Quasi 800.000 libanesi cacciati dalle loro case dagli ordini di evacuazione di Israele e dalle bombe. E centinaia di animali, vittime come loro, che qualcuno ha scelto di non abbandonare.
Grazia Parolari – Invictapalestina – 12 marzo 2026
C’è un uomo che guida lentamente tra le macerie del Libano del sud. Si chiama Hussein Hamza, ha 56 anni, e tiene una telecamera puntata fuori dal finestrino mentre un cane gli si stringe addosso dal sedile passeggero. “Povera bestia,” dice con la voce che trema. “Guardate come si aggrappa a me. Ha paura.” Poi gira la camera verso un palazzo squarciato da un missile.
Hamza non sta fuggendo. Sta andando verso i villaggi evacuati, con sacchi di cibo nel bagagliaio e una lista mentale di cancelli chiusi a chiave dietro cui qualcuno aspetta. Gestisce il Mashala Shelter di Kfour, un rifugio che avrebbe capienza per 150 animali e che oggi ne ospita 350. Ogni giorno percorre le strade deserte del sud per nutrire i cani rimasti intrappolati nelle case abbandonate, quelli che abbaiano nell’ombra quando sentono il rumore del motore avvicinarsi.
“Mi affido a Dio,” dice. E distribuisce il cibo anche lontano dal rifugio, nel caso in cui i cani corrano via quando i raid si avvicinano troppo. *

Una guerra dentro la guerra
Dal 28 febbraio 2026, quando l’escalation regionale ha trascinato il Libano in un nuovo, devastante capitolo di guerra, oltre 750.000 persone hanno abbandonato le proprie case. I quartieri meridionali di Beirut, il Libano del sud, la Valle della Bekaa: interi territori svuotati in poche ore da ordini di evacuazione israeliani, con famiglie che hanno avuto solo pochi minuti per raccogliere i propri effetti personali e mettersi in salvo.
In questa fuga, la maggior parte degli animali domestici è rimasta indietro. Cani legati in cortile. Gatti chiusi negli appartamenti. Gabbie di uccelli dimenticate sui balconi. Una guerra parallela, silenziosa, che non compare nei bollettini delle vittime ma che si consuma nelle stesse strade, negli stessi edifici, sotto le stesse bombe.
Gli uccelli, in particolare, stanno subendo conseguenze che pochissimi documentano. Il boato sonico delle esplosioni manda un’onda d’urto attraverso i loro piccoli corpi, facendo schizzare la frequenza cardiaca fino all’arresto. Molti muoiono nelle gabbie — non per i frammenti, non per le fiamme — ma per il terrore. Li trovano così, immobili, quando i volontari riescono finalmente ad accedere agli edifici abbandonati.
Non è possibile saper il numero di uccelli e animali selvatici morti e feriti
Woof N’ Wags: l’unico rifugio antispecista del Libano

Nel sud del Libano, a Jezzine, esiste un posto che non assomiglia a nessun altro. Si chiama Woof N’ Wags ed è l’unico rifugio antispecista del Paese: un luogo dove la gerarchia tra le specie non esiste, e dove ogni vita ha lo stesso valore. Ghada El Khatib e suo marito Joe lo gestiscono con risorse sempre al limite e una dedizione che non conosce orari né giorni di riposo.
Oltre 200 cani salvati dall’abbandono e dai maltrattamenti. Capre e pecore strappate al macello. Una mucca disabile che cammina con difficoltà. Un maiale che nessun altro avrebbe voluto. Tutti insieme, in uno spazio che la guerra ha reso ogni giorno più precario.
Non è la prima volta che Ghada affronta questo. Già in passato il rifugio era stato costretto a spostarsi a causa dei bombardamenti: un trasloco impossibile, animale per animale, sacco per sacco, in mezzo al caos di una evacuazione di massa. Ora la storia si ripete. Le strade si chiudono, i rifornimenti non arrivano, e ogni mattina ci si sveglia chiedendosi se sarà necessario muoversi di nuovo.
Woof N’ Wags, così come il Mashala Shelter, non riceve finanziamenti governativi. Non fa parte di grandi reti internazionali. Sopravvive grazie alle donazioni della diaspora libanese e di quella comunità globale, sparsa in tutto il mondo, che segue le sue storie online e sa che ogni euro inviato diventa cibo, medicine, un cancello che rimane aperto. In tempo di guerra, anche queste risorse si assottigliano.
La rete che non si arrende
Woof N’ Wags e il Mashala Shelter non sono soli . In tutto il Libano una rete di organizzazioni lavora ininterrottamente, con mezzi insufficienti e coraggio inesauribile, per portare aiuto e assistenza agli animali.
Animals Lebanon risponde ogni giorno a decine di chiamate disperate: famiglie che erano lontane da casa quando sono arrivati i razzi, famiglie che hanno dovuto scegliere in pochi minuti cosa portare con sé e non hanno potuto portare tutto. Il team corre tra le macerie di Dahye e del Libano del sud a recuperare animali e ricongiungerli ai proprietari. Maggie Shaarawi, cofondatrice dell’organizzazione, ha ospitato per due mesi un cucciolo di leone, vittima di un assurdo traffico illegale, nel suo appartamento a Beirut mentre cercava di organizzarne l’evacuazione in sicurezza. “Era la ragione per cui mi alzavo ogni mattina,” ha raccontato.

Give Me a Paw opera nelle zone più colpite del Libano meridionale in condizioni che definire difficili è un eufemismo. Fino ad oggi ha portato in salvo quasi 100 animali, ha distribuito 1.700 chili di cibo per randagi e animali di famiglie sfollate, e continua a fornire cure veterinarie urgenti agli animali feriti, avventurandosi in aree dove le strade sono ancora disseminate di macerie e i raid non si sono fermati.
La Lebanese Association for Migratory Birds (LAMB) si occupa normalmente di fauna selvatica — uccelli migratori, tortore, rapaci — ma in tempo di guerra le categorie saltano. Ha aperto una sede secondaria per accogliere anche gli animali domestici portati in fuga dai profughi del sud: cani, gatti, ma anche tartarughe, conigli, rettili. Specialisti di volatili che imparano in fretta ad adattarsi a tutto.
“Se possiamo aiutarli, lo faremo”
L’IFAW — International Fund for Animal Welfare — ha lanciato un appello di emergenza e sta inviando fondi di sostegno ai propri partner libanesi. Il suo CEO Azzedine Downes ha dichiarato che la situazione è pericolosa e in peggioramento, e che l’organizzazione fa tutto il possibile per continuare a operare nei limiti consentiti dalla sicurezza sul campo. Parallelamente, sta lavorando con le autorità veterinarie di diversi Paesi per ottenere deroghe che permettano agli animali di attraversare i confini insieme alle famiglie in fuga — un ostacolo burocratico che in tempo di guerra può sembrare surreale, ma che esiste e che separa persone già traumatizzate dagli unici affetti che gli restano.

Il dottor Amir Khalil di Four Paws ha descritto quello che ha visto sul campo: animali ridotti a scheletri tra le macerie, altri gravemente feriti, altri ancora morti senza che nessuna bomba li avesse colpiti direttamente — uccisi dallo stress, dall’abbandono, dalla fame. “I conflitti umani hanno conseguenze letali anche per gli animali,” ha detto. “Se possiamo aiutarli, lo faremo.”
Restare
C’è una parola che attraversa tutte queste storie: restare.
Hussein Hamza che rimane a Kfour quando tutti scappano. Ghada El Khatib che non abbandona i suoi animali. I volontari di Give Me a Paw che entrano nelle zone di guerra con il bagagliaio pieno di crocchette. Le storie che questi rifugi e questi volontari raccontano ogni giorno sui social — foto di cani ritrovati, di gatti riuniti ai padroni, di animali che mangiano tranquilli mentre fuori il mondo brucia — sono atti di resistenza tanto quanto qualsiasi altra forma di opposizione alla guerra,
Resistenza, in un paese che il colonialismo vuole svuotato e occupato. Perché il potere coloniale non distrugge solo case e corpi — distrugge i legami, la cura, la responsabilità verso l’altro. Prendersi cura di ogni vita che resta, umana o non umana , è sovversivo, è contro la logica di potere. Restare, nutrire, proteggere: è la forma più antica di opposizione.”
Nel fondare il suo Rifugio, Ghada di Woof N’ Wags ha preso un impegno preciso : nessun animale salvato da loro dovrà mai più provare paura, dolore o umiliazione.
È una promessa difficile da mantenere quando i razzi cadono vicini. Ma è quella promessa — ostinata, impossibile, necessaria — che è ancora, nonostante tutto, più forte delle bombe israeliane.
*Aggiornamento: nelle ultime ore Israele ha emesso un ordine di evacuazione 40 km oltre il fiume Zahrani, zona in cui è situato il Mashala Shelter.
Fonti
Mashala Shelter, Kfour, sud Libano
IFAW (International Fund for Animal Welfare) — ifaw.org/ca-en/news/lebanon-conflict-2026
Animals Lebanon — animalslebanon.org
Give Me a Paw — @givemeapaw
Woof N’ Wags — Jezzine – Libano meridionale
FOUR PAWS International — fourpaws.org
Lebanese Association for Migratory Birds — @lamb_birds_of_lebanon

