Uno “Stato palestinese” senza confini è solo una prigione, non una promessa

La risoluzione delle Nazioni Unite è così vaga sulla questione dello stato palestinese che persino a Netanyahu non importa

Fonte: English version

Jack Khoury – 23 novembre 2025

Immagine di copertina: Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas a Betlemme, 2017. Crediti: Evan

Ogni volta che il termine “Stato palestinese” compare nel dibattito politico israeliano, si sente immediatamente il coro dei “no”. Questo si esprime in tweet, dichiarazioni videoregistrate e gravi avvertimenti sui “pericoli” di questa idea, lanciati dal governo e dai suoi alleati, così come da gran parte dell’opposizione.

Al contrario, da parte palestinese, la gente si aggrappa a qualsiasi menzione del termine, felice che ci siano ancora persone che abbracciano questa idea.

Ma qui sta accadendo qualcosa di più profondo: il termine “Stato palestinese” si è logorato, diventando amorfo. Non è una coincidenza.

Negli ultimi anni, soprattutto durante gli anni di Netanyahu, Israele ha compiuto sforzi costanti per cancellare la Linea Verde (i confini del 1967) dal dibattito e dalla consapevolezza pubblica. In questo spirito, l’espressione “uno Stato palestinese basato sui confini del 1967” è quasi completamente scomparsa. La discussione su confini e sovranità è stata sostituita da una discussione alternativa, astratta e vuota, come se la sovranità fosse qualcosa di mercanteggiabile.

La scorsa settimana, il giornalista Nahum Barnea ha rivelato che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto a Donald Trump di accelerare la creazione di uno Stato palestinese entro cinque anni. È stato interessante notare cosa non è successo dopo questo rapporto: nessuno a Ramallah o a Gaza si è entusiasmato.

Il ricordo è ancora vivido: gli accordi di Oslo erano anch’essi accordi transitori da attuare nell’arco di cinque anni, ma sono diventati un quadro permanente che impone restrizioni alla parte palestinese, mentre Israele espande il suo dominio e l’area sotto il controllo palestinese diminuisce.

La realtà sul campo parla da sola: l’Autorità Nazionale Palestinese non controlla più del 20% della Cisgiordania, e solo nelle principali città. Nella Striscia di Gaza, Israele controlla di fatto il 53% del territorio. Israele ha il controllo dello spazio aereo, del mare e della maggior parte delle zone cuscinetto. Non esiste un calendario per porre fine a questo controllo, nemmeno una dichiarazione di tale intenzione.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il principe ereditario e primo ministro saudita Mohammed bin Salman si tengono per mano durante un incontro alla Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, novembre. Crediti: Evelyn Hockstein/Reuters

La risoluzione delle Nazioni Unite è così vaga sulla questione dello stato palestinese che persino a Netanyahu non importa

La vecchia discussione sugli scambi territoriali – come parte di un’idea che coinvolge aree attorno alla Striscia di Gaza in cambio di blocchi di insediamenti – sembra ormai una favola lontana, così come l’idea di un passaggio sicuro tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, scomparsa dal dibattito pubblico come un capitolo cancellato dai libri di storia.

In pratica, Trump può dire al principe ereditario: “Certamente, uno stato palestinese – sul 47% della Striscia di Gaza e sul 20-40% della Cisgiordania”. Insieme, questo equivale a circa l’80% del territorio palestinese storico, esattamente quanto offerto nell'”accordo del secolo” di Trump. Ma qualsiasi persona perbene capisce che questa non è la base per uno stato. È uno spazio di prigionia, diviso, privo di sovranità e di futuro. Sarebbe uno stato solo di nome, non di fatto. Sarebbe un’entità che non sarebbe in grado di svilupparsi, che alla fine perderebbe i suoi abitanti.

Pertanto, se il principe ereditario saudita desidera davvero promuovere uno stato palestinese, più di chiunque altro sulla scena internazionale, deve chiarire cosa intende. Per citare il mondo immobiliare, tanto amato da Trump: se il principe Mohammed desidera “acquistare” uno stato palestinese dagli americani, deve conoscerne le dimensioni, i confini, il numero di persone che lo abitano e il potenziale.

Uno così non compra un’entità sconosciuta. Ha già dichiarato che investirà mille miliardi di dollari negli Stati Uniti e che potrebbe dover pagare anche Israele, e non solo attraverso la normalizzazione delle relazioni. Nel nuovo mondo del potere e del denaro, non è più necessario negoziare o combattere con le armi per ottenere uno Stato, ma semplicemente acquistare un terreno per i palestinesi. Ma anche in questo scenario, bisogna concordare confini e prezzo.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
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