Il 97% del patrimonio animale di Gaza distrutto dai bombardamenti, dalla fame e dai saccheggi israeliani 

Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 3 agosto 2025 

Fonte: https://euromedmonitor.org

Territorio Palestinese – Israele ha distrutto quasi tutto il patrimonio animale nella Striscia di Gaza, circa il 97%, attraverso bombardamenti e Carestia sistematica, compresi gli animali da lavoro che fungevano da ultimo mezzo di trasporto a causa della carenza di carburante e della mobilità pubblica limitata.

La distruzione del patrimonio animale coincide con la demolizione di migliaia di acri di terreni agricoli nell’ambito di una politica deliberata volta a affamare la popolazione, distruggere le fonti di cibo e infliggere gravi sofferenze fisiche e psicologiche, tutti elementi fondamentali del Crimine di Genocidio in corso contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.

Attraverso l’imposizione deliberata di condizioni di vita insostenibili che portano alla distruzione fisica, le politiche israeliane riflettono un modello sistematico e continuo di genocidio. Questo si concretizza attraverso la distruzione delle fonti di cibo, del bestiame e della produzione agricola, insieme a uccisioni su larga scala, un blocco illegale della Striscia di Gaza e la deliberata limitazione delle forniture alimentari per quasi due anni. Questi atti costituiscono una grave violazione del Diritto Internazionale e dimostrano il chiaro intento di distruggere la popolazione palestinese in quanto gruppo protetto ai sensi della Convenzione sul Genocidio.

Prima del Genocidio israeliano nella Striscia di Gaza nell’Ottobre 2023, l’enclave contava circa 6.500 allevamenti di pollame che fornivano circa tre milioni di polli al mercato locale ogni mese. Ora, 666 giorni dopo, oltre il 93% di questi allevamenti è stato completamente distrutto e i pochi rimasti hanno cessato completamente l’attività.

Il personale sul campo dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato la morte di decine di migliaia di volatili, a causa dei bombardamenti diretti o della mancanza di mangime e acqua, in uno dei più grandi attacchi sistematici alla produzione avicola.

Secondo i dati raccolti dal personale sul campo, la Striscia di Gaza contava circa 15.000 mucche prima del Genocidio. Oltre il 97% è stato ucciso, sia per bombardamenti diretti che per fame, mentre un numero limitato è stato macellato per uso alimentare nei primi mesi a causa della mancanza di alternative.

Per quanto riguarda il bestiame, compresi ovini e caprini, le stime indicano che la Striscia di Gaza contava circa 60.000 pecore e 10.000 capre prima del Genocidio. I dati attuali mostrano che oltre il 97% è stato distrutto, sia per uccisioni dirette che per morte causata da condizioni Genocide, nell’ambito del sistematico attacco alle fonti di cibo e ai mezzi di sussistenza.

Le stime precedenti al Genocidio indicavano che la Striscia di Gaza contava circa 20.000 asini, oltre a diversi cavalli e muli utilizzati come animali da lavoro. Ad agosto 2024, circa il 43% di questi animali era morto, mentre dati più recenti mostrano che non ne rimane più del 6%, il che riflette un collasso quasi totale di questo settore vitale.

Asini e muli sono diventati il principale mezzo di trasporto nella Striscia di Gaza, utilizzati per trasportare persone, aiuti, feriti e persino cadaveri, in un contesto di distruzione di strade e veicoli e di completo collasso dei trasporti a causa della carenza di carburante. Nonostante la crescente dipendenza da loro, la maggior parte di questi animali è morta, mentre gli altri sono così sfiniti dai bombardamenti, dalla fame e dalla grave carenza di foraggio che non riescono più a muoversi o a svolgere alcun compito.

I servizi del canale israeliano Kan 11 hanno rivelato che l’esercito israeliano ha radunato centinaia di asini da tutta la Striscia di Gaza durante le operazioni militari, li ha trasferiti in una fattoria gestita dall’organizzazione no-profit Starting Over Sanctuary (Santuario di Ripopolamento) e poi li ha inviati in rifugi per animali in Francia e Belgio con il pretesto di salvare “animali in difficoltà”. Questa non è solo propaganda fuorviante progettata per mascherare la realtà del Genocidio, ma anche un palese atto di saccheggio e parte di una politica sistematica volta a smantellare le basi della vita nella Striscia di Gaza, sequestrando gli ultimi mezzi di sopravvivenza rimasti sotto assedio e distruzione.

Descrivere tali atti come umanitari, mentre ogni forma di vita a Gaza è stata sistematicamente spazzata via negli ultimi 22 mesi, non è altro che un ingannevole stratagemma volto a manipolare l’opinione pubblica mondiale.

Lo Sterminio del bestiame da parte di Israele fa parte di una politica sistematica volta a imporre la fame e smantellare le basi della sopravvivenza. Gli attacchi militari in corso hanno avuto impatti catastrofici sulla salute pubblica, sull’ambiente, sui terreni agricoli e sulla qualità dell’acqua, del suolo e dell’aria, contribuendo a un crescente collasso ambientale.

Questi impatti non si verificano istantaneamente, ma si accumulano e si intensificano nel tempo, raggiungendo infine un punto di non ritorno che può innescare improvvisi e allarmanti aumenti del bilancio delle vittime. Ciò è già evidente nei decessi giornalieri per fame e malnutrizione, con chiare indicazioni che i numeri aumenteranno drasticamente se il blocco non verrà revocato e non verranno ripristinati i beni di prima necessità.

L’accesso al cibo, in tutte le sue varianti, e all’acqua è un diritto umano fondamentale, essenziale per preservare la salute e la dignità. Questo diritto può essere tutelato solo ponendo fine al Genocidio, revocando il blocco come forma di Punizione Collettiva e Crimine di Guerra, e salvando urgentemente ciò che resta della Striscia di Gaza, ora resa inabitabile. Ogni giorno di ritardo rischia di spingere l’enclave oltre il punto di non ritorno, con un grave costo in vite umane e salute dei civili.

Gli Stati devono insistere con urgenza per il ripristino dell’accesso umanitario e la revoca del blocco illegale, poiché questo è l’unico modo per fermare il crescente deterioramento umanitario e garantire l’ingresso degli aiuti, data l’imminente minaccia di Carestia.

L’istituzione di corridoi umanitari sicuri sotto la supervisione delle Nazioni Unite è fondamentale per garantire la consegna di cibo, medicine e carburante a tutte le aree della Striscia di Gaza, con l’invio di osservatori internazionali indipendenti per verificarne il rispetto e garantire la rapida riabilitazione dei settori agricolo e zootecnico, sia nell’ambito degli interventi di soccorso di emergenza che della ripresa a lungo termine.

Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono adempiere con urgenza ai propri obblighi legali per porre fine al Genocidio nella Striscia di Gaza in tutte le sue forme. Ciò include l’adozione di misure concrete per proteggere i civili palestinesi nell’enclave, garantire il rispetto da parte di Israele del Diritto Internazionale e delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e garantire la piena responsabilità per i Crimini commessi contro i palestinesi. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede inoltre l’esecuzione dei mandati di arresto della Corte Penale Internazionale emessi nei confronti del Primo Ministro e dell’ex Ministro della Difesa israeliani e la loro rapida consegna alla giustizia internazionale, senza riguardo all’immunità.

La comunità internazionale è esortata a imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele e ai suoi alleati più potenti, in particolare agli Stati Uniti, per le loro gravi e sistematiche violazioni del Diritto Internazionale; queste sanzioni dovrebbero includere embarghi completi sulle armi e la sospensione di ogni forma di cooperazione politica, finanziaria, militare e di spionaggio. Inoltre, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede il congelamento dei beni dei funzionari responsabili israeliani, statunitensi e di qualsiasi funzionario dell’Unione Europea Complice, il divieto di viaggio, l’interruzione dell’accesso delle loro compagnie militari e di sicurezza ai mercati internazionali e la sospensione dei privilegi commerciali e degli accordi bilaterali che facilitano i continui Crimini israeliani contro il popolo palestinese, sostenuti dall’Occidente.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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