Il Dr. Feroz Sidhwa relaziona alle Nazioni Unite

    Il dottor Sidhwa ha scongiurato il Consiglio di applicare sette misure, tra cui un embargo sulle armi, definendo la loro inazione “una testimonianza del tracrollo della nostra coscienza”

    6 giugno 2025 – Leila Buongiorno – Invictapalestina

    In un discorso molto critico alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Medio Oriente e Gaza, il chirurgo traumatologo americano Dr. Feroze Sidhwa ha fornito un resoconto di prima mano del collasso del sistema sanitario di Gaza, attingendo alle sue due missioni mediche a Khan Younis. “Non sono qui in veste di politico, ma come medico testimone della distruzione deliberata dell’assistenza sanitaria, degli attacchi contro i miei colleghi e dello sterminio di un popolo”, ha dichiarato, descrivendo interventi chirurgici eseguiti su pavimenti sporchi senza anestesia e bambini che muoiono per cause prevenibili a causa del blocco delle forniture mediche da parte di Israele. Con dettagli agghiaccianti, ha raccontato di aver curato donne incinte “con il ventre squarciato e il feto tagliato in due” e ha rivelato che l’83% dei medici americani a Gaza ha riferito di aver visto bambini con ferite da arma da fuoco alla testa o al torace.

    “Non si è trattato di incapacità medica: il sistema sanitario è stato deliberatamente demolito con violazioni del diritto internazionale”, ha sottolineato, “ed è stata volontariamente provocata una carestia che attualmente uccide più civili delle bombe. La sua testimonianza ha raggiunto il culmine con l’evento del 18 marzo all’ospedale Nasser, dove in una sola mattinata sono arrivati 221 feriti, 90 dei quali già morti all’arrivo, quasi la metà dei quali bambini: una situazione che nessun sistema sanitario assediato avrebbe potuto affrontare.

    “I genitori memorizzano i vestiti dei loro figli per poterne identificare i resti in caso di uccisione”, ha detto, denunciando il costo psicologico della guerra: quasi la metà dei bambini di Gaza attualmente soffre di istinti suicidi e chiede: “Perché non sono morto con la mia famiglia?”. Il dottor Sidhwa ha scongiurato il Consiglio di applicare sette misure, tra cui un embargo sulle armi, definendo la loro inazione “una testimonianza del tracrollo della nostra coscienza” mentre gli ultimi medici di Gaza e una generazione di palestinesi rischiano l’annientamento. “Non potete invocare l’ignoranza di quanto accade”, ha concluso, “quando i bambini non vogliono più vivere”.

    Il video è parte dell’intervento (circa 3 minuti su 9 complessivi), la traduzione invece è integrale. (video integrale: https://www.youtube.com/watch?v=W5B1MO1PW3M)

    Traduzione integrale (9 minuti circa)

    Presidente seduta

    Do ora la parola al Dr. Feroze Sidhwa.

    Dr. Feroze Sinhwa

    Grazie, signor Presidente, membri del Consiglio.

    Il mio nome è dottor Feroze Sinhwa, sono un chirurgo americano specializzato in traumatologia e terapia intensiva con sede a Stockton, in California. Sono qui oggi per parlarvi della Striscia di Gaza, dove ho prestato servizio come volontario due volte dal 7 ottobre.

    La prima volta all’European Hospital dal 25 marzo all’8 aprile dello scorso anno e, più recentemente, al Nasser Medical Complex dal 6 marzo al 1° aprile 2025. Entrambe le strutture si trovano nella città di Khan Younis.

    Non sono qui per interesse politico o in qualità di responsabile politico, ma come medico testimone della distruzione deliberata di un sistema sanitario, degli attacchi contro i miei colleghi e dello sterminio di un popolo.

    La Carta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la salute di tutti i popoli è fondamentale per il raggiungimento della pace e della sicurezza e dipende dalla piena cooperazione degli individui e degli Stati. Ho preso a cuore questo principio ed è per questo che faccio volontariato in zone di conflitto, da Haiti all’Ucraina a Gaza.

    A Gaza ho operato in ospedali in condizioni non sterili, senza elettricità o anestetici. Gli interventi chirurgici venivano eseguiti su pavimenti affollati e sporchi. I bambini morivano non perché le loro ferite fossero incompatibili con la vita, ma perché mancavano sangue, antibiotici e le forniture di base che sono facilmente disponibili in qualsiasi grande ospedale in qualsiasi altra parte del mondo.

    Durante le mie cinque settimane a Gaza non ho visto né curato un solo combattente. I miei pazienti erano bambini di sei anni con schegge nel cuore e proiettili nel cervello, donne incinte con il ventre squarciato e feti tagliati in due nel grembo materno.

    Le madri rifugiate in ospedale cucinavano il pane su piastre elettriche nel reparto di pronto soccorso durante le emergenze con un gran numero di feriti, mentre noi affrontavamo il regno del fuoco e della morte che ci circondava.

    Signor Presidente, le fondamenta della vita a Gaza, la famiglia, la salute e la comunità sono state distrutte. Il sistema sanitario non ha fallito, ma è stato sistematicamente smantellato attraverso una campagna militare prolungata che ha violato deliberatamente il diritto internazionale umanitario. I civili stanno morendo non solo a causa dei continui attacchi aerei, ma anche per malnutrizione acuta, sepsi e disperazione.

    Tra la prima e la seconda delle mie presenze a Gaza ho constatato un netto peggioramento delle condizioni di salute dei pazienti, causato non solo dalle ferite, ma anche dall’aggravarsi della fame e della malnutrizione che hanno indebolito i loro corpi, rallentato la guarigione delle ferite e reso molto più incerta la loro sopravvivenza.

    E non dimentichiamo che si tratta di una catastrofe causata dall’uomo, che è del tutto prevenibile. Parteciparvi o impedirne il verificarsi è una scelta. Si tratta di una negazione deliberata delle condizioni necessarie alla vita, quali cibo, riparo, acqua e farmaci.

    Prevenire il genocidio significa rifiutare di normalizzare queste atrocità, significa rifiutare di disumanizzare i palestinesi, rifiutare di vederli come calorie da conteggiare o numeri di camion da spostare. Ora vediamo che questo modo di pensare ha provocato una crisi della dignità umana, con un intero popolo a rischio sopravvivenza.

    Il 18 marzo il cessate il fuoco è stato violato da Israele. Quel giorno ho assistito all’evento con il maggior numero di vittime della mia carriera. Al Nasser Medical Complex sono arrivati 221 pazienti con ferite gravi, in una sola mattinata, 90 erano morti all’arrivo, quasi la metà erano bambini gravemente feriti. Nessun sistema sanitario al mondo potrebbe far fronte a una situazione del genere, tanto meno uno assediato e privato di rifornimenti. Gli ospedali dovrebbero essere dei santuari, gli operatori sanitari e i primi soccorritori dovrebbero essere protetti, i bambini dovrebbero essere protetti. A Gaza queste protezioni sono semplicemente inesistenti.

    Ogni giorno viene cancellata la distinzione tra combattenti e civili. La maggior parte dei miei pazienti erano bambini, i loro corpi erano straziati dagli esplosivi e lacerati dai frammenti di metallo. Molti sono morti, quelli che sono sopravvissuti spesso si sono svegliati e hanno scoperto che tutti nella loro famiglia erano morti.

    L’anno scorso ho pubblicato sul New York Times un sondaggio condotto su 65 operatori sanitari americani che avevano prestato servizio a Gaza. L’83% di loro ha riferito di aver visto bambini colpiti alla testa o al torace. Personalmente ho curato 13 casi simili durante le mie due settimane all’European Hospital. Secondo la War Child Alliance, quasi la metà dei bambini di Gaza ha tendenze suicide. Si chiedono: “Perché non sono morto con mia sorella, mia madre, mio padre?”, non per estremismo, ma per un dolore insopportabile. Mi chiedo se qualcuno di voi abbia mai incontrato un bambino di cinque anni che non desidera più vivere, figuriamoci immaginare una società in cui tanti bambini provano questo sentimento. E ciò che mi stupisce non è che alcuni bambini di Gaza abbiano perso la voglia di vivere, ma che alcuni continuino ad aggrapparsi alla speranza.

    I miei amici palestinesi, per lo più operatori sanitari, non parlano più di resilienza e nemmeno di sopravvivenza. I genitori memorizzano i vestiti dei propri figli nel caso in cui dovessero identificarne i resti. Pregano per avere un pezzo di pane da dare loro prima di andare a dormire, affinché possano morire meno affamati se vengono uccisi durante la notte.

    E nel frattempo i miei amici israeliani e americani esprimono orrore per ciò che viene fatto in loro nome. Molti di noi non riescono a capire come i nostri governi continuino ad armare questa distruzione insensata.

    Ma voi in questa sala avete il potere di fermarla. Signor Presidente, sono qui perché ho assistito con i miei occhi a ciò che sta accadendo a Gaza, soprattutto ai bambini, e non posso fingere di non averlo visto. Neanche voi potete dichiararvi all’oscuro di tutto. Esorto il Consiglio e in particolare il mio governo ad agire con urgenza per l’adozione delle seguenti misure applicabili:

    Uno:

    Chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente, compresa la sospensione di tutti i trasferimenti di armi a tutte le parti in conflitto, insieme a sanzioni mirate e legittime contro Israele.

    Due:

    esigere la riapertura di tutti i valichi di Gaza e garantire evacuazioni mediche senza restrizioni, anche verso gli ospedali della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, dove i pazienti palestinesi possono essere curati da medici palestinesi con la garanzia di un ritorno sicuro a Gaza.

    Tre:

    garantire un accesso umanitario continuativo in tutta Gaza, consentendo che tutti i beni di prima necessità, i ripari, il cibo, l’acqua, il carburante e le forniture mediche raggiungano tutte le persone che ne hanno bisogno.

    Quattro:

    Rifiutare con forza ed esplicitamente l’uso strumentale e la politicizzazione ad opera della Gaza Humanitarian Foundation, il cui direttore esecutivo, un veterano del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ha rassegnato pubblicamente le dimissioni domenica scorsa citando la mancata adesione della Fondazione ai principi umanitari. Vogliamo esprimere il nostro parere favorevole ad una restituzione all’UNRWA la gestione dei meccanismi esistenti delle Nazioni Unite, e garantire che siano le organizzazioni non governative con le competenze necessarie a raggiungere le persone bisognose di aiuto e a fornire loro le cure specialistiche con piena facoltà di accesso e senza ostacoli.

    Cinque:

    Richiesta dell’immediata e incondizionata liberazione di tutti gli ostaggi.

    Sei:

    L’immediata e incondizionata liberazione di tutti gli operatori sanitari, compreso il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto da oltre 150 giorni nelle carceri israeliane.

    Sette:

    rispettare senza indugio la Carta delle Nazioni Unite e agire immediatamente per prevenire il genocidio. Un giorno i sopravvissuti di Gaza potrebbero avere una testimonianza delle vuote promesse fatte dai membri di questo Consiglio mentre le loro ferite si aggravavano e le loro vite venivano perse. Se questo Consiglio rimane in silenzio e non agisce ora, quella testimonianza rimarrà come prova del fallimento globale nel fornire cure urgenti e del crollo della nostra coscienza collettiva.

    8:05

    Vi supplico di svolgere il compito che vi è stato affidato per assicurare la pace e la sicurezza internazionali e per prevenire danni irreversibili. Le misure che ho menzionato sono il minimo indispensabile. Chiedo al rappresentante del mio governo di ascoltare la voce della maggioranza degli americani che chiedono la stessa cosa. Se questa situazione continua, non ci saranno più medici palestinesi, nessuno che si prenderà cura dei malati e dei feriti. Non ci saranno più palestinesi per ricostruire il sistema sanitario. Stiamo perdendo una generazione davanti ai nostri occhi, condannando le persone a morire di fame, di malattie e di disperazione. Morti che potrebbero essere facilmente evitate. Grazie.