Gli aiuti continuano a scomparire.
Fonte: English version
Di Amal Abu Seif – 29 novembre 2025
È passato più di un mese e mezzo dalla conclusione del cessate il fuoco a Gaza. L’accordo prevedeva che 600 camion attraversassero quotidianamente la Striscia trasportando cibo, medicine, tende, carburante e altri beni di prima necessità.
Ci siamo abituati a dichiarazioni ufficiali che parlano di centinaia di camion che attraversano il confine ogni giorno. Vengono pubblicate foto, gli attraversamenti sono accuratamente documentati e gli annunci vengono fatti con entusiasmo.
“Dall’inizio del cessate il fuoco, 4.200 camion carichi di beni umanitari entrano a Gaza ogni settimana. Il 70% dei camion entrati trasportava cibo. Oltre 16.600 camion di cibo sono entrati a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco. Oltre 370.000 tonnellate di cibo”, afferma un aggiornamento del 26 novembre delle autorità di Occupazione israeliane.
Si potrebbe pensare che i palestinesi di Gaza siano il popolo più sazio del mondo.
Per molti di noi, non è chiaro come Israele conteggi i “camion di cibo”, dato che in effetti sono molti i camion commerciali autorizzati a trasportare cibo di basso valore nutrizionale, come barrette di cioccolato e biscotti, o cibo troppo costoso, come pollo congelato a 25 dollari (21,50 euro) al chilo o un vassoio di uova a 30 dollari (25,80 euro).
Anche le organizzazioni umanitarie sembrano dubitare del conteggio ufficiale. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, solo la metà degli aiuti alimentari necessari entra a Gaza. Secondo le agenzie umanitarie palestinesi, solo un quarto degli aiuti necessari è effettivamente autorizzato a entrare.
E poi solo una frazione di quella frazione raggiunge effettivamente gli sfollati, i poveri, i feriti e gli affamati. Questo perché gran parte degli aiuti che arrivano a Gaza scompare in un “triangolo delle Bermuda”.
La distanza tra il confine e i campi profughi, dove dovrebbero essere distribuiti gli aiuti, sembra breve sulla mappa, ma in realtà è la distanza più lunga dal punto di vista politico e di sicurezza.
Sì, molti camion che passano non raggiungono mai le famiglie che hanno più bisogno di aiuti.
La gente sente parlare di camion, ma non vede pacchi umanitari. Sentono parlare di tonnellate di farina, ma non vedono pane. Guardano video di camion che entrano nella Striscia, ma non li vedono mai arrivare ai loro campi o quartieri. È come se gli aiuti entrassero a Gaza solo per svanire nel nulla.
Di recente, si è sentito sempre più parlare della mancanza di aiuti per le strade, soprattutto perché nei mercati locali sono comparsi improvvisamente generi alimentari di base, ancora con l’etichetta “Aiuti umanitari non in vendita”. Ho visto scatolette di carne di pollo con questa etichetta vendute a 15 dollari (13 euro) l’una.
Anche quando i pacchi di aiuti raggiungono i bisognosi, spesso mancano i beni promessi. Ad esempio, la mia famiglia ha ricevuto un pacco alimentare che avrebbe dovuto contenere riso, lenticchie e sei bottiglie di olio da cucina, ma quando l’abbiamo aperto, non c’erano né riso né lenticchie, solo tre bottiglie di olio da cucina.
Non si tratta semplicemente di corruzione. Dopo due anni di Guerra Genocida, il governo di Gaza è crollata e le sue istituzioni sono sistematicamente prese di mira dall’esercito israeliano. Non esiste un’autorità unificata e non esiste una forza in grado di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza.
Secondo il meccanismo delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli aiuti, dal 19 maggio al 29 novembre, 8035 camion di aiuti sono arrivati a destinazione all’interno di Gaza; 7.127 sono stati “intercettati” “pacificamente” o “con la forza”.
L’esercito israeliano impone restrizioni alle strade percorribili dai camion, costringendoli spesso a percorrere percorsi pericolosi. Alcune strade non possono essere utilizzate senza il coordinamento con potenti famiglie locali o comitati di quartiere, altre sono controllate da gruppi armati. Tutto ciò rende un viaggio di poche decine di chilometri un processo molto fragile e facile da interrompere. È così che gli aiuti spariscono nel “triangolo delle Bermuda” di Gaza.
Anche le organizzazioni internazionali non sono in grado di garantire la sicurezza. Non possono accompagnare i camion a causa del pericolo, non possono supervisionare lo scarico in tempo reale e non hanno personale sufficiente per tracciare ogni spedizione. La loro dipendenza dai comitati e dai volontari locali significa che si affidano a un sistema pieno di lacune di cui diverse parti approfittano rapidamente.
In mezzo a tutto questo, rimane una grande domanda: chi trae veramente vantaggio dalla scomparsa degli aiuti?
Ci sono i commercianti in cerca di profitti rapidi. Ci sono i gruppi armati locali in cerca di una fonte di denaro. E poi c’è, naturalmente, l’Occupazione e i suoi alleati che vogliono continuare a usare la fame come strumento di pressione politica. Tutti loro traggono beneficio dal dolore dei palestinesi comuni.
Il problema è che l’attenzione su ciò che sta accadendo a Gaza è diminuita dopo il cessate il fuoco. L’opinione pubblica mondiale si sente rassicurata dal fatto che il Genocidio sia finito e non si chiede più perché gli aiuti non raggiungano il popolo palestinese.
Nel frattempo, negli ambienti politici e istituzionali, la scomparsa degli aiuti viene normalizzata, come se fosse una conseguenza naturale del conflitto. Ma non lo è; è una crisi orchestrata con l’intento di infliggere un’ulteriore Punizione Collettiva al popolo palestinese.
Mentre il mondo sceglie ancora una volta di chiudere un occhio, non sono solo i camion a sparire nel “triangolo delle Bermuda” di Gaza, ma anche la forza dei palestinesi di andare avanti.
Amal Abu Seif è una scrittrice e ricercatrice palestinese di Gaza.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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