Potrebbe avere amici che a Netanyahu non piacciono.
Fonte: English version
Di Philip Giraldi – 9 gennaio 2026
È interessante osservare come la politica estera degli Stati Uniti, così com’è, sembri spesso avere un retroscena israeliano che spiega almeno in parte come l’aggressione insensata di Donald Trump contro gran parte del mondo sia guidata da imperativi Sionisti piuttosto che da reali interessi americani. L’Ucraina è sostenuta da Israele e dalla Lobby israeliana statunitense in parte perché le radici di molti ebrei della Diaspora e di quelli israeliani sono “Kazare”, ovvero provengono da quella parte dell’Europa Orientale. Inoltre, il capo di Stato ad interim dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è un ebreo i cui genitori, a quanto pare, vivono in Israele in una residenza di lusso, pagata con il denaro rubato dal figlio dalle donazioni statunitensi ed europee a Kiev per combattere la Russia. Inoltre, l’antipatia ebraica verso Mosca deriva in gran parte dalla convinzione che la Russia imperiale sia stata la fonte di molti pogrom nel diciannovesimo e all’inizio del ventesimo secolo. Questa narrazione, tuttavia, non menziona come gli ebrei russi siano diventati bolscevichi e, diventando esecutori della Rivoluzione Comunista, si siano successivamente vendicati in modo esorbitante sui Cristiani russi e di altri Paesi dell’Europa Orientale.
E, naturalmente, è stato spesso osservato come la politica statunitense in Medio Oriente sia essenzialmente dettata dal Criminale di Guerra Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che di fatto controlla sia Trump che il Congresso degli Stati Uniti. La Lobby israeliana ha anche un’influenza significativa su ciò che accade a livello statale e locale e ha un notevole controllo su ciò che appare sui media nazionali, di cui è sempre più proprietaria grazie agli sforzi di miliardari ebrei come Larry Ellison. Questa capacità di usare il denaro per manipolare la politica e il governo si è manifestata nella capacità di sopprimere la libertà di parola negli Stati Uniti quando l’argomento è il comportamento abominevole di Israele nei confronti dei palestinesi e degli altri vicini. Criminalizzare l’antisemitismo, che include qualsiasi critica a Israele, è diventato il crimine del giorno per mettere a tacere l’opposizione ai programmi filo-Sionisti sia a livello federale che statale, ed è stato anche utilizzato per eliminare il sostegno palestinese nelle università e nel mercato del lavoro. Oltre a ciò, il Dipartimento di Stato americano sta ora richiedendo l’accesso ai social media dei richiedenti il visto, in modo che a coloro che sostengono la Causa Palestinese possa essere impedito l’ingresso negli Stati Uniti. Questo è il vero significato del potere ebraico in America.
È interessante notare la partecipazione, in qualche modo inaspettata, di Israele e degli ebrei Sionisti nella recente aggressione statunitense, diretta in particolare contro il Venezuela. Ci sono diverse ragioni principali per l’attacco al Venezuela. Caracas ha sviluppato uno stretto rapporto con l’Iran attraverso i negoziati sui BRICS e si è schierata inequivocabilmente con la Palestina nel denunciare i Crimini di Guerra e i Crimini Contro l’Umanità Sionisti. Questo è stato chiaramente inculcato a Donald Trump e ai suoi consiglieri dagli israeliani e da membri della Lobby israeliana come Miriam Adelson e Laura Loomer, che hanno pieno accesso al Presidente e che senza dubbio sono stati in grado di convincere l’Orangeman (uomo arancione, per la sua abbronzatura) che avrebbe potuto trarre vantaggio dall’attaccare con un colpo solo un alleato di un nemico comune, Stati Uniti e Israele.
Trump avrebbe potuto, e lo ha fatto, sostenere di stare solo applicando il suo “corollario alla Dottrina Monroe”, ampiamente pubblicizzato, che inevitabilmente ha soprannominato “Dottrina Donroe”, e che era esplicitamente contenuto nella nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale. Ma sapeva sicuramente che avrebbe anche soddisfatto le richieste dei suoi donatori ebrei e dello stesso Netanyahu, che senza dubbio ha sollevato la questione del Venezuela con il Presidente e la sua cerchia durante la sua recente visita in Florida.
Quindi la possibilità che ci possa essere una relazione tra Venezuela e Iran è diventata qualcosa di sfruttabile dalla Lobby israeliana e anche da Trump. Durante la sua recente visita, Benjamin Netanyahu ha subito individuato il problema e senza dubbio ha anche personalmente spinto Trump a intervenire immediatamente. Bibi è anche apparso in televisione negli Stati Uniti e ha dichiarato a un intervistatore che l’Iran sta “esportando terrorismo in Venezuela. Sono in combutta con il Regime di Maduro, questo deve cambiare”. Anche gli israeliani vedono legami tra Caracas e sia Hamas che Hezbollah, un’affermazione che ha trovato eco nei media nazionalisti-Sionisti statunitensi in ogni momento
Per citare solo un esempio di come funziona, Fox News ha pubblicato un articolo in cui si afferma che il Venezuela di Maduro è diventato “la base operativa più importante di Hezbollah nell’emisfero occidentale, rafforzata dalla crescente presenza dell’Iran e dalla protezione del Regime di Maduro”. L’ambasciatore ultra-Sionista degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee, per non essere da meno, ha poi raddoppiato la posta, affermando pubblicamente che il rovesciamento di Maduro da parte degli Stati Uniti è stata una buona notizia per Israele, grazie alla collaborazione del Venezuela con l’Iran e Hezbollah.
Nel frattempo, il New York Times ha attenuato la sua copertura mediatica dell’attacco di Caracas, dedicando invece spazio a diversi importanti opinionisti Sionisti che hanno sostenuto che, solo per i loro legami con il Medio Oriente, il Venezuela merita tutto ciò che ha ricevuto finora dalle mani dell’esercito statunitense. Il sempre affidabile esponente del Prima Israele Bret Stephens ha espresso l’opinione che ci fossero buone ragioni per deporre Maduro, citando la vicepresidente e Presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez che “ha affermato che la cattura di Maduro aveva ‘sfumature Sioniste’, suggerendo che la sua presa sulla realtà potrebbe non essere quella che l’amministrazione Trump spera”.
E lo stesso giorno sul Times è apparso il caro vecchio e affidabile Elliott Abrams nel suo articolo “Una Difesa dell’Intervento Statunitense in Venezuela”, in cui affermava di sapere cose sulla minaccia rappresentata dal Venezuela di cui nessun altro sembra essere a conoscenza a parte lui e i suoi amici Sionisti. Afferma che: “Hanno invitato in Venezuela criminali cubani, Hezbollah e Iran, così come Russia e Cina. Quindi, si tratta di una questione di sicurezza per l’intera Regione, ancora una volta, compresi gli Stati Uniti. Per Hezbollah, ad esempio, e l’Iran, sappiamo che il Regime di Maduro ha fornito loro passaporti in bianco in modo che agenti dell’Iran e di Hezbollah potessero muoversi in America Latina e altrove sotto false identità. Sappiamo che l’Iran ha contribuito non solo a fornire droni all’esercito venezuelano, ma li ha anche aiutati a imparare a costruirli. Sappiamo dall’esperienza israeliana con l’Iran che i droni possono raggiungere distanze molto lunghe. Stiamo parlando di droni che possono colpire non solo Porto Rico, ma anche gli Stati Uniti continentali. Quando ero al Dipartimento di Stato e mi occupavo di questo, circa cinque anni fa, l’Iran stava valutando la possibilità di fornire missili a medio raggio, che potrebbero raggiungere gli Stati Uniti, al Regime di Maduro in Venezuela. Quindi questa è una vera minaccia alla sicurezza in America Latina e per noi”.
Israele e i suoi alleati sono stati senza dubbio felicissimi quando Donald Trump ha deciso di attaccare il Venezuela e rapire il suo Presidente Nicolas Maduros. Netanyahu ha ringraziato personalmente Washington dopo l’attacco in Venezuela, twittando: “Congratulazioni, Presidente @realDonaldTrump, per la sua coraggiosa e storica guida a favore della libertà e della giustizia. Rendo omaggio alla sua determinazione e alla brillante azione dei suoi coraggiosi soldati”.
Forse questo ulteriore impegno a sostegno di Israele spiega perché la Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, sia andata in televisione per affermare che il suo Paese non si lascerà “intimidire” da Washington. Come sostiene Bret Stephens, anche lei crede che “il Venezuela sia vittima e bersaglio di un attacco di questa natura, che ha indubbiamente sfumature Sioniste. È davvero vergognoso”. Di sicuro, una cosa è vera: poiché il Venezuela è critico nei confronti dei Crimini di Guerra israeliani, il suo governo ha interrotto le relazioni diplomatiche con Tel Aviv e ha riconosciuto lo Stato Palestinese. Si potrebbe quindi ipotizzare in modo molto plausibile che Netanyahu, parlando a nome del suo governo, che a sua volta ha apertamente sostenuto il Cambio di Regime in Venezuela, abbia avuto un ruolo decisivo nel convincere il suo strumento malleabile, Trump, a fare un passo avanti su Caracas il prima possibile, quando si sono incontrati di recente a Mar del Lago.
Quindi l’attacco al Venezuela ha aperto la porta a ogni sorta di complicazioni e intrighi. Data la capacità degli israeliani di manipolare un Trump ignorante e confuso, che ora afferma che le sue politiche sono guidate solo dalla sua “moralità” piuttosto che dallo “Stato di Diritto Internazionale”, i prossimi sviluppi includeranno quasi certamente un attacco congiunto Israele-Stati Uniti contro l’Iran. E quando quell’iniziativa sarà esaurita, ci saranno sicuramente ancora più nemici di Israele da affrontare. E quale sarà il vantaggio per l’americano medio quando tutti i costi e le vittime saranno contati una volta che tutto sarà finito? Come al solito, “Niente!”
Philip Giraldi è un editorialista, commentatore e consulente per la sicurezza americana. È il direttore esecutivo del Consiglio per l’Interesse Nazionale, ruolo che ricopre dal 2010. In precedenza è stato impiegato come agente operativo per la CIA, prima di passare alla consulenza privata.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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