Il ruolo della politica di liberazione nazionale e la centralità della Palestina per una nuova alternativa globale

Il futuro della Palestina non riguarda solo i diritti umani e nazionali del suo popolo: è diventato la questione decisiva per il futuro dell’umanità.

Fonte: English version

Di Declan Kearney – 29 settembre 2025 

Immagine di copertina: Il presidente nazionale del Sinn Féin Declan Kearney

Questo mese ricorre l’80° anniversario dell’adozione della Carta delle Nazioni Unite, che è diventata il fondamento delle Nazioni Unite stesse e del nostro quadro giuridico internazionale.

La Carta sottolinea la natura universale dei diritti umani, l’esercizio dell’autodeterminazione e la pace globale.

Dopo la sconfitta del fascismo nel 1945, la Carta delle Nazioni Unite alimentò l’emergere di un nuovo ordine morale internazionale che stabilì il primato del multilateralismo, della diplomazia e della coesistenza pacifica nella gestione delle relazioni globali.

Nei paesi colonizzati del Sud del mondo, ispirò un’ondata di lotte anticoloniali e per l’indipendenza. La Carta contestava direttamente l’esistenza dell’imperialismo e del colonialismo. In breve, dichiarava il diritto dei popoli oppressi alla libertà e all’autodeterminazione.

Dieci anni dopo, nel 1955, la Conferenza di Bandung riunì 29 Paesi appena divenuti  indipendenti e ancora colonizzati. Fu un altro momento spartiacque. Diede voce all’aspirazione dei popoli del Sud del mondo a controllare il proprio destino.

I Principi di Bandung esprimevano esplicitamente il sostegno ai diritti fondamentali universali e alla Carta delle Nazioni Unite; all’autodeterminazione e alla sovranità nazionale; all’opposizione al dominio razziale; e all’uguaglianza e alla pace.

I Principi di Bandung prefigurarono il lancio della Carta della libertà sudafricana, avvenuta appena due mesi dopo.

Nel bel mezzo del regime di apartheid e della repressione afrikaner della maggioranza della popolazione nera e di colore, la Carta della Libertà delineò una visione democratica per il Sudafrica, incentrata su uguaglianza, giustizia e prosperità condivisa. Chiarì che “il popolo governerà” e “la terra sarà condivisa tra coloro che la lavorano”.

Si trattava di una dichiarazione fondamentale sul futuro del Sudafrica in quel periodo.

Sebbene inizialmente sia stato dimenticato dalla memoria popolare a causa della repressione implacabile, in seguito è diventato un catalizzatore per la rinascita della lotta di liberazione nazionale negli anni ’80.

Di conseguenza, l’intensificazione della lotta armata e l’enfasi sulla mobilitazione di massa in tutto il Sudafrica hanno ispirato altre lotte per l’indipendenza nazionale e anticoloniali in altre parti dell’Africa, così come in America Latina, Palestina, Paesi Baschi e Irlanda.

All’inizio del secolo, la carta della libertà irlandese fu espressa nella Proclamazione della Repubblica Irlandese, avvenuta all’inizio della Rivolta di Pasqua nell’aprile del 1916. Anch’essa fu un documento visionario e rivoluzionario che affermava il diritto sovrano del popolo irlandese alla libertà e mirava all’istituzione di una Repubblica nazionale “che garantisse libertà religiosa e civile, pari diritti e pari opportunità per tutti i suoi cittadini, e si impegnasse a perseguire la felicità e la prosperità dell’intera nazione, prendendosi cura di tutti i figli della nazione in egual misura”. Oggi continua a ispirare lo slancio popolare per l’autodeterminazione nazionale irlandese.

L’importanza centrale della Carta delle Nazioni Unite e l’eredità duratura dei Principi di Bandung e della Carta della Libertà del Sudafrica rappresentano quadri di riferimento importanti per orientare la gestione delle sfide e delle contraddizioni del contesto geopolitico moderno. Essi codificano le basi di un nuovo ordine mondiale basato sui diritti.

Attualmente, la Carta delle Nazioni Unite e il multilateralismo sono oggetto di attacchi continui e deliberati.

Dall’inizio del 2025, le parole e le azioni della nuova amministrazione statunitense hanno confermato il suo totale rifiuto dell’attuale approccio basato su regole per la gestione delle relazioni geopolitiche.

Sta emergendo un nuovo, pericoloso ordine mondiale. La prova più lampante è la complicità degli Stati Uniti con il piano sionista israeliano di annientare il popolo palestinese, perseguendo un genocidio apocalittico a Gaza e l’annessione, l’apartheid e la pulizia etnica in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Israele viola sistematicamente il diritto internazionale. Sfida la Carta delle Nazioni Unite e commette molteplici crimini contro l’umanità in Palestina perché gli Stati Uniti glielo permettono nella più totale impunità.

Di conseguenza, l’intera regione del Medio Oriente viene destabilizzata e spinta verso un abisso politico. Ma questo fa comodo agli interessi imperialisti degli Stati Uniti.

Noam Chomsky ha correttamente descritto la colonizzazione sionista come la forma più estrema di imperialismo. Esiste una correlazione diretta tra gli obiettivi statunitensi e israeliani in Medio Oriente.

Al centro di tutta l’attuale turbolenza globale c’è una determinazione instancabile a riaffermare il dominio globale degli Stati Uniti attraverso l’uso di strategie intrinsecamente destabilizzanti.

Da qui le minacce di scatenare guerre commerciali e la demonizzazione dei partner internazionali; il sostegno ad attacchi unilaterali contro Libano, Siria, Yemen e la guerra non provocata contro l’Iran; e più di recente, la violazione della sovranità nazionale del Qatar da parte di Israele (ora considerato in tutto il Medio Oriente e altrove uno stato terrorista).

E possiamo aggiungere a questa lista la narrazione che nega l’esistenza di un’emergenza climatica mondiale; e la continua attuazione aggressiva degli obiettivi imperialisti degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina, e in particolare contro Cuba.

La ricerca dell’autodeterminazione e della democrazia nazionale è la lotta essenziale dei nostri tempi moderni.

I diritti fondamentali conferiti a ogni nazione dalla Carta delle Nazioni Unite vengono sistematicamente violati, e ciò avviene ripetutamente nell’ambito dell’Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, in Ucraina infuriano le guerre, a causa degli interessi imperialisti degli oligarchi russi, e in Congo e Sudan, a causa dell’eredità del neocolonialismo in Africa.

Tuttavia, la Palestina cristallizza la contraddizione fondamentale tra il diritto all’autodeterminazione e il colonialismo.

È la lotta democratica nazionale più emblematica della nostra generazione. Ha conseguenze per la regione del Medio Oriente e per la comunità internazionale.

Gaza e la Cisgiordania sono diventate il banco di prova per l’applicazione e il primato del diritto internazionale e per l’ONU come principale istituzione multilaterale.

Quest’ultima fase della guerra coloniale centenaria di Israele in Palestina viene utilizzata come strumento per espandere i propri confini in Siria, Libano e Giordania.

L’espansionismo israeliano è indissolubilmente legato al rafforzamento degli interessi economici e militari statunitensi in Medio Oriente e in Asia. È questo il senso della strategia degli Accordi di Abramo e della normalizzazione delle relazioni tra gli stati del Golfo e Israele. La Palestina e il suo popolo sono pedine e merce di scambio in questi giochi di potere.

Ciò che sta accadendo in Palestina rappresenta una sfida strategica esistenziale per l’opinione pubblica democratica globale. Ci pone la domanda su quale tipo di mondo scegliamo di vivere: un mondo dominato dagli interessi imperialisti degli Stati Uniti e dei suoi alleati, o un sistema globale multilaterale fondato su regole e principi che rispettano il diritto di tutti i popoli a determinare il proprio futuro nazionale e a vivere in pacifica coesistenza.

Il futuro della Palestina non riguarda solo i diritti umani e nazionali del suo popolo: è diventato la questione decisiva per il futuro dell’umanità e della moralità.

Il nostro moderno panorama geopolitico è stato plasmato dall’imperialismo e dal colonialismo.

I più grandi stati occidentali continuano a consolidare il loro predominio economico e militare attraverso il G7, la NATO e l’alleanza di sorveglianza e spionaggio “Five Eyes”.

Il ruolo del G7 ha istituzionalizzato il divario tra il Sud e il Nord del mondo. Il risultato è una divisione nell’umanità mantenuta all’interno di un quadro neocoloniale, che perpetua il sottosviluppo e la disuguaglianza globale.

E tuttavia, nonostante ciò, si stanno verificando significativi cambiamenti e riallineamenti a livello globale.

La coraggiosa leadership dimostrata dal Sudafrica nel portare il suo caso contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia ai sensi della Convenzione sul Genocidio ispira speranza. Il suo ruolo, insieme alla Colombia e ad altri paesi, nello sviluppo del Gruppo dell’Aja come piattaforma multilaterale contro il colonialismo sionista in Palestina è estremamente significativo.

Allo stesso tempo, l’ampliamento del partenariato BRICS sta creando un baluardo contro l’attrito del neoliberismo occidentale nel Sud e nell’Est del mondo.

L’influenza dell’Unione Africana e della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici non può più essere ignorata.

La mobilitazione dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e dei paesi arabi, impegnati nell’ordine multilaterale, insieme ad altre voci democratiche, sarà essenziale per realizzare la riforma dell’ONU come istituzione e ripristinarne l’autorità.

E sebbene il colonialismo continui a proiettare una lunga ombra, non possiamo perdere di vista il fatto che il nostro panorama globale è stato progressivamente plasmato dalle lotte antimperialiste.

Le Repubbliche di Cuba, Vietnam e Sudafrica sono tutte nate dalla tradizione della liberazione nazionale.

L’eredità di Fidel Castro, Ho Chi Minh, Nelson Mandela e del recentemente scomparso Pepe Mujica è un faro di ispirazione. Ci ricorda che il cambiamento è possibile, per quanto impossibile possa sembrare.

La prova si trova nei governi progressisti di Brasile, Uruguay, Cile e Colombia. Tutti affondano le radici in politiche antimperialiste e di liberazione nazionale. Vale a dire, politiche di autodeterminazione, sovranità popolare e una visione di trasformazione sociale ed economica. Un cambiamento per molti, non per pochi.

Ad agosto, durante l’annuale Féile an Phobail a Belfast, il leader basco Gorka Elajabarrieta e io siamo intervenuti a un evento dal titolo “Un altro mondo è possibile: la politica della liberazione nazionale”.

Abbiamo tratto spunto dall’esperienza delle lotte di liberazione nazionale incompiute nei Paesi Baschi e in Irlanda, e abbiamo parlato delle sfide affrontate e dei progressi strategici compiuti. Abbiamo inserito i nostri contributi nell’attuale contesto globale.

Entrambi abbiamo sostenuto la necessità di una strategia politica per contrastare l’imperialismo insurrezionale e il neocolonialismo. La guerra coloniale sionista contro la Palestina e il tentativo dell’Occidente di ricostruire la geopolitica secondo i propri interessi imperialisti devono essere fermati.

Il punto di partenza dovrebbe essere una discussione strategica fondamentale tra quei movimenti, partiti e governi che riflettono la moderna tradizione di liberazione nazionale.

È tempo di rimettere la politica di liberazione nazionale al centro della politica globale.

È necessario un nuovo programma politico internazionale che abbia al centro l’autodeterminazione e la democrazia nazionale.

Ciò dovrebbe basarsi sull’esperienza delle forze rivoluzionarie e democratiche provenienti dal Sud, dall’Est e dal Nord del mondo.

I repubblicani baschi e irlandesi si impegnano a contribuire al progresso di questo dibattito.

A Luta Continua.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
Gli altri articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi

Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.