Le morti di massa a Gaza continuano, eppure il mondo non ci fa più caso, convinto che il genocidio sia finito.
Fonte: English version
Di Eman Abu Zayed – 2 gennaio 2026
Immagine di copertina: Il palestinese sfollato Salah al-Mabhouh siede accanto al fuoco con suo figlio Abdul-Razzaq accanto alla loro tenda nel campo di al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale, il 24 dicembre 2025 [Abdel Kareem Hana/AP]
Quando a ottobre hanno iniziato a circolare le voci su un cessate il fuoco, sembrava un sogno lontano. Ci siamo aggrappati a qualsiasi filo di speranza, anche se in fondo temevamo di crederci. Per due anni ci eravamo abituati a sentire parlare di “cessate il fuoco” che non duravano mai.
Quando finalmente l’annuncio fu dato, le strade esplosero in urla e applausi. Eppure, nel mio cuore si insinuò il timore che quella calma potesse essere solo una pausa prima di un’altra ondata di attacchi.
I miei timori erano giustificati. Gli attacchi mortali quotidiani di Israele sono continuati; più di 400 persone sono state uccise finora dal suo esercito. Molte altre sono morte in circostanze causate dalla decimazione della Striscia da parte di Israele
Eppure, il livello di attenzione globale ha iniziato a calare. A novembre, ho notato che l’interesse per ciò che scrivevo su Gaza iniziava a diminuire, sia sui social media che sui media – un fenomeno osservato anche da altri giornalisti e scrittori palestinesi. L’interesse mondiale è diminuito perché l’opinione pubblica globale si è convinta facilmente che la guerra fosse finita.
Mi è diventato chiaro che il vero obiettivo del cessate il fuoco non era fermare la violenza o la morte, né proteggere le persone o limitare lo spargimento di sangue e il genocidio. Il vero obiettivo era impedire al mondo di parlare di Gaza, dei crimini che vi vengono commessi e delle sofferenze quotidiane delle persone.
Gaza è ormai diventata per lo più invisibile, mentre altre notizie e altri “punti caldi” hanno conquistato l’attenzione dei media mondiali.
Nel frattempo, le morti di massa continuano.
Poco più di due settimane dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 28 ottobre, l’esercito israeliano ha condotto una massiccia campagna di bombardamenti, uccidendo 104 persone. La paura opprimente per il futuro e per i miei cari è tornata.
Il 20 novembre, Israele mi ha colpito più da vicino. L’esercito israeliano ha attaccato la casa della famiglia Abu Shawish nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. La mia amica Batoul Abu Shawish ha perso tutta la sua famiglia: le sorelle Habiba, 11 anni, e Tima, 16; i fratelli Youssef, 14 anni, e Mohammed, 18; la madre Sahar, 43 anni, e il padre Rami, 50 anni. Sono stati massacrati nonostante la famiglia non avesse alcuna affiliazione politica; erano tutti civili. Batoul ora deve affrontare il genocidio da sola.
Gli attacchi israeliani continuano, e così anche le morti di massa causate da altri mezzi: edifici crollati, bombe inesplose, inondazioni, ipotermia, fame e malattie: tutte creazioni della strategia genocida israeliana. Continuiamo a lottare senza un riparo adeguato, senza cibo, senza riscaldamento, senza elettricità o acqua potabile.
La situazione è così grave che l’inverno stesso sta uccidendo persone.
Abbiamo appena avuto un altro temporale. Le tende sono state allagate e di nuovo spazzate via. Alaa Juha, trentenne, è stata uccisa da un muro che la pioggia le ha fatto crollare addosso. Arkan Musleh, un bimbo di due mesi, è morto di ipotermia. In totale, 15 persone sono morte a causa del freddo questo mese. La tenda della mia famiglia è stata di nuovo allagata; è difficile descrivere la sensazione di impotenza che ti travolge quando non riesci a trovare scampo dall’acqua e dal freddo gelido.
Israele continua a violare il cessate il fuoco non solo con i suoi attacchi, ma anche rifiutandosi di rispettare l’obbligo di consentire l’ingresso del numero negoziato di camion di aiuti, di una fornitura completa di medicinali e tende necessari, di materiali per ripari e di case mobili.
Israele sta inoltre limitando l’accesso alle organizzazioni internazionali che cercano di fornire assistenza alla popolazione di Gaza. Nuove regole stanno rendendo difficile la registrazione delle ONG, comprese alcune grandi come Save the Children. Questo, insieme al continuo rifiuto da parte di Israele di inviare aiuti da parte delle ONG, sta soffocando gli sforzi internazionali per fornire assistenza.
Nel frattempo, le organizzazioni palestinesi che cercano di alleviare le nostre sofferenze stanno affrontando un crollo delle donazioni. Ad esempio, il Progetto Samir, un’iniziativa basata sulle donazioni che fornisce supporto materiale a famiglie e studenti indigenti, ha perso un gran numero di donatori e sostenitori dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Il dottor Ezzedine al-Lulu, direttore del progetto, mi ha confermato che il calo del flusso di donazioni ha ostacolato la loro capacità di fornire assistenza essenziale.
Israele mantiene chiuso anche il confine di Rafah. Non c’è alcuna possibilità di uscire a meno che non si paghi una cifra esorbitante ai profittatori di guerra legati a Israele e si accetti di non tornare mai più. Israele impedisce a più di 16.000 persone che necessitano urgentemente di evacuazione medica di andarsene; più di 1.000 sono morte in attesa di poter partire.
Gaza è entrata in una nuova fase di genocidio: un massacro di massa di basso livello che non fa notizia perché non è esplosivo come le campagne di bombardamenti a tappeto. Ma il risultato finale è lo stesso: lo sterminio della vita palestinese a Gaza. Non c’è da stupirsi che i politici israeliani non abbiano smesso di parlare di colonizzazione della nostra terra. Considerano ancora una Gaza libera dai palestinesi come una possibilità concreta e a portata di mano.
Eman Abu Zayed è una scrittrice palestinese e studentessa di traduzione di Gaza.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
Gli altri articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

