Mentre Israele pianifica di rimuovere le macerie di Rafah, è urgentemente necessario un intervento internazionale e l’invio squadre specializzate per recuperare i corpi delle vittime

Si stima che il numero di persone scomparse nella Striscia di Gaza sia di circa 8.000, comprese centinaia che si ritiene siano state uccise e lasciate sotto le macerie o in aree di incursioni militari israeliane, in particolare a Rafah.

Fonte: English version

Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 9 gen 2026 

Territorio Palestinese Occupato — L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede un intervento internazionale urgente per fermare i crimini di distruzione su larga scala e livellamento del terreno perpetrati dall’esercito israeliano a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, finché non saranno autorizzate squadre specializzate e le attrezzature necessarie per recuperare i corpi delle vittime, identificarli e garantire una degna sepoltura.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo avverte che i piani in circolazione per rimodellare l’area di Rafah, denominata “Città Verde”, saranno utilizzati per consolidare l’isolamento della popolazione e concentrarla forzatamente in ghetti controllati dai militari, perpetuando così il loro sfollamento dalle loro case originarie e imponendo condizioni di vita mortali che minano le basi fondamentali della loro sopravvivenza.

Negli ultimi giorni, il personale dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato l’evacuazione da parte dell’Esercito di Occupazione Israeliano, insieme alle imprese appaltatrici che operano sotto la sua autorità, dell’intera area sotto il pieno controllo israeliano di Rafah, e l’inizio delle operazioni di rimozione delle macerie e di spianamento del terreno. L’esercito ha confermato nelle ultime ore che non meno del 70% delle operazioni di rimozione delle macerie in città è stato completato.

Le operazioni di rimozione delle macerie e livellamento del terreno a Rafah sono in corso nonostante le indicazioni confermate che centinaia di corpi rimangano sotto le macerie degli edifici distrutti, nelle strade e nei campi agricoli, con un grave rischio di danneggiare i resti umani e di cancellarne la posizione prima che il recupero e l’identificazione possano aver luogo.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo aveva precedentemente documentato il bombardamento di abitazioni mentre i residenti si trovavano al loro interno e la presa di mira di civili durante i tentativi di fuga, senza che le squadre mediche o le squadre di soccorso fossero in grado di raggiungerli o recuperarli a causa del completo controllo militare israeliano sulla città e dell’impossibilità di accedervi. A ciò si è aggiunta la creazione di un ambiente insicuro nelle aree controllate da Israele, attraverso gruppi armati locali istituiti o attivati ​​da Israele, che ha ulteriormente aumentato i rischi e di fatto limitato qualsiasi accesso umanitario sicuro. Pertanto, le operazioni di rimozione delle macerie in corso costituiscono un’ulteriore ostruzione agli sforzi di soccorso e aumentano significativamente il rischio di cancellare prove relative al destino delle vittime.

L’uso di macchinari pesanti per rimuovere le macerie e livellare il terreno potrebbe frammentare i resti delle vittime o mescolarli con detriti, che potrebbero quindi essere trasportati in siti di raccolta o discariche sconosciuti. Ciò comporterebbe di fatto la perdita dei corpi, rendendone impossibile il recupero e l’identificazione e costituirebbe una grave violazione della sacralità dei defunti e dei diritti delle loro famiglie, complicando ulteriormente le procedure di sepoltura dignitosa. È urgente consentire l’ingresso di squadre di ricerca e soccorso, insieme a esperti forensi dotati di strumenti di rilevamento e tecnologie di identificazione della posizione, per garantire il recupero, la documentazione, l’identificazione e la degna sepoltura delle vittime.

Si stima che il numero di persone scomparse nella Striscia di Gaza sia di circa 8.000, comprese centinaia che si ritiene siano state uccise e lasciate sotto le macerie o in aree di incursioni militari israeliane, in particolare a Rafah. Ignorare i ripetuti appelli al recupero dei corpi e alla loro sepoltura nel rispetto della dignità umana è vergognoso e inaccettabile, aggravando la sofferenza delle famiglie degli scomparsi e privandole del diritto di conoscere la sorte dei propri cari, di piangerli e di dar loro sepoltura.

La proposta di istituire una “Città Verde” per ospitare i palestinesi trasferiti forzatamente in un’area sotto il controllo israeliano e sotto l’autorità dei gruppi armati da esso creati, rappresenta un modello estremamente pericoloso di riorganizzazione della popolazione e del territorio sotto la diretta amministrazione militare israeliana.

Ciò trasformerebbe di fatto l’area in un ghetto demografico, soprattutto perché coincide con la Cancellazione di Rafah e l’eliminazione del diritto dei residenti a tornare alle loro case d’origine, comportando seri rischi di alterare in modo permanente il panorama demografico e geografico della Striscia di Gaza.

L’istituzione della cosiddetta “Città Verde”, nella sua forma proposta e come attuata sul campo, consolida un sistema completo di atti proibiti dal Diritto Internazionale Umanitario e si eleva al rango di Crimini internazionali. Questo perché si basa sul trasferimento illegale e forzato di civili, costringendoli a spostarsi in un’area designata sotto l’effettivo controllo della Potenza Occupante, impedendo di fatto il ritorno ai luoghi di residenza originari o convertendoli in zone militari chiuse. L’area verrebbe amministrata come un sistema chiuso che controlla l’ingresso, l’uscita e la residenza, con conseguente grave e illegale privazione della libertà fisica. A ciò si accompagnano la deliberata e grave privazione dei diritti fondamentali per motivi discriminatori, che costituisce persecuzione, oltre alla distruzione su vasta scala di proprietà senza impellente necessità militare, e la violazione della sacralità dei defunti e dei diritti delle famiglie attraverso la rimozione delle macerie prima del recupero dei corpi, ostacolando così l’identificazione e la sepoltura dignitosa, e il indebolimento della conservazione delle prove materiali necessarie per le indagini e l’accertamento delle responsabilità a seguito della Cancellazione di Rafah.

La cosiddetta “Città Verde” costituisce un meccanismo complementare al percorso in corso del Genocidio, poiché trasforma la distruzione diffusa e lo sfollamento della popolazione in una realtà permanente, Cancellando Rafah, impedendo ai residenti di tornare alle loro case, terre e mezzi di sussistenza, e costringendoli poi in una zona di isolamento gestita in modo coercitivo, governata da cancelli, permessi e sorveglianza sotto il controllo militare. Ciò consente l’imposizione di restrizioni prevedibili e sistematiche su cibo, acqua, medicine, carburante, servizi sanitari, movimento e lavoro, e perpetua la dipendenza forzata dagli aiuti controllati dalla Potenza Occupante. In quanto tale, la “Città” proposta non è un piano umanitario, ma un ambiente di vita che produce una distruzione graduale, accelera il collasso sanitario e sociale e aggrava la fame, le malattie e la morte, equivalendo all’imposizione deliberata di condizioni di pericolo di vita calcolate per provocare la distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte.

In base al Diritto Internazionale Umanitario, la Potenza Occupante ha l’obbligo diretto di garantire l’accesso sicuro e immediato del personale medico e delle squadre di soccorso alle vittime, di ricercare e recuperare i defunti, di impedire la mutilazione dei corpi e di adottare tutte le misure necessarie per preservarne la dignità e consentirne l’identificazione e il ritorno alle famiglie, ove possibile. Impedire o ritardare il recupero dei corpi, lasciarli sotto le macerie o esposti, o sottoporli a danni deliberati o prevedibili mediante demolizione e livellamento costituisce una grave violazione di queste norme, viola la dignità dei defunti e i diritti delle loro famiglie e richiede la responsabilità internazionale.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede un’urgente pressione internazionale per interrompere immediatamente le operazioni di rimozione delle macerie e di livellamento del terreno a Rafah fino a quando non verrà istituito un meccanismo umanitario e tecnico chiaro e vincolante per garantire la ricerca sistematica dei dispersi, il recupero dei corpi, la protezione dei resti e la prevenzione del loro mescolamento con i detriti o del loro trasferimento in luoghi sconosciuti, salvaguardando così la dignità delle vittime, i diritti delle loro famiglie e impedendo la Cancellazione delle Prove.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede inoltre l’istituzione di un meccanismo internazionale indipendente per supervisionare le operazioni di ricerca, recupero e documentazione in tutta la Striscia di Gaza, compresa Rafah, coinvolgendo esperti internazionali in medicina legale, ingegneria forense e gestione dei cimiteri, per garantire l’integrità e prevenire la manomissione dei siti o dei resti.

Chiede inoltre il divieto di trasferimento o smaltimento delle macerie al di fuori di Rafah prima del completamento delle indagini forensi e umanitarie nelle aree colpite e l’obbligo per gli enti attuatori di designare siti di raccolta dei detriti dichiarati e protetti e di limitare l’accesso non autorizzato fino al completamento delle procedure di documentazione. Inoltre, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede un supporto tecnico urgente per le attività di identificazione, inclusi laboratori mobili per il DNA o accordi di rapido trasferimento, e la creazione di una banca dati unificata per le persone scomparse in coordinamento con le famiglie e le autorità mediche.

Invita inoltre a respingere qualsiasi accordo sotto il nome di “Città Verde” che implichi il trasferimento forzato, la concentrazione o l’isolamento della popolazione, o la sottoponga a un’amministrazione di sicurezza che ne controlli gli spostamenti e l’esistenza. Tali accordi devono essere trattati come un quadro illegittimo che viola i principi fondamentali della protezione umanitaria e il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, consolida i crimini di trasferimento forzato, grave privazione della libertà e persecuzione e preclude di fatto la possibilità di ritorno alle aree residenziali originarie, contribuendo al contempo al consolidamento di un ambiente potenzialmente letale utilizzato per completare il Processo Genocida in corso nella Striscia di Gaza.

Infine, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo invita gli Stati e gli attori influenti a rispettare i propri obblighi ai sensi del Diritto Internazionale, in particolare il dovere di garantire il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario e di astenersi dal contribuire a gravi violazioni, andando oltre le dichiarazioni di preoccupazione e adottando misure di pressione pratiche e tangibili per porre fine ai Crimini israeliani contro i palestinesi e imporre il rispetto degli obblighi internazionali. Ciò include la sospensione di qualsiasi cooperazione militare, di sicurezza, logistica o finanziaria che possa consentire o facilitare le violazioni in corso, l’imposizione di un embargo completo sulle armi e il divieto di trasferimento di munizioni, servizi correlati, finanziamenti, assicurazioni, spedizioni e qualsiasi attività commerciale o finanziaria utilizzata per sostenere tali crimini o consolidarne gli effetti.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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