Mentre Israele accusa i suoi nemici di usare scudi umani, la sua macchina da guerra opera dal cuore della vita civile. Da Tel Aviv a Beer Sheva, basi militari, centri di intelligence e centri di comando sorgono accanto a case, ospedali e scuole, protetti non da muri, ma da carne e sangue israeliani.
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Al Quds Editing Team – 14 giugno 2025
Mentre l’Iran risponde agli attacchi israeliani, Israele ha iniziato a pubblicare foto e video che mostrano quelle che, a suo dire, sono vittime civili. Tuttavia, molti dei principali centri di comando e basi militari israeliani sono situati all’interno o accanto ad aree civili densamente popolate, sollevando serie preoccupazioni circa l’uso di scudi umani.
Israele accusa da tempo la resistenza palestinese di usare i civili come scudi umani. Ma uno sguardo più attento alla sua infrastruttura militare racconta una storia diversa. Da Tel Aviv a Beer Sheva, basi militari israeliane, centri di intelligence e leader militari sono radicati in profondità nelle città e nei quartieri residenziali, protetti non da muri di cemento, ma da carne e sangue israeliani.

Nel cuore di Tel Aviv si trova HaKirya, il quartier generale militare centrale di Israele. Si trova a pochi passi dal vivace Centro Azrieli, dall’ospedale Ichilov, dalle torri residenziali e dalla stazione ferroviaria di HaShalom. L’ufficio del comandante in capo si trova a soli 450 metri dai pazienti dell’ospedale. Questa vicinanza non è casuale. È strategica.
In tutto il Paese si riscontrano modelli simili.
A Ramat Gan, lo Sheba Medical Center è adiacente alla base militare di Tel Hashomer. Ad Haifa, la base navale israeliana è nascosta dietro il Rambam Medical Center, un ospedale civile. Persino le presunte capacità nucleari israeliane, che si dice siano ospitate nella base di Sdot Micha, sono circondate da tranquille comunità rurali vicino a Beit Shemesh.

I civili come strategia di scudo umano
Questa sovrapposizione non si limita alle infrastrutture. Anche la leadership israeliana si rifugia in zone residenziali.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu risiede nel quartiere Talbieh di Gerusalemme, circondato da coloni. Il Ministro della Difesa vive nel Moshav Kfar Ahim e il Capo di Stato Maggiore israeliano a Hod Hasharon. Sono tutte aree “civili” israeliane.
Questa pratica non è nuova. È sistematica.
L’impresa di insediamento israeliana in Cisgiordania rispecchia lo stesso approccio. Intere comunità di coloni, donne e bambini inclusi, vengono stanziate in zone di conflitto. Sono la prima linea di un progetto coloniale. Quando scoppia la violenza, questi “civili” diventano sia lo scudo che la giustificazione per un’ulteriore espansione.
Nel frattempo, rabbini militari, leader degli insediamenti e figure ideologiche operano tra i coloni, spacciandosi per guide spirituali. Definiscono le politiche e fomentano il confronto, ma negano ogni responsabilità quando viene versato del sangue.
Basi militari in bella vista
Anche la guerra informatica avanzata si nasconde in zone civili. La base di Glilot, che a quanto pare ospita l’Unità 8200, l’unità di sorveglianza d’élite israeliana, si trova a soli 2 chilometri dalle zone residenziali di Tel Aviv nord. Il sito è stato segnalato da Hezbollah e altri gruppi per la sua vicinanza ai civili.
La base aerea di Palmachim, responsabile delle operazioni con droni e dei test missilistici, si trova a soli 10-12 chilometri da aree densamente popolate come Yavne e la Grande Tel Aviv. La base condivide lo spazio aereo con zone commerciali, un fatto che Israele raramente riconosce.
- HaKirya – Quartier generale delle IDF e Ministero della Difesa – Nel centro di Tel Aviv, circondato da ospedali, centri commerciali e uffici
- Base di Glilot – Intelligence militare e guerra informatica (Unità 8200) – A meno di 2 km dalle zone residenziali del nord di Tel Aviv
- Base aerea di Palmachim – Base dell’aeronautica militare, droni, test missilistici e spaziali – A 10-12 km dalla Grande Tel Aviv e Yavne
- Torre Matcal – Uffici di comunicazione e intelligence militare – Situato all’interno di HaKirya nel centro urbano di Tel Aviv
- Base di Sdot Micha Deposito di missili nucleari (missili di Gerico) – Adiacente alle comunità agricole civili vicino a Beit Shemesh
Questa fusione civile-militare non è un caso. È una strategia.
In apparenza, Israele cerca di proiettare un’illusione di vita normale: soldati di stanza accanto ai centri commerciali, torri militari che si ergono sopra i parchi giochi, ufficiali che vivono tranquillamente tra gli scolari. Ma non si tratta di una coincidenza. È l’architettura di un progetto coloniale, in cui il confine tra soldato e colono è deliberatamente sfumato. I “civili” israeliani non sono semplici spettatori; spesso sono partecipanti attivi o facilitatori di un apparato militare violento. Dall’espansione degli insediamenti alle reti di sorveglianza e alla coscrizione militare, ogni strato della società è incastrato nella macchina dell’occupazione e della guerra.

Mentre i funzionari israeliani accusano i combattenti palestinesi di operare in aree urbane, il loro esercito comanda da grattacieli, ospedali e case. Accusano i difensori di Gaza di nascondersi tra i civili, eppure piazzano le loro macchine da guerra nel cuore di Tel Aviv.
Il complesso militare-industriale di Israele non si limita a coesistere con la vita civile: la consuma e si protegge con essa.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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