Come la Gran Bretagna ha consolidato l’impunità sionista in Palestina

L’architettura coloniale sancita dalla promessa britannica di Balfour un secolo fa continua a definire il violento dominio di Israele sui palestinesi

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Ghada Karmi – 2 dicembre 2025

Immagine di copertina: La verità è che fin dall’inizio di questo conflitto i funzionari del governo britannico erano ben consapevoli dei sentimenti sionisti e sapevano esattamente chi stavano lasciando entrare in Palestina, scrive Ghada Karmi. [GETTY]

Stiamo assistendo allo smembramento definitivo della Palestina e alla fine della lotta palestinese per la libertà? È una possibilità concreta, e se ciò dovesse accadere, sarebbe il culmine di un lungo e crudele percorso coloniale imposto ai palestinesi dalla Dichiarazione Balfour del 1917 fino a oggi.

Quella decisione perniciosa e sconsiderata di creare una “patria nazionale per il popolo ebraico” in Palestina ha portato inesorabilmente all’attuale guerra genocida contro Gaza e alle molteplici violazioni dei diritti umani da parte di Israele contro i palestinesi, in corso fin dalla fondazione di Israele.

Il grande crimine di Balfour nel 1917 non fu solo quello di cedere il controllo della Palestina (che la Gran Bretagna non possedeva) a coloni stranieri, ma di farlo specificamente e, tra tutti, a un gruppo di sionisti ebrei europei tormentati e complessi, con un acuto senso di risentimento per la loro storica persecuzione. Il profondo rancore che nutrivano nei confronti di un mondo che aveva permesso che ciò accadesse, alimentava la loro convinzione che il mondo dovesse loro una ricompensa per le loro sofferenze, e che l’offerta britannica di una “patria nazionale” in Palestina fosse solo un loro diritto.

Ciò diede loro un senso di legittimità nei confronti del Paese, che generò l’arrogante convinzione che appartenesse esclusivamente a loro.

Tali idee, mai messe in discussione o respinte dai sostenitori occidentali di Israele, ma al contrario assecondate e accettate come valide, hanno portato a sistematiche depredazioni della Palestina e del suo popolo.

Ricolonizzazione

Oggi Gaza giace in rovina, e gli esperti delle Nazioni Unite stimano che ci vorranno decenni e miliardi di dollari per ripararla. La sua popolazione, già stremata dagli attacchi mortali di Israele, potrebbe non sopravvivere a lungo a una combinazione letale di carestia, malattie, un inverno rigido, l’incessante violenza israeliana e la pulizia etnica.

In Cisgiordania, gli incessanti attacchi dei coloni, sostenuti dall’esercito israeliano, hanno causato oltre 1000 morti palestinesi dal 2023, e causato sfollamenti di massa, distruzione di villaggi palestinesi e l’evacuazione di campi profughi. Gerusalemme Est è stata gradualmente assorbita da Israele e i palestinesi all’interno dei confini israeliani del 1948 sono perseguitati e intimiditi.

Come se non bastasse, una nuova imposizione di stampo coloniale sulla Palestina è stata appena presentata all’ONU. Il “piano di pace” in 20 punti di Donald Trump, sotto forma di Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato approvato all’unanimità il 17 novembre. Questo fa di Trump il capo di un cosiddetto Consiglio per la Pace, il cui compito è supervisionare una “Forza Internazionale di Stabilizzazione” composta da peacekeeper per Gaza, un’amministrazione tecnocratica palestinese ad interim e una forza di polizia locale – tutti elementi che indicano la ricolonizzazione di Gaza da parte di forze esterne.

Se le armi fossero state zittite a seguito della risoluzione ONU, l’iniziativa di Trump avrebbe potuto ottenere un certo sostegno solo per questo motivo. Ma le uccisioni quotidiane di palestinesi da parte di Israele non sono diminuite per un solo giorno dal cessate il fuoco annunciato il 13 ottobre. E l’idea che il finanziatore e principale promotore della guerra genocida israeliana contro Gaza, che avrebbe potuto porvi fine molto tempo fa con uno schiocco di dita, ora si spacci per il salvatore di Gaza, è semplicemente grottesca.

Una lunga storia di complicità britannica

La verità è che fin dall’inizio di questo conflitto i funzionari del governo britannico erano ben consapevoli dei sentimenti sionisti e sapevano esattamente chi stavano lasciando entrare in Palestina. Nel 1920, appena tre anni dopo la Dichiarazione Balfour, un dibattito alla Camera dei Lord sulla sicurezza degli arabi di Palestina di fronte al sionismo rivela un notevole livello di intuizione sul progetto sionista ai massimi livelli.

I Lord riferirono sulle richieste di una “Commissione Sionista” autocostituita, con sede a Gerusalemme sotto la protezione militare britannica, per avere voce in capitolo in tutte le decisioni politiche britanniche. I sionisti volevano anche concessioni sui lavori pubblici, in modo “arrogante e straordinariamente poco politico”.

Alcuni pensavano che i problemi in Palestina fossero dovuti alle azioni e al comportamento dei sionisti, molti dei quali erano “estremisti” e si comportavano come se fossero i padroni della Palestina.

Gli ebrei giunti in Palestina come immigrati da Russia, Polonia e Romania avevano “raccolto un antico nome con il quale non avevano nulla a che fare”. I Lord insistevano sul fatto che la Gran Bretagna non dovesse spianare la strada a questi ebrei per conquistare “la Terra Promessa”, né trasformarla in una discarica per tutti i “teppisti d’Europa” sionisti. Nulla doveva essere fatto contro la volontà della popolazione [palestinese] per “assecondare le aspettative delle persone sparse in tutto il mondo”.

La Commissione Palin dello stesso anno riecheggiò con forza queste opinioni. Accusò i sionisti di “impazienza, arroganza e tentativi di forzare la mano dell’amministrazione [britannica]” affinché concedesse loro uno Stato ebraico.

Molti amministratori britannici in Palestina si dimisero o furono licenziati per aver messo in discussione la condotta dei sionisti in quel periodo, e le loro lamentele alle autorità di Londra furono ignorate. Non molto tempo dopo, nel 1929, l’Alto Commissario per la Palestina, Sir John Chancellor, previde gli “estremi livelli di arroganza” degli ebrei se fossero mai diventati la maggioranza in Palestina.

Tuttavia, nulla di tutto ciò distolse il governo di Londra dal continuare a sostenere il progetto sionista fino alla fondazione di Israele nel 1948. Negli ultimi anni del dominio britannico sulla Palestina, i sionisti furono ancora più autoritari e provocatori nei loro rapporti con le autorità, compiendo atti di terrorismo contro gli inglesi.

Tuttavia, fu grazie al sostegno britannico che i sionisti ottennero il loro Stato ebraico, sebbene ciò non diminuì mai il loro desiderio di acquisire di più, né la loro visione di sé stessi come un popolo speciale che, a causa della sua storia, non poteva essere giudicato come gli altri.

Questa impunità auto-attribuita, alimentata dai sostenitori occidentali di Israele, ha caratterizzato le azioni israeliane sin da allora. Il genocidio di Gaza, la sua ferocia, il suo sadismo e la sua depravazione, non sono solo il prodotto del governo “di destra” di Israele. Sono anche sostenuti dalla maggioranza dell’opinione pubblica ebraica israeliana, che nutre simili atteggiamenti di superiorità.

Una lunga storia di eccezionalismo ebraico ci ha condotto fin qui. La vera resa dei conti per il tragico destino della Palestina ricade direttamente sui sostenitori occidentali di un progetto sionista che, sapevano, avrebbe inflitto un popolo con pretese assurde e un arrogante disprezzo per gli altri a una società araba stabile, coesa e pacifica, innocente di qualsiasi crimine contro gli ebrei.

Come prevedibile, hanno distrutto quella società e l’hanno sostituita con un’entità aggressiva, espansionista e violenta che ha portato pericolo e instabilità in tutto il Medio Oriente e nel mondo. È stato un errore di proporzioni storiche, per il quale non potranno mai essere perdonati.

Ghada Karmi è un’ex ricercatrice presso l’Istituto di Studi Arabi e Islamici dell’Università di Exeter. Nata a Gerusalemme, fu costretta ad abbandonare la sua casa con la famiglia a seguito della creazione di Israele nel 1948. La famiglia si trasferì in Inghilterra, dove crebbe e studiò. Karmi esercitò la professione medica per molti anni, specializzandosi nella salute di migranti e rifugiati. Dal 1999 al 2001, Karmi è stata ricercatrice associata del Royal Institute of International Affairs, dove ha guidato un importante progetto sulla riconciliazione israelo-palestinese.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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