Negli ultimi due anni, l’esercito israeliano ha distrutto 21 dei 60 cimiteri della Striscia di Gaza e ha sistematicamente vandalizzato cimiteri e riesumato tombe in tutte le aree in cui ha effettuato incursioni terrestri.
Fonte: English version
Immagine di copertina: Uno screenshot di un video pubblicato da NBC News mostra i danni inflitti dalle forze israeliane a un cimitero di Khan Younis durante la ricerca dei corpi dei prigionieri israeliani che si ritiene siano stati sepolti lì. 19 gennaio 2024. (NBC News)
Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 26 gennaio 2026
Territorio Palestinese – Le operazioni di esumazione su larga scala condotte dall’esercito israeliano a Est della città di Gaza, con il pretesto di cercare il corpo dell’ultimo prigioniero israeliano nella Striscia di Gaza, sono profondamente allarmanti.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea che questo pretesto non legittima la violazione della sacralità dei defunti palestinesi, la manomissione delle loro tombe o la profanazione dei loro resti. Qualsiasi operazione di ricerca deve essere rigorosamente limitata nella portata, soggetta a rigorose garanzie umanitarie e condotta sotto la supervisione internazionale neutrale.
Negli ultimi due anni, Israele ha sistematicamente distrutto cimiteri nella Striscia di Gaza, disseppellito e vandalizzato tombe, manomesso corpi e trasferito decine di resti.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha esaminato rapporti documentati che indicano che l’esercito israeliano ha disseppellito quasi 200 tombe in un cimitero nel quartiere di Shuja’iyya, vicino alla Linea Gialla. Le operazioni sarebbero in corso, senza informazioni indipendenti o verifiche neutrali sull’effettiva effettuazione di accertamenti in loco o sulla rimozione o il trasferimento di corpi altrove. Ciò aumenta significativamente il rischio di gravi violazioni e indebolisce qualsiasi pretesa di necessità o limitazione, soprattutto considerando la comprovata prassi israeliana di distruggere, demolire, manomettere e sottrarre corpi dai cimiteri di Gaza.
L’espansione delle esumazioni in assenza di qualsiasi presenza palestinese o internazionale neutrale, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, rischia di andare oltre lo scopo dichiarato di ricercare un corpo specifico e aumenta significativamente la probabilità di violare la sacralità dei cimiteri e delle spoglie dei defunti, anche attraverso il trasferimento o la manomissione delle spoglie senza registrazioni tracciabili.
Tali pratiche non solo violano la dignità del defunto, ma infliggono anche gravi danni psicologici alle famiglie, lasciandole nell’incertezza sul destino e sui luoghi di sepoltura dei loro cari, negando loro verifiche o informazioni ufficiali e rappresentando un trattamento crudele e una tortura psicologica per le famiglie dei defunti.
Negli ultimi due anni, l’esercito israeliano ha distrutto 21 dei 60 cimiteri della Striscia di Gaza e ha sistematicamente vandalizzato cimiteri e riesumato tombe in tutte le aree in cui ha effettuato incursioni terrestri. Queste azioni includevano la demolizione di tombe, l’estrazione di resti e la loro frantumazione con macchinari militari, causando ripetutamente la mescolanza, la perdita e la scomparsa dei resti, nonché il danneggiamento delle tombe vicine.
Il 25 dicembre 2024, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo ricevuto numerose testimonianze in merito alla demolizione del cimitero di Beit Hanoun, nel Nord di Gaza, da parte dell’esercito israeliano. Scavi documentati in tombe specifiche includevano la rimozione e il furto di corpi recentemente sepolti, nonché la mescolanza dei resti al punto da renderne impossibile l’identificazione. Tra il 17 e il 20 dicembre 2024, l’esercito israeliano ha preso d’assalto il cimitero di Sheikh Shaban a Gaza, demolito decine di tombe e investito i corpi dei defunti.
Il 20 dicembre 2024, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato estese distruzioni e vandalismi da parte dell’esercito israeliano in un cimitero a circa 1,7 chilometri a Est del centro di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, inclusa l’esumazione di tombe su un’area di circa 2.500 metri quadrati. All’inizio dello stesso mese, l’esercito israeliano ha preso d’assalto il cimitero di Al-Faluja a Jabalia, nella Striscia di Gaza settentrionale, causando distruzioni diffuse, inclusi danni a tombe e lapidi e la confisca di diversi corpi.
Gli attacchi hanno preso di mira anche il cimitero Ali Ibn Marwan, il cimitero Sheikh Radwan, il cimitero orientale di Al Shuhada, il cimitero tunisino e il cimitero della chiesa di San Porfirio, tutti situati a Gaza e nelle sue aree settentrionali. Anche il cimitero centrale di Khan Younis, nel quartiere austriaco, è stato preso di mira, distruggendo decine di tombe, creando grandi fosse che le hanno inghiottite, mescolando e facendo sparire i resti, danneggiando le tombe adiacenti e violando la dignità dei defunti.
Sulla base della documentazione dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo degli ultimi mesi, Israele sta sistematicamente violando la sacralità dei defunti e dei cimiteri, in palese violazione del Diritto Internazionale Umanitario e delle regole di guerra, che impongono la protezione dei cimiteri durante i conflitti armati, il trattamento rispettoso dei defunti e la conservazione delle tombe, e ne proibiscono la profanazione o la manomissione.
Qualsiasi operazione di ricerca israeliana del corpo dell’ultimo prigioniero israeliano nella Striscia di Gaza non giustifica la violazione della sacralità dei defunti palestinesi o l’esumazione delle tombe palestinesi. Il rispetto della dignità dei defunti è un obbligo senza discriminazioni, e la manomissione delle spoglie o dei luoghi di sepoltura, o la profanazione dei cimiteri, è proibita.
Il Diritto Internazionale Umanitario proibisce il sequestro di cadaveri e afferma che i trattamenti degradanti e le aggressioni alla dignità, compresa quella dei defunti, costituiscono un Crimine di Guerra ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.
È richiesta l’immediata cessazione di tutte le operazioni di esumazione e demolizione delle tombe, nonché l’astensione da qualsiasi misura di ricerca unilaterale e la garanzia che qualsiasi presunta operazione di ricerca sia soggetta a rigidi vincoli, scritti e pubblici, che ne definiscano con precisione la portata, riducendo al minimo le interferenze. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede la presenza di un organismo neutrale e competente, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, per documentare accuratamente ogni apertura di tomba, inclusa l’identificazione e le coordinate delle tombe prese di mira, impedire il trasferimento di qualsiasi salma al di fuori della Striscia di Gaza, garantire la risepoltura nello stesso luogo senza alterazioni e riabilitare i cimiteri danneggiati in modo da preservare la dignità dei defunti e i diritti delle loro famiglie.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea la necessità che la Corte Penale Internazionale e i pertinenti meccanismi investigativi delle Nazioni Unite svolgano il loro ruolo nell’indagare sulla distruzione sistematica dei cimiteri palestinesi e sul furto di cadaveri nell’ambito di un più ampio fascicolo sui crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza, per garantire l’accertamento delle responsabilità, prevenire l’impunità e tutelare la dignità dei defunti.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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