Israele vuole che le milizie legate all’ISIS controllino il Valico di Rafah: Il Nuovo Ordine a Gaza

Dopo aver respinto l’idea di consentire alle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese,di pattugliare il Valico di Rafah, Israele sta ora utilizzando i suoi Squadroni della Morte legati all’ISIS per pattugliare la zona di confine.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Dopo aver respinto l’invio delle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese, Israele ha invece sostenuto gruppi armati per procura, alcuni dei quali legati a reti estremiste salafite. (Foto: Wikimedia, video. Progetto: Palestine Chronicle)

Di Robert Inlakesh – 13 febbraio 2026

Mentre il cessate il fuoco a Gaza avanza nelle sue fasi iniziali, la riapertura parziale del Valico di Rafah ha innescato una lotta su chi controllerà l’amministrazione del confine di Gaza. Dopo aver respinto il dispiegamento delle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese, Israele ha invece sostenuto gruppi armati per procura, alcuni legati a reti estremiste Salafite, assegnando loro ruoli di sicurezza nella zona di confine, dove hanno già iniziato a emergere segnalazioni di abusi.

Concetti chiave

Israele ha respinto il dispiegamento delle forze dell’Autorità Nazionale Palestinese a Rafah e ha invece sostenuto milizie armate alternative.

Secondo quanto riferito, diverse milizie sostenute da Israele sono emerse da reti criminali e fazioni estremiste all’interno di Gaza.

Membri di questi gruppi sono stati schierati nei pressi del Valico di Rafah, dove sono state segnalate accuse di abusi.

Gli attori internazionali che monitorano il Valico stanno ora valutando l’idea di fornire scorte per i civili per motivi di sicurezza.

Gli sviluppi sollevano interrogativi sulla composizione delle future strutture di sicurezza di Gaza nell’ambito dei piani internazionali.

Controllo del Valico di Rafah

Dopo aver respinto l’idea di consentire alle forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese, addestrate professionalmente, di pattugliare il Valico di Rafah, tra Egitto e Gaza, Israele sta ora utilizzando i suoi Squadroni della Morte legati all’ISIS per pattugliare la zona di confine. Come previsto, sono già state segnalate violazioni dei diritti umani.

L’idea che Israele sostenesse milizie legate all’ISIS era un tempo definita una teoria del complotto marginale. Oggi, Israele non solo sostiene apertamente militanti legati all’ISIS e ad Al-Qaeda, ma ha anche creato e controlla direttamente cinque di queste organizzazioni.

Tra le quotidiane violazioni israeliane dell’accordo, il cessate il fuoco a Gaza avanza lentamente tra le sue prime due fasi vagamente definite; una di queste è stata l’apertura parziale del Valico di Rafah. In base a questa apertura, la zona di confine, ancora occupata dall’esercito israeliano, è stata teatro di un limitato passaggio di civili in entrata e in uscita dalla Striscia di Gaza.

Si sono quindi svolte discussioni su chi verrà dispiegato con precisione sul lato palestinese del Valico per effettuare controlli su coloro che lo attraversano. Inizialmente, l’Autorità Nazionale Palestinese, con sede a Ramallah, ha tentato di proporre che le sue forze di sicurezza, ben addestrate, si occupino di questo compito e che si dispieghino persino a Gaza per guidare una fase di transizione.

Tel Aviv ha categoricamente respinto qualsiasi ruolo svolto dall’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza, temendo che ciò potesse rafforzare la causa dello Stato Palestinese. Al contrario, gli israeliani hanno investito milioni di dollari per sostenere una “forza di sicurezza” alternativa.

Formazione di milizie per procura

Le cinque milizie per procura di Israele sono composte da criminali evasi dalle carceri di Gaza dopo che Israele ne aveva bombardato gli ingressi alla fine del 2023, oltre a delinquenti opportunisti e membri di lunga data di movimenti Salafiti estremisti, a lungo repressi dalle autorità guidate da Hamas.

A cominciare dalla milizia, guidata dall’ormai defunto Yasser Abu Shabab, che si autodefinisce “Forze Popolari”, nonostante sia forse il gruppo palestinese più impopolare mai esistito, non è nata come il gruppo militante anti-Hamas che si presenta oggi.

Sono state inizialmente rafforzate dagli israeliani dopo l’invasione e l’occupazione del Valico di Rafah, operando su ordine di Tel Aviv per sequestrare camion di aiuti umanitari e accumulare i beni rubati alla popolazione di Gaza. Poi, gli uomini di Abu Shabab, in un momento in cui la popolazione di Gaza era affamata, hanno distribuito a poco a poco questi beni donati al mercato nero, vendendoli a prezzi esorbitanti.

Solo verso la fine del 2024 gli israeliani hanno iniziato a dare una nuova veste ai saccheggiatori di aiuti di Abu Shabaab e a usare i loro contatti con i principali media occidentali per insabbiare i crimini di questi gruppi, spacciandoli invece per una forza organica che combatte contro Hamas. I media aziendali hanno collaborato con gli israeliani nel presentare questi criminali come rappresentanti delle opinioni della maggioranza silenziosa della popolazione di Gaza.

In realtà, questi gruppi erano tristemente noti tra i palestinesi, che li vedevano per quello che erano veramente. Queste milizie collaboravano con l’esercito e i servizi segreti israeliani per rubare aiuti, contribuendo a creare tensioni sociali nel mezzo di una coordinata e deliberata Campagna di Carestia di Massa.

Questi militanti non sono solo terroristi estremisti, contro i quali Hamas aveva a lungo represso la violenza, alcuni dei quali appartenenti a gruppi che avevano compiuto attentati suicidi e altri attacchi mortali contro i civili palestinesi, ma sono anche trafficanti di droga condannati, assassini e alcuni sono accusati di violenza sessuale.

In altre parole, Israele ha scovato gli elementi più spregevoli e criminali della popolazione di Gaza, investendo milioni di dollari e armi nelle milizie terroristiche. Molti di loro aderiscono a una dottrina Salafita intransigente, che giustifica le loro azioni criminali consentendo loro di fare Takfir (dichiarare di non essere musulmani) contro la maggioranza della popolazione di Gaza e persino di accusarli di Shirk (idolatria).

Ad esempio, figure di spicco delle milizie sostenute da Israele hanno attaccato Hamas per essersi schierata con l’Iran, poiché i Salafiti considerano la Repubblica Islamica non musulmana a causa della sua fede Sciita.

Dispiegamento e abusi segnalati

Lunedì scorso, il capo delle “Forze Popolari” legate all’ISIS, Ghassan Duhine, ha annunciato attraverso i media ebraici che le sue forze sostenute da Israele avrebbero svolto “un importante ruolo di sicurezza per quanto riguarda l’ingresso e l’uscita dal Valico di Rafah”.

Giorni dopo, sono emerse notizie secondo cui questi Squadroni della Morte erano stati schierati ai posti di blocco controllati da Israele, insieme a resoconti di abusi. Una donna, la cui identità è stata tenuta nascosta, ha informato la BBC che i militanti collaborazionisti le avevano detto che avrebbero potuto aiutarla a raggiungere l’Europa se avesse collaborato con loro.

Le mani della donna sono state poi legate, mentre i militanti legati all’ISIS l’hanno insultata e aggredita fisicamente. Oltre a ciò, ha testimoniato di essere stata perquisita insieme ad altre tre donne.

A seguito di tali segnalazioni, l’Unione Europea, che dispone di propri osservatori attivi al Valico di Rafah, ha successivamente dichiarato che avrebbe preso in considerazione l’invio di propri uomini per scortare i palestinesi al posto di blocco israeliano al fine di evitare simili casi in futuro.

Sono emerse altre segnalazioni, alcune delle quali riprese anche dalla BBC, che suggerivano che gli effetti personali dei viaggiatori palestinesi fossero stati confiscati dai funzionari dell’Unione Europea. Una donna di nome Rabia ha osservato: “Hanno preso profumi, accessori, trucco, sigarette, cuffie, tutto, non ci hanno lasciato nulla”.

Supervisione internazionale

Tutto questo avviene sotto l’occhio vigile della comunità internazionale, così come le quotidiane violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele che hanno portato all’Omicidio di Massa di quasi 600 palestinesi a Gaza dal 10 ottobre 2025, quando è iniziato il cessate il fuoco. Il Centro di Coordinamento Civile e Militare, guidato dalle forze armate statunitensi e israeliane, è composto da oltre 20 Paesi diversi, che assistono alla demolizione di abitazioni civili da parte di Israele, all’incanalamento di milioni di dollari nelle milizie legate all’ISIS e all’uccisione di civili.

Ora ci sono anche dubbi sulle future “forze di sicurezza palestinesi” pianificate, vagamente menzionate nei piani degli Stati Uniti per Gaza, con alcuni che ipotizzano che i cinque gruppi sostenuti da Israele costituiranno una parte significativa di tale forza pianificata.

In altre parole, la comunità internazionale sta permettendo a militanti legati all’ISIS con una vasta gamma di condanne penali, che hanno precedenti per torture, esecuzioni, rapine a mano armata e irruzioni negli ospedali, tutti sotto la guida di Israele, di svolgere “ruoli di sicurezza” a Gaza, il tutto per privare i palestinesi di qualsiasi segno di un futuro Stato.

Robert Inlakesh è un analista politico, giornalista e documentarista attualmente residente a Londra, Regno Unito. Ha scritto e vissuto nei Territori Palestinesi Occupati e conduce lo speciale televisivo “Palestine Files”. È regista di “Steal of the Century: Trump’s Palestine-Israel Catastrophe” (Il Furto del Secolo: La Catastrofe di Trump tra Palestina e Israele).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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