Ben-Gvir, il piromane a capo della polizia israeliana, sogna di scatenare una rivolta araba

Le misure del governo  israeliano mirano ad aumentare la pressione sulla comunità araba. Spingendo tutti questi punti di pressione si arriverà quasi inevitabilmente a uno scontro.

Fonte: English version

Amal Oraby -7 gennaio 2026

Immagine di copertina: Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha parlato ai media a Tarabin la scorsa settimana. Credito: אליהו הרשקוביץ

Diversi giorni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre alle comunità di confine di Gaza, il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha annunciato che l’Operazione Guardian of the Walls 2 era già in corso.  Mise in guardia contro una possibile rivolta dei cittadini arabi israeliani, che avrebbero sfruttato l’opportunità per aprire un fronte interno contro Israele e i suoi traumatizzati cittadini ebrei.

Si trattava più di un pio desiderio che di un avvertimento basato su analisi dei rischi o prove raccolte sul campo. Dietro c’erano i capricci di un piromane che cercava di rafforzare il comando e il controllo sulla comunità araba e di replicare le pratiche dell’occupazione nei territori all’interno di Israele. Da persona che considerava questo periodo buio come un “tempo di miracoli”, aspirava a realizzare i suoi sogni più sfrenati.

All’ombra della guerra, il ministro è stato in grado di distribuire centinaia di migliaia di armi a qualsiasi cittadino ebreo ne desiderasse una, mettendo quasi completamente a tacere l’espressione politica della comunità araba per oltre 18 mesi. Con la collaborazione dell’attuale e del precedente commissario di polizia, attivisti, difensori dei diritti umani, artisti, giornalisti e studenti sono stati rinchiusi in centri di detenzione con false accuse di violazione dell’ordine pubblico.

Ma non è riuscito a realizzare la sua fantasia di una rivolta araba. Negli ultimi due anni, la comunità ha dato prova di una moderazione esemplare, temendo, a ragione, che qualsiasi protesta sarebbe stata accolta con il fuoco vivo e l’assedio delle città arabe. Due cose non si possono togliere a Ben-Gvir: la sua profonda consapevolezza dell’umore pubblico, che lo ha catapultato dai margini della politica israeliana allo status di ministro di alto rango; e i suoi continui attriti con i palestinesi, che gli hanno dato una conoscenza diretta dei punti deboli della comunità araba, che, se sollecitati, avrebbero potuto incendiare il territorio.

Ora che la guerra è quasi impercettibile nella vita quotidiana degli israeliani, i suprematisti ebrei stanno cercando di replicare artificialmente le condizioni che li hanno portati al potere. Prima che riescano a infiammare nuovamente la terra, e prima che chiediate a noi “condannatori” di condannare la rivolta araba in Israele, vorrei avvertirvi: le misure del governo mirano ad aumentare la pressione sulla comunità araba. Spingendo tutti questi punti di pressione si arriverà quasi inevitabilmente a uno scontro.

Il tentativo di tagliare il budget del programma governativo per colmare le lacune nella comunità araba, riassegnandolo alle forze di sicurezza, mira a inviare un messaggio chiaro agli arabi: l’unica cosa che otterrete dallo Stato è più forza e violenza governativa – un passo che acuisce il senso di alienazione. I vistosi tour di Ben-Gvir con scorte di polizia nel Negev sono progettati per umiliare il gruppo più debole del Paese e marchiarne l’esistenza come temporanea e provvisoria.

La passività della polizia nei confronti della dilagante criminalità organizzata segnala a ogni cittadino arabo che non esiste uno Stato. Scatenare i giovani delle colline e rafforzare il Garin Torani nelle città miste era mirato a fornire la prima scintilla che avrebbe innescato la conflagrazione.

È difficile prevedere il momento esatto in cui la pentola a pressione esploderà. E quando succederà, sarà ancora più difficile trovare qualcuno che si schieri dalla parte della comunità araba. È molto facile ridere del pagliaccio Ben-Gvir e della sua dipendenza dall’essere al centro dell’attenzione, invece di vedere il quadro generale. Ma la risata è a nostre spese, a spese delle nostre vite e della comunità araba di Israele.

Amal Oraby  – L’autore è un giurista palestinese e attivista per i diritti umani.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
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Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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