di Luca Saltalamacchia
avvocato del foro di Napoli
Fonte: https://www.questionegiustizia.it/
Copertina: Francis Brooks-Zarian, “Genocidio”
Prima parte
1 – “Quella cosa innominabile”
Ancora oggi, nel dibattito “noto” – ovvero quello che viene reso esplicito dai media – c’è una enorme ritrosia nel definire che Israele abbia commesso e stia commettendo “quella cosa innominabile”.
Stragi: forse…
Torture: qualcuno lo ammette…
Distruzioni: qualche volta.
Ma “quella cosa innominabile”… quella no!
E così il cittadino medio – in balia dei flutti mediatici, dove si deve sempre garantire il contraddittorio invitando uno che capisce un minimo di crimini internazionali ed uno che non ne capisce affatto, rigorosamente presentati “alla pari” – è portato, anzi è educato, o forse sarebbe meglio dire che è manipolato, a pensare che forse Israele sta un po’ esagerando, ma “quella cosa innominabile” certamente non l’ha commessa.
Eppure, la definizione di “quella cosa innominabile” è molto chiara e poco opinabile; semmai, possono essere opinabili le prove della sussistenza dei suoi requisiti.
L’art. II della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di “quella cosa innominabile” del 1948, ratificata da Italia ed anche da Israele, riconosce che per “quella cosa innominabile” «si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
(a) uccisione di membri del gruppo;
(b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
(c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
(d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
(e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro».
La definizione di tale crimine si deve allo studioso ebreo polacco Raphael Lemkin (1), ma fu poi codificata in seno all’ONU nel 1948.
Volendo semplificare e schematizzare, la definizione è divisa in tre parti: un elemento oggettivo (molto chiaro e definito); un elemento soggettivo (molto complesso da provare); l’individuazione di quattro gruppi protetti.
Per poter far sì che un determinato crimine rientri nella definizione di “quella cosa innominabile” c’è dunque bisogno che le condotte vengano poste in essere contro un gruppo preciso di persone e con l’intenzione precisa (il dolo specifico) di voler distruggere quel gruppo in quanto tale.
Non esiste una soglia di persone da sterminare per potersi parlare di “quella cosa innominabile”, che invece si può verificare anche senza nemmeno un morto. Quello che rende tipico questo crimine è la volontà – a prescindere se riesce a realizzarsi in tutto o in parte – di distruggere «un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale».
Il successivo art. III prevede infatti che, oltre alla commissione di “quella cosa innominabile”, verranno punite le seguenti condotte criminose: l’intesa mirante a commettere “quella cosa innominabile”; l’incitamento diretto e pubblico a commetterlo; il tentativo di commetterlo; la complicità nella sua realizzazione.
Come è evidente, dunque, rientrano nell’ambito di “quella cosa innominabile” non solo la Shoah, che nella sua ferocia e sistematicità ha ispirato la Convenzione del 1948, ma tutte quelle condotte che vedono la commissione di una serie di gravissimi crimini contro un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, con lo specifico intento di volerlo distruggere in quanto tale.
Crimini simili alla Shoah ce ne sono sempre stati prima e ce ne sono stati dopo. Se è giusto effettuare una comparazione per discutere sulle peculiarità di tali atrocità – ed indubbiamente la Shoah rappresenta uno dei momenti più bui dell’umanità – è profondamente ingiusto pensare che dopo la Shoah nessun altro crimine può essere ad essa accostato, sì da addirittura sottrarre all’uso la parola che lo identifica.
“Quella cosa innominabile”, ovvero il genocidio, è un crimine che ha delle caratteristiche peculiari e che purtroppo, dopo la Shoah, è stato commesso tante altre volte. Questo non sminuisce la gravità della Shoah, e soprattutto non rende antisemiti (ma questa è un’altra storia) chi ritiene che oggi proprio lo Stato che si definisce «Stato-Nazione degli Ebrei» stia commettendo un genocidio.
2 – L’accertamento della commissione del genocidio
Chi sono coloro che, ad oggi, hanno dichiarato che Israele abbia commesso e stia commettendo un genocidio?
Istituzioni internazionali
- La Corte internazionale di giustizia (ICJ) (2): la Corte è stata attivata dal ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele, in ordine alla consumazione del crimine di genocidio nell’ambito delle operazioni a Gaza a partire dal 7.10.2023 (3). La CIG ha riconosciuto come plausibile la commissione del genocidio ad opera di Israele; ha quindi emesso tre diverse ordinanze contenenti misure cautelari (rispettivamente in data 26.01.2024, 28.03.2024 e 24.05.2024), nelle quali sono state disposte varie misure volte ad impedire la continuazione della condotta incriminata; la CIG ha richiamato Israele ad ottemperare agli obblighi derivanti dalla Convenzione contro il genocidio ed ha lamentato la mancata esecuzione degli ordini emessi nei suoi confronti, ordinando al Governo israeliano di riferire sulle misure adottate per dare attuazione a tutte le ingiunzioni emesse.
- L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) con il rapporto del 15/3/25 “More than a human can bear”: Israel’s systematic use of sexual, reproductive and other forms of gender-based violence since October 2023 (4).
- La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU: in data 16/9/25 ha pubblicato un rapporto intitolato Legal analysis of the conduct of Israel in Gaza pursuant to the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (5) in cui ha accertato che lo Stato di Israele ha posto in essere – e continua a porre in essere – ben quattro delle cinque fattispecie che integrano gli estremi del crimine di genocidio, così come definiti dalla Convenzione sul genocidio del 1948.
- Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU: con una prima risoluzione del 5/4/24 intitolata Situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e obbligo di garantire i principi di responsabilità e giustizia, nel ribadire il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e la natura giuridica di atto di aggressione dell’occupazione israeliana, il Consiglio ha intimato a Israele di revocare immediatamente il blocco della Striscia di Gaza e di porre fine a tutte le altre forme di repressione collettiva, sollecitando un immediato cessate il fuoco (6). Con la medesima Risoluzione, il Consiglio ha condannato gli attacchi contro i civili, compresi quelli avvenuti il 7/10/23, invitando Israele ad assumersi le proprie responsabilità giuridiche con riferimento alla Convenzione contro il genocidio.
- La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (7), Francesca Albanese (8), autrice di diversi report quali: Genocide as colonial erasure, pubblicato il 1/10/24 (9); From economy of occupation to economy of genocide, pubblicato il 2/7/25 (10); Gaza Genocide: a collective crime, pubblicato il 20/10/25 (11).
- La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem (12).
Istituti di ricerca
- L’Istituto Lemkin per la prevenzione del genocidio (13), istituto americano specializzato nella identificazione dei genocidi;
- L’International Association of Genocide Scholars – IAGS, ovvero l’associazione mondiale di studiosi del genocidio: in data 31/8/25 ha adottato una risoluzione – che peraltro richiama una copiosa documentazione – in cui viene affermato che sono stati soddisfatti tutti i requisiti necessari per poter stabilire che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza (14). Per la autorevolezza dei suoi membri, tutti esperti studiosi del genocidio, questa associazione costituisce la massima espressione della opinio juris sul tema;
- La Rete universitaria per i diritti umani (composta dalla Clinica internazionale per i diritti umani della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Boston, dalla Clinica internazionale per i diritti umani della Facoltà di Giurisprudenza della Cornell University, dal Centro per i diritti umani dell’Università di Pretoria e dal Progetto Lowenstein per i diritti umani della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Yale) (15);
Associazione di promozione e tutela dei diritti umani
- Amnesty International (16)
- Human Rights Watch (17)
- Genocide Watch (18)
- Centro europeo per i diritti costituzionali e umani – ECCHR (19)
- Forensic Architecture (20)
- Associazione Storica Americana (21)
- Save the children (22)
- Oxfam (23)
Associazioni ebraiche
- Consiglio Rabbinico della Voce Ebraica per la Pace (24)
- Consiglio ebraico australiano (25)
- B’Tselem (26)
- Physicians for Human Rights-Israel (27)
Storici, giuristi, intellettuali
- Omer Bartov, eminente storico israeliano-americano dell’Olocausto, considerato una delle
massime autorità mondiali in materia di genocidio (28) - Amos Goldberg, storico ebreo israeliano, studioso di genocidio e Olocausto (29)
- Raz Segal, storico israeliano, professore di studi sull’Olocausto e sul genocidio (30)
- Avi Shlaim, stimato storico israeliano, professore emerito di relazioni internazionali
all’Università di Oxford (31) - Lee Mordechai, eminente accademico israeliano e professore di storia all’Università Ebraica di Gerusalemme (32)
- Maung Zarni, eminente studioso di genocidio e candidato al Premio Nobel per la Pace (33)
- William Schabas, riconosciuto come uno dei massimi studiosi mondiali di genocidio (34)
- Richard Falk, presidente del consiglio di amministrazione di Euro-Med Monitor (35)
- Rob Howse, illustre professore di diritto internazionale della New York University (36)
- Michael Lynk, ex relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani (37)
- Seymour Hersh, giornalista vincitore del Premio Pulitzer (38)
- Craig Mokhiber, avvocato esperto di diritti umani, ex direttore dell’Ufficio di New York
dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (39) - David Grossman, celebre scrittore israeliano (40)
3 – Le prove del genocidio: l’elemento oggettivo
Come mai così tante istituzioni e studiosi esperti di genocidio sono convinti che Israele abbiacommesso tale crimine a Gaza?
Vediamo nel dettaglio gli elementi costitutivi del genocidio alla luce della tragedia di Gaza, dove si è consumato e si sta ancora consumando il primo genocidio in diretta della storia dell’umanità; milioni di video e foto rilanciati sul web da giornalisti palestinesi (quei pochi che non sono stati ammazzati (41)), visto che la stampa estera non è mai stata autorizzata ad entrare a Gaza; dal personale medico e paramedico (i sopravvissuti alle carneficine provocate da Israele(42)) soprattutto dalla popolazione – spesso per poco tempo, finendo oscurati da Meta, da X e da LinkedIn, più volte accusate di censurare l’informazione spontanea (43), e da ultimo anche da Youtube (44)– comprovano attacchi contro civili, spesso mentre sono alla ricerca di cibo; bombardamenti di abitazioni, scuole, tendopoli ed altre strutture private; esecuzioni a sangue freddo, anche di bambini; distruzione di infrastrutture; attacchi indiscriminati ad ospedali ed ambulanze; evacuazioni di strutture sanitarie con i malati lasciati a morire di fame.
Quanto sopra, è stato poi attestato dalle testimonianze dei pochissimi medici “occidentali” che hanno prestato servizio negli ospedali di Gaza, come Mark Perlmutter, ortopedico americano di origini ebraiche («Ho dovuto letteralmente camminare sopra bambini in fin di vita, che cercavano di trattenermi per i pantaloni. Sapevo che sarebbero morti dissanguati, e io ho dovuto scavalcarli per raggiungerne altri che forse avrei potuto salvare» (45); ha altresì raccontato di un episodio avvenuto all’ospedale di Nasser, dove due bambini sono stati «presi, legati e sepolti vivi» dai soldati israeliani: “Le loro grida si affievolivano man mano che veniva gettata la terra” (46); ha accusato i cecchini israeliani di colpire deliberatamente i più piccoli: «Ho visto due bambini feriti due volte. Nessun bambino viene colpito due volte per errore»), Victoria Rose, chirurgo maxillo-facciale britannica (47) (secondo cui quella di Israele è «una guerra contro i bambini”); Feroze Sidhwa, chirurgo traumatologo e medico di terapia intensiva americano (che ha raccontato al giornale De Volkskrant di tantissimi bambini giunti in ospedale con una singola ferita da arma da fuoco alla testa o al torace, segno che erano stati deliberatamente presi di mira dai cecchini(48)); Goher Rahbour, chirurgo britannico («Operiamo senza anestetici e medicine. Decine di feriti mi hanno confermato che Israele spara ai centri del cibo»(49)); Nizam Mamode, chirurgo britannico (che ha raccolto prove e raccontato di come i bambini palestinesi vengono presi di mira dai droni israeliani(50)); Nada Abu Alrub e Saya Aziz, due dottoresse australiane (che hanno raccontato in una lunga intervista al canale australiano news.com.au di aver dovuto fare un parto d’urgenza ad una madre giunta morta per decapitazione, ed altri orrori a cui hanno assistito(51)); Mads Gilbert, medico norvegese (che ha descritto le torture e le intimidazioni sistematiche a cui sono soggetti i lavoratori del comparto sanitario a Gaza (52)); Mimi Syed, medico americano (che ha annotato sul suo diario: «Bambina, 7 anni. Ferita da arma da fuoco al torace. Morta all’arrivo. Abbiamo cercato di salvarla. Parte di un incidente con numerose vittime. Sul pavimento, senza lettini. Sono quasi scivolata nel sangue. Non riesco a mangiare da due giorni. Non riesco a deglutire nulla. Tornerò normale?»(53)); Tanya Haj-Hassan, dottoressa statunitense specializzata in terapia intensiva pediatrica (che ha raccontato la sua esperienza anche all’ONU(54)).
Le diverse condotte criminose perpetrate da Israele nella Striscia di Gaza sono anche state più volte confessate da diversi membri dell’IDF, l’esercito israeliano, e da esponenti politici israeliani (55).
Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (“OCHA”) (56), aggiornati al 12/11/25 (57), nella Striscia di Gaza sono stati uccisi – ma il numero reale è molto più alto, perché le cifre riportate si riferiscono esclusivamente a coloro che sono stati identificati, non anche ai dispersi e ai corpi rimasti sotto le macerie – quasi 70.000 palestinesi (tra cui oltre 20.000 minori e 10.500 donne); sono stati feriti oltre 170.000 palestinesi e la distruzione totale ha colpito il 92% delle case, l’81% delle strade e l’88% delle strutture commerciali, con oltre 50 milioni di tonnellate di macerie stimate (58) da smaltire.
4 – Le prove del genocidio: il gruppo protetto
I palestinesi rientrano in un «un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso», e – come tali – sono protetti dalla Convenzione sul Genocidio?
Secondo la Corte Internazionale di Giustizia (e secondo altre autorevoli istituzioni, ONG ed esperti di diritto internazionale di cui abbiamo dato contezza) senz’altro lo sono. Il fatto che pochissimi Stati al mondo (tra cui l’Italia) ancora non riconoscano la Palestina come Stato, non è motivo di dubitare che quello dei palestinesi è un gruppo nazionale protetto dalla Convenzione.

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