“Lo Stato di Israele non sta solo perseguendo un piano per distruggere il popolo palestinese, ma anche per distruggere le stesse fondamenta ebraiche.”
Fonte: Versión en español
Andrés Kogan Valderrama – 6 giugno 2025
Mentre assistiamo in prima persona all’aggravarsi del genocidio a Gaza perpetrato dallo Stato di Israele contro il popolo palestinese, noi che difendiamo i diritti umani non possiamo restare in disparte e non unire le forze per rendere visibili ovunque le voci critiche, soprattutto nel mondo ebraico, che resta in gran parte colonizzato dal sionismo.
Dico questo perché, mentre sono numerose le organizzazioni ebraiche e gli ebrei, così come i loro discendenti, che da decenni denunciano le atrocità commesse dallo Stato coloniale di Israele fin dalla sua fondazione, non ci sono molte voci attuali che offrano una prospettiva teorica, intellettuale e teologica da una prospettiva ebraica che contrasti con la prospettiva egemonica, che sta conducendo un intero popolo sull’orlo del baratro e un altro verso il suo sterminio.
Una delle voci chiave per comprendere l’orrore in Palestina e fornirci risposte certe è stata la Teologia della liberazione ebraica di Marc H. Ellis, una prospettiva essenziale in questi tempi di violenza e disperazione, in cui lo Stato di Israele non solo persegue un piano per distruggere il popolo palestinese, ma anche per distruggere le fondamenta stesse del popolo ebraico.
Pertanto, il pensiero di Marc H. Ellis, scomparso un anno fa, ci offre una prospettiva molto interessante, capace di intrecciare le lotte per la giustizia sociale e per gli oppressi, derivanti dalla Teologia della Liberazione latinoamericana, con la tradizione profetica ebraica, consentendoci di offrire una via a tutti quegli ebrei che vedono in ciò che sta accadendo in Palestina una contraddizione totale con i principi biblici elementari dell’ebraismo.
Per Marc H. Ellis, il sionismo e la formazione dello Stato di Israele rappresentano una negazione della tradizione ebraica storica e uno strumento di oppressione, legato al cosiddetto ebraismo costantiniano, in cui la religione era unita al potere statale e imperiale, proprio come accadde con il cristianesimo quando l’imperatore Costantino lo trasformò nella religione ufficiale dell’Impero romano.
Di conseguenza, con l’ascesa del sionismo e dello stato coloniale di Israele, l’ebraismo divenne un ebraismo dell’impero, allontanandosi dalla sua più profonda tradizione etica, che empatizza e simpatizza con le ingiustizie e le sofferenze degli altri, dando luogo a un nazionalismo e a un militarismo autoreferenziali che segregano, escludono e negano l’altro.
Alla luce di ciò, per Ellis la liberazione del popolo ebraico sarà possibile solo nella misura in cui sarà liberato il popolo palestinese, quindi la memoria della Shoah (Olocausto) non dovrebbe mai essere usata per giustificare l’oppressione, ma al contrario, dovrebbe servire a mettersi nei panni di coloro che hanno sofferto, come è accaduto dopo la Nakba (Catastrofe) palestinese, che ha portato sfollamento, morte e disumanizzazione.
Detto questo, Marc H. Ellis solleva l’idea degli ebrei di coscienza per opporsi all’ebraismo imperiale costantiniano, per tutti quegli ebrei che vedono con orrore ciò che il sionismo e lo Stato di Israele hanno fatto per decenni, negando l’etica ebraica e facendo ai palestinesi ciò che è stato fatto anche agli ebrei in altri momenti storici.
È vero che non sarà facile liberare e decolonizzare gli ebrei da strutture di potere così forti, ma è l’unica via possibile per raggiungere la pace in Palestina e per gli ebrei stessi recuperare un’etica profonda che si lasci alle spalle paura, rabbia, sfiducia e un completo distacco dal dolore di milioni di palestinesi, che continuano a essere umiliati e privati dei diritti minimi.
Infine, lascio una citazione di Marc H. Ellis, tratta da una conversazione avuta con Robert Cohen, in cui sottolinea quanto segue, riguardo all’attuale genocidio a Gaza: “L’ingiustizia che abbiamo perpetuato contro i palestinesi ci ha portato alla fine della storia etica ebraica. La domanda per gli ebrei, l’unica domanda, è cosa faremo quando arriveremo a questo punto?”
Andrés Kogan Valderrama Sociologo, laureato in Educazione allo Sviluppo Sostenibile, Master in Comunicazione e Cultura Contemporanea, e professionista presso il Comune di Ñuñoa. Membro del Comitato Scientifico della Rivista Sociale Iberoamérica e direttrice dell’Osservatorio Plurinazionale dell’Acqua
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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