dalle bombe, bruciati vivi, torturati, stuprati. Perché ogni volta che distogliamo lo sguardo, ogni silenzio, ogni distrazione li autorizza ad andare avanti. A portare avanti un progetto che non ha nulla di religioso né di difensivo: è coloniale, è predatorio, è l’annientamento sistematico di un popolo e della sua memoria.
Si parla apertamente persino nei testi religiosi da cui qualcuno trae slogan disumani, dell’eliminazione di ogni bue e ogni bambino palestinese, perché sul suolo israeliano “non deve rimanere nessuno”, anche se quel suolo non è il loro. Gaza deve sparire, per lasciare spazio a insediamenti lussuosi vista mare. Questa è la verità. Altro che sicurezza.
Ieri le pagine erano intasate dalla notizia straziante di un femminicidio: una ragazza di 14 anni, uccisa a Fragola. Sì, dobbiamo indignarci. Dobbiamo parlarne. Così come è giusto condannare la minaccia indegna rivolta alla figlia della Meloni, perché nessuna ideologia, nessuna rabbia, nemmeno la più giusta, giustifica la violenza o la sua evocazione.
Ma quello che chiedo: “che imploro è che non smettiate di chiedere giustizia anche per Gaza”. Che non lasciate che le notizie legittime diventino il pretesto per dimenticare quelle scomode. Continuate a gridare “Palestina libera”. Perché la mobilitazione ha funzionato. Qualcosa si è mosso. Ma se ci fermiamo ora, se lasciamo che il buio torni a coprire tutto, il popolo palestinese verrà cancellato. Anche nella memoria.
PALESTINA LIBERA. Ora, sempre.

