“Ringrazia per la guerra”: la crescente richiesta di silenzio e positività in Israele

Al culmine di guerre senza fine, morte e distruzione, gli israeliani hanno ricevuto il loro undicesimo comandamento: Non ti lamenterai

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Immagine di copertina: Manifestanti contro la guerra a Tel Aviv sabato sera. Crediti: Itai Ron

Yoana Gonen -10 marzo 2026

Il fronte interno israeliano non viene più valutato solo in base alla sua capacità di obbedire alle istruzioni e a non soccombere. Ora si valuta se lo fa con entusiasmo, resilienza e senza ripercussioni negative sul morale.

Non basta correre al rifugio otto volte al giorno; bisogna farlo con il sorriso di un assistente di volo della El Al. Non basta affrontare le incessanti sirene antiaeree, le bombe a grappolo, i palazzi fatiscenti e la disintegrazione della routine; tutto questo deve essere visto come un’opportunità di crescita. Dopotutto, non tutte le nazioni hanno la fortuna di vivere in un’epoca di miracoli che consente loro di sviluppare sia nuove ansie che i muscoli delle cosce.

Mentre tutti noi cerchiamo semplicemente di arrivare alla fine di un altro giorno, i conduttori del notiziario israeliano Channel 14 impiegano le loro energie per prendere in giro chiunque osi esprimere il proprio disagio.

Nella puntata di sabato sera di “The Patriots”, intitolata “Acidità in tempo di guerra”, Yinon Magal ha letto con tono beffardo i post sui social media di israeliani esausti. “Un paio di missili, va bene, è pericoloso e dobbiamo intervenire. Tanto chiacchiericcio e lamentele, come se ci fosse qualcuno ad ascoltarli”, ha rimproverato Magal.

L’opinionista di destra Yinon Magal su Canale 14, 2024. Crediti: Screenshot da Canale 14

La sua co-conduttrice Tal Meir estrae un inedito luogo comune antisemita del Medioevo: “Ci sono persone di ogni tipo qui che stanno già iniziando ad avvelenare i pozzi”, dice, aggiungendo: “Siate grati di avere gli allarmi prima delle sirene, 10 minuti per prepararsi. Chi avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere?” Ha ragione: Canada, Svezia e Singapore non ricevono nemmeno un minuto di preavviso.

Channel 14 News non ha il monopolio di questa positività tossica; è onnipresente. “Un branco di primedonne viziate!”, lo psichiatra Yoram Yuval ha attaccato così i relatori di “Avri e Sharki” che hanno parlato delle difficoltà emotive della situazione. “Da nessun’altra parte ci sono guerre come queste, eserciti come questi, giusto? L’aeronautica, i piloti e il Comando del Fronte Interno vi offrono una guerra di lusso. Dite grazie, per l’amor di Dio!”, li ha rimproverati Yuval. Come se non stessero parlando di una realtà fatta di missili, morte e terrore esistenziale, ma di un resort di lusso a Creta.

È vero, ci sono le sirene antiaeree, ma che bel servizio! È difficile pensare a un’illustrazione più precisa di una società  in cui uno psichiatra ti dice che dovresti goderti di più la guerra.

Israeliani attendono in un rifugio antiaereo mentre suona la sirena per un presunto attacco missilistico iraniano. Credito: AFP/OLYMPIA DE MAISMONT

L’aspettativa che i cittadini non si lamentino e non facciano domande fa parte di uno sforzo politico più ampio per normalizzare la vita con la spada .

Nella nuova visione che ci viene offerta, la “super-Sparta” del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il cittadino non è una persona con diritti, paure, dubbi e opinioni, ma piuttosto un piccolo ingranaggio nella perpetua macchina da guerra. In una società del genere, il desiderio di una vita sana è visto come un’indulgenza quasi eccentrica.

Invece di essere un mezzo eccezionale, destinato a preservare la vita, la guerra diventa materia prima destinata a sostenere la guerra.

Il fascismo emotivo non si accontenta di mettere a tacere l’opposizione alla guerra. Esige che la si apprezzi, che se ne innamori, che si dica grazie e che si chieda di più. In una tale realtà, persino una lamentela è una forma di meschina ribellione: un rifiuto di abituarsi all’intollerabile.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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