Israele usa l’antisemitismo come copertura per il Genocidio di Gaza. È una manovra diversiva

L’antisemitismo viene usato da Israele per distogliere l’attenzione dal suo Genocidio a Gaza, la vera violenza materiale che dovremmo condannare.

Fonte: English version

Di Maura Finkelstein – 10 giugno 2025

Mi viene spesso chiesto se Israele renda gli ebrei insicuri. La risposta è chiaramente sì. Tuttavia, prima di tutto, nessuno è messo in pericolo da Israele quanto i palestinesi.

È possibile che quasi un milione di palestinesi siano stati assassinati da Israele negli ultimi 20 mesi. Sono stati bombardati, colpiti da cecchini, bruciati vivi, schiacciati sotto edifici, violentati, picchiati, aggrediti dai cani. Lasciati morire nelle incubatrici. Congelati. Privati ​​di acqua e assistenza sanitaria.

Oltre 2 milioni di persone muoiono di fame mentre scrivo, e questo senza contare le centinaia di migliaia di palestinesi che sono stati assassinati e sfollati dalla loro terra negli ultimi 77 anni. A prescindere dalla consapevolezza della Nakba e della violenza perpetuata dallo Stato di Israele dal 1948, ora tutti noi assistiamo ogni giorno alle cose più orribili immaginabili inflitte al popolo palestinese. Nessuno può dire di non averlo saputo.

Eppure, in qualche modo, le grida di antisemitismo hanno il potere di capovolgere la realtà. Gli esponenti della sinistra ebraica, tra cui le organizzazioni Jewish Voices for Peace (Voci Ebraiche per la Pace) e If Not Now (Se Non Adesso), si sono affrettati a condannare la Resistenza violenta e a piangere tutte le vite.

Così facendo, queste organizzazioni e questi individui mettono ancora una volta al centro i sentimenti e la sicurezza ebraica, quando la vera storia è il Genocidio palestinese in corso da parte di Israele, quando il vero problema è il Sionismo, quando il vero pericolo è Israele, quando la vera crisi è il consenso o il sostegno del popolo ebraico ai Crimini Contro l’Umanità dello Stato Ebraico.

Non lasciatevi distrarre da questa manovra. È semplicemente un modo per distogliere l’attenzione da quella che è probabilmente l’atrocità umana più orribile e diffusa della storia.

Israele, Stati Uniti, Canada e molti Stati europei hanno utilizzato false accuse di antisemitismo come arma per giustificare i loro Crimini Contro l’Umanità. Quando ci addentriamo in dibattiti disonesti sull’antisemitismo, permettiamo che la storia si allontani da ciò che conta veramente, e ciò che conta veramente è il Genocidio e l’indifferenza globale verso la morte dei palestinesi.

Una volta che questo Genocidio sarà finito e la Palestina sarà libera, potremo dedicare tutto il tempo che vogliamo a riflettere su quanto Israele sia stato un male per tutti noi, compreso il popolo ebraico. Una volta che il Genocidio sarà finito e la Palestina sarà libera, potremo discutere di come Israele abbia davvero reso gli ebrei più insicuri.

Al momento, queste conversazioni non sono solo una distrazione, sono una forma di violenza narrativa, mentre a Israele vengono ancora garantite impunità e sostegno finanziario per continuare con il suo Progetto di Genocidio e Pulizia Etnica da e in nome del popolo ebraico.

Per citare Mohammed El-Kurd, non è colpa dei palestinesi se queste persone sono ebree.

Come hanno recentemente rivelato l’intercettazione della Madleen da parte di Israele e il rapimento di 12 attivisti in acque internazionali, la Resistenza non violenta non può e non porrà fine alla violenza di Stato.

In realtà, non l’ha mai fatto e, come abbiamo visto dalla Palestina a Los Angeles, condannare la Resistenza violenta non fa altro che legittimare e sostenere la violenza di Stato. Mentre il governo degli Stati Uniti continua a sostenere i Crimini Contro l’Umanità commessi da Israele, probabilmente assisteremo a un’aumento di eventi come quelli di Washington DC e Boulder, in Colorado.

Mentre questi eventi si svolgono, non dobbiamo lasciarci distrarre dai richiami all’antisemitismo, ma riconoscere invece questi atti come reazioni politiche alla violenza politica. Le persone che subiscono violenza identitaria reale e concreta in questo momento sono palestinesi, che vengono Sterminati in Massa perché sono palestinesi.

La Resistenza al Progetto di Supremazia Ebraica del Sionismo, che è intrinsecamente un Progetto di Genocidio Coloniale di Insediamento, non è antisemita. È piuttosto una forma di Resistenza anti-Coloniale. Chiunque condanni le recenti ondate di omicidi politici e gli spettacoli di violenza chiaramente e specificamente orchestrati come forma di Resistenza politica dovrebbe invece indirizzare la propria indignazione su questo: quasi un milione di palestinesi, assassinati nei modi più estremi e orribili.

Due milioni di persone vengono attivamente lasciate morire di fame da Israele. Questa è la violenza che dovremmo condannare. Qualsiasi violenza contro Israele, gli Stati Uniti o contro individui che sostengono il Genocidio in corso da parte di Israele e degli Stati Uniti è Resistenza e dovrebbe essere inquadrata come tale. Appellarsi all’antisemitismo in questo momento è sia una forma di negazione del Genocidio che un incitamento a ulteriore violenza contro i palestinesi.

Maura Finkelstein è scrittrice e antropologa. È autrice di The Archive of Loss: Lively Ruination in Mill Land Mumbai (L’archivio Della Perdita: Riqualificazione in Mill Land Mumbai), pubblicato dalla casa editrice dell’Università Duke nel 2019. Oltre agli scritti accademici, i suoi saggi sono stati pubblicati da Post45, Electric Literature, Allegra Lab, Red Pepper Magazine, The Markaz Review, Scottish Left Review, Mondoweiss, Middle East Eye e Al Jazeera.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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