Ex scioperanti della fame provenienti da Irlanda, Palestina e Guantanamo Bay chiedono al governo del Regno Unito di intervenire immediatamente.
Fonte: English version
Immagine di copertina: detenuti di Palestine Action sono in sciopero della fame da settimane [Al Jazeera]
Al governo del Regno Unito:
Noi sottoscritti vi scriviamo oggi in qualità di sopravvissuti alla violenza di Stato.
Siamo un collettivo di ex scioperanti della fame provenienti da Palestina, Irlanda e Guantanamo Bay. Gli scioperi della fame finiscono solo quando interviene il potere, o quando le persone muoiono. Abbiamo imparato, attraverso il dolore, i danni permanenti e guardando i nostri compagni cadere, come si comportano gli stati quando i prigionieri non hanno altra scelta che rifiutare l’unico diritto loro concesso: il cibo.
Pertanto, scriviamo in totale solidarietà con gli scioperanti della fame detenuti oggi nelle carceri britanniche: Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, Kamran Ahmed, Teuta Hoxha, Jon Cink, Lewie Chiaramello e Muhammad Umer Khalid. Sono incarcerati in custodia cautelare, senza processo e senza condanna. Per alcuni, la custodia cautelare è durata oltre un anno e per la maggior parte non saranno processati per altri due anni.
Il governo del Regno Unito ha optato per la custodia cautelare prolungata, l’isolamento e la censura. Ha scelto di limitare i contatti con i propri cari, di consentire visite mediche e di usare il linguaggio del terrore in un subdolo tentativo di privare deliberatamente questi prigionieri della solidarietà pubblica e dei diritti fondamentali prima che si svolga qualsiasi processo.
Non possiamo dimenticare ciò che rappresentano oggi gli scioperanti della fame. Sono a favore della Palestina. Sono a favore dello smantellamento dell’infrastruttura bellica che uccide i palestinesi. Sono a favore della fine del regime di apartheid attuato dal governo israeliano. Sono solidali con i prigionieri palestinesi. Sono a favore della completa liberazione della Palestina, dal fiume al mare.
Per anni, i prigionieri palestinesi sono stati sottoposti ad abusi sistematici all’interno delle carceri israeliane, tra cui torture ben documentate, violenza sessuale estrema, negligenza medica e morte in custodia. Eppure, il governo del Regno Unito, attraverso il suo incrollabile sostegno allo Stato israeliano, continua a scegliere di essere complice delle sue azioni. Sceglie di continuare ad armare Israele e di proteggere i funzionari israeliani dalle responsabilità, mentre i corpi palestinesi – uomini, donne e bambini – vengono violati e distrutti nelle loro strade, nelle loro case e dietro le sbarre.
I prigionieri politici di Palestine Action hanno iniziato lo sciopero della fame quando non avevano altra scelta. La decisione dello Stato di ricorrere alla classificazione di “terrorismo” per imporre la repressione sistematica di coloro che si rifiutano di conformarsi non ha lasciato loro alternative, nella ricerca dei diritti che spettano loro per legge.
Non si tratta di un fenomeno nuovo: l’uso della parola “terrore” è stato a lungo utilizzato per creare paura, per avvelenare la percezione pubblica, per giustificare la ripetuta violazione anche dei più elementari diritti umani. Una volta appiccicata questa etichetta, i diritti diventano condizionati, la libertà diventa transazionale e la presunzione di innocenza svanisce. Lo stato di diritto che si proclama con tanta orgoglio di essere difeso viene rapidamente profanato di fronte a una parola singolare, utilizzata da politici senza scrupoli determinati a proteggere i propri interessi: “terrorista”.
La messa al bando di Palestine Action non riguardava la sicurezza. Riguardava il controllo. Le ripetute e flagranti violazioni del principio sub judice non miravano a convincere l’opinione pubblica che si trattasse di un’organizzazione pericolosa; miravano a condannare i prigionieri prima che venissero processati. Si trattava di isolarli, criminalizzare la solidarietà e lanciare un monito a chiunque parlasse o si organizzasse contro la macchina da guerra israeliana.
Nessun processo celebrato in un clima di paura indotta dallo Stato può essere considerato equo, e nessuna giuria esposta a decenni di retorica terroristica può operare senza pregiudizi. Questi prigionieri sono stati diffamati nel momento stesso in cui l’annuncio del loro arresto ha menzionato un “collegamento al terrorismo”, nonostante quel procedimento non avesse avuto luogo.
Pertanto chiediamo quanto segue:
1. Un incontro ministeriale urgente con le famiglie e i rappresentanti legali per concordare azioni che preservino la vita degli scioperanti della fame. Immediata libertà su cauzione per i prigionieri di Palestine Action (noti come Filton 24) e per tutti gli scioperanti della fame.
2. Ritiro delle accuse di terrorismo volte a criminalizzare il dissenso
3. Condizioni di giusto processo, libere da narrazioni basate sulla paura e da interferenze politiche.
4. Accesso immediato all’assistenza medica indipendente scelta dai detenuti.
5. Fine della censura e delle restrizioni sulle visite familiari.
Nel 1981, la Gran Bretagna scelse di lasciare morire gli irlandesi in sciopero della fame nella prigione di Long Kesh. Negli anni 2000, la Gran Bretagna scelse il silenzio sulla difficile situazione dei detenuti di Guantanamo Bay. Per decenni, la Gran Bretagna – insieme ad altri governi – ha continuato a scegliere l’inazione in Palestina. Ogni volta, i funzionari britannici hanno rivendicato la responsabilità di tutto ciò. Ogni volta, la storia ha riportato la verità.
Le suffragette, nonostante fossero state alimentate forzatamente ed etichettate come terroriste, sono oggi celebrate come eroine e combattenti per la libertà. I prigionieri di Long Kesh, nonostante le diffamazioni subite, sono ora considerati una parte vitale della pace raggiunta con l’Accordo del Venerdì Santo. I prigionieri di Guantanamo Bay, nonostante il trattamento disumano e il consenso pubblico alla tortura, non sono stati processati e sono stati in gran parte rilasciati senza condanna.
Così come tutti loro furono assolti, la storia assolverà anche i prigionieri del Palestine Action che cercarono di fermare il massacro di persone innocenti, contro la volontà e gli interessi del governo britannico.
Non siamo semplici osservatori, ma testimoni dell’ingiustizia che viene attualmente perpetrata dalle mani dello Stato contro persone che la storia senza dubbio rivendicherà, come ha fatto con gli scioperanti della fame che ci hanno preceduto.
Firmatari:
Shadi Zayed Saleh Odeh, Palestina
Mahmoud Radwan, Palestina
Othman Bilal, Palestina
Mahmoud Sidqi Suleiman Radwan, Palestina
Loay Odeh, Palestina
Tommy McKearney, Irlanda
Laurence McKeown, Irlanda
Tom McFeely, Irlanda
John Nixon, Irlanda
Mansoor Adayfi (GTMO441), Guantanamo
Lakhdar Boumediene, Guantánamo
Samir Naji Moqbel, Guantanamo
Moath Al-Alwi, Guantanamo
Khalid Qassim, Guantanamo
Ahmed Rabbani, Guantanamo
Sharqawi Al-Hajj, Guantanamo
Saeed Sarim, Guantanamo
Mahmoud Al Mujahid, Guantánamo
Hussein Al-Marfadi, Guantanamo
Osama Abu Kabir, Guantanamo
Abdul Halim Siddiqui, Guantanamo
Ahmed Adnan Ahjam, Guantanamo
Abdel Malik Al Rahabi, Guantánamo
Ahmed Elrashidi, Guantanamo
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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