Trauma sotto l’ulivo

Gli israeliani hanno sempre sostenuto che le scuole palestinesi “insegnano l’odio”. Ma dopo che questa settimana un raid della polizia a Gerusalemme ha interrotto uno spettacolo per bambini al teatro El-Hakawati, non c’è più dubbio: il fascismo israeliano sta distruggendo i sogni.

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Hanin Majadli – 28 novembre 2025

Immagine di copertina: Teatro El-Hakawati a Gerusalemme Est. Crediti: Ahmad Gharabli/AFP

La capacità di provare rabbia ci è stata prosciugata dopo due anni di genocidio, in cui siamo stati ridotti al silenzio con la mano pesante degli arresti e delle umiliazioni, insieme ai metodi impiegati da regimi oscuri. Come possiamo arrabbiarci per la routine quotidiana dell’occupazione, quando ci è stato negato il diritto di arrabbiarci per il grande crimine?

Dopotutto, persone come noi, cittadini palestinesi di Israele, conoscono il significato di “tenersi dentro”. Lo facciamo da così tanto tempo che potremmo tenere seminari pratici sulla moderazione. Forse è questo che ci ha resi così educati, forse il contenimento avrà come conseguenza una lunga vita, chissà. Ma una cosa è chiara: è difficile, davvero difficile, essere arrabbiati.

Ma poi ho visto il filmato del violento raid della polizia, decisamente fascista, al Teatro El-Hakawati di Gerusalemme Est questa settimana. Mostra bambini bellissimi ed emozionati, vestiti in costume, che trattengono il respiro mentre si preparano a salire sul palco. Improvvisamente, la banda di teppisti di Itamar Ben-Gvir irrompe urlando, come se avesse scoperto il nascondiglio di una “cellula terroristica”.

Nel loro mondo contorto, questi ragazzi sono “piccoli terroristi”, quindi la crudeltà della polizia è adeguata alla situazione, come una mano su un guanto, naturale e giustificata. “Hai sentito cosa dico? Hai sentito? Cinque minuti, tutti fuori di qui!” gridano, e con questo, il mondo è capovolto.

Un attimo prima, i bambini, emozionati e felici, stavano per prendere parte a uno spettacolo intitolato “Sogni sotto l’ulivo”. Gridano: “Tirateli fuori, vi dico, tirateli fuori!” e inseguono bambini di 5, 7 e 10 anni vestiti con i costumi di uno spettacolo che non verrà mai rappresentato. È stato inghiottito dal dramma ben più orribile del fascismo israeliano.

Quel momento segnerà quasi certamente il primo trauma personale che i bambini subiranno per mano di Israele e degli israeliani. Non avranno bisogno di libri di testo per imprimere nei loro cuori chi li spaventa e chi li allontana.

Gli israeliani hanno sempre sostenuto – e questa è stata una delle principali affermazioni contro i palestinesi – che le scuole palestinesi “insegnano l’odio” nei confronti dello Stato di Israele e degli israeliani.

Ma le vere lezioni vengono dalla scuola di vita: la polizia che urla ai propri padri, i soldati che sparano ai propri fratelli, lo Stato che invia i suoi esecutori a distruggere un piccolo sogno proprio mentre sta per realizzarsi su un palco a Gerusalemme Est.

Forse ingiustamente, non posso fare a meno di collegare l’incidente dei bambini spaventati nel teatro di Gerusalemme Est a un video pubblicato qualche giorno fa, in cui Yotam Zimri e Gadi Taub siedono e parlano con abissale serietà di come nemmeno la “denazificazione” aiuterà i palestinesi. È così che ci vedono.

Ecco quanto è penetrata in profondità questa disumanizzazione. I due credono di rivelare qualcosa sui palestinesi, la “nazificazione” dei palestinesi, ma in realtà stanno rivelando la loro oscura fantasia di “rieducare” un intero popolo.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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