Utilizzare il boicottaggio come forma di resistenza non violenta, verificando quali aziende sono implicate con Israele nella lista di Don’t Buy Into Occupation e segnalate dalla campagna BDS.
Dalla Newsletter di Banca Etica
In questi venti mesi di bombardamenti indiscriminati contro i civili nella Striscia di Gaza, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, ci siamo spesso chieste e chiesti quali iniziative intraprendere – come Banca Etica e come comunità – per contribuire a porre fine a ciò che si configura come un genocidio della popolazione palestinese. Un orrore cui non credevamo di poter assistere: si pensi solo al fuoco aperto sulle persone stremate in attesa della distribuzione dei pochi aiuti alimentari, oppure agli innumerevoli attacchi deliberati alle scuole che ospitano i rifugiati, oltre che agli ospedali e agli operatori sanitari in servizio.
Mentre scriviamo sono più di 54mila le persone uccise dalle bombe israeliane a Gaza secondo le ultime stime, quasi certamente al ribasso. A questo tragico bilancio si sommano 120 mila feriti e due milioni di profughi, una cifra persino più alta di quella dell’esodo forzato della popolazione araba palestinese durante la Nakba (la “catastrofe”) del 1948, quando venne fondato lo Stato di Israele al termine del mandato britannico nell’area. Senza dimenticare le azioni violente condotte in Cisgiordania dai coloni israeliani (spesso protetti dall’esercito di Tel Aviv) o gli sgomberi forzati, le demolizioni di case e la distruzione di attività commerciali nella Striscia di Gaza, a formare un quadro drammatico e inaccettabile.
Di genocidio nei confronti della popolazione palestinese ha espressamente parlato l’Istituto Lemkin per la Prevenzione del Genocidio, un osservatorio internazionale e centro di advocacy dedicato alla prevenzione dei genocidi, ispirato all’opera di Raphael Lemkin, giurista polacco di origine ebraica che coniò il termine “genocidio” e fu il principale promotore della Convenzione ONU del 1948 sulla prevenzione e repressione di questo crimine. Lo ha fatto più volte anche la relatrice ONU per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che da mesi si spende instancabilmente per denunciare quanto sta accadendo e che nel suo prossimo report promette di rivelare anche quali dinamiche economiche sarebbero sottostanti al perpetrarsi dell’eccidio della popolazione palestinese.
Ed è su quest’ultimo piano in particolare che bisogna agire.
Negli scorsi mesi abbiamo organizzato, in collaborazione con Medici senza frontiere, una raccolta fondi per sostenere le attività dell’organizzazione umanitaria a Gaza. Più tardi abbiamo dato vita a un secondo crowdfunding , i cui proventi sono stati destinati a una serie di piccoli imprenditori agricoli palestinesi, le cui attività erano state danneggiate o distrutte per mano dei coloni israeliani. Abbiamo dato voce ai nostri partner di Acad Finance, un’organizzazione di microfinanza palestinese con la quale abbiamo in corso progetti da anni sul territorio, e a tante realtà nostre clienti che operano a Gaza e nei Territori occupati.
Ma non vogliamo fermarci qui. Siamo convinte e convinti che si debba fare qualcosa di più non solo per fermare il massacro, ma anche per porre fine a un’occupazione illegale ai sensi del diritto internazionale.
Per questo vi chiediamo di:
✔️ aderire insieme a noi, entro l’8 giugno, all’appello per chiedere al Governo italiano di bloccare il rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione militare con Israele, una partnership che sembra violare la legge 185/1990, la norma sull’export di armi italiane in difesa della quale Banca Etica si è battuta insieme ad altre organizzazioni. Potete inviare una lettera ai nostri e alle nostre parlamentari usando questo fac-simile.
✔️Donare per la campagna di Un Ponte Per – “Acqua per Gaza”.
✔️ Partecipare alla manifestazione del 21 giugno a Roma promossa da oltre 300 realtà. Il corteo fa parte della campagna internazionale Stop Rearm Europe ed è stato indetto da Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Cgil, Anpi, Attac, Refugees welcome, Unione degli studenti, Transform Italia e Giuristi democratici, oltre alla comunità palestinese.
✔️ Utilizzare il boicottaggio come forma di resistenza non violenta, verificando quali aziende sono implicate con Israele nella lista di Don’t Buy Into Occupation e segnalate dalla campagna BDS.
✔️Firmare la campagna “Stop al Genocidio” promossa da Amnesty per chiedere alla UE di rivedere l’accordo di associazione con Israele, per non sostenere l’occupazione illegale dei territori palestinesi e il massacro a Gaza.
✔️ Firmare la campagna di Oxfam “Let aid in” per chiedere l´ingresso degli aiuti umanitari a Gaza in modo imparziale, neutrale e indipendente.
Dobbiamo continuare a fare pressione per chiedere giustizia e libertà per il popolo palestinese e per tutte le comunità vittime di violenza e di negazione dei diritti umani e civili. Scegliere una banca, come Banca Etica, che non finanzi il settore degli armamenti è un passo importante in questa direzione.

Democrazia e voto: il referendum dell’8 e 9 giugno
Ti ricordiamo che i prossimi 8 e 9 giugno saremo chiamate e chiamati a votare per cinque quesiti referendari abrogativi su temi come lavoro e cittadinanza,che toccano quindi da vicino la vita quotidiana di milioni di persone.
Partecipare al voto è un diritto e un dovere di tutte e tutti ed è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per mantenere vivo l’esercizio della democrazia.
Non mancare, il tuo voto è fondamentale!
Questa email ti è stata inviata da:
BANCA ETICA
Via Niccolò Tommaseo, 7 35131
Padova,PD IT

