Israele ha sistematicamente distrutto oltre il 93% dei cimiteri della Striscia di Gaza nel contesto del Genocidio in corso

La distruzione sistematica delle tombe tramite demolizione e spianamento costituisce una grave violazione del Diritto Internazionale umanitario e riflette un deliberato Schema di Cancellazione.

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Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 15 marzo 2026

Territorio Palestinese – L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato che l’esercito israeliano ha distrutto il 93,5% dei cimiteri nella Striscia di Gaza, in tutto o in parte, nel contesto del Genocidio in corso dall’ottobre 2023.

La distruzione sistematica delle tombe tramite demolizione e spianamento costituisce una grave violazione del Diritto Internazionale umanitario e riflette un deliberato Schema di Cancellazione. Queste azioni violano la sacralità dei morti, Cancellano le tracce fisiche, infliggono gravi danni psicologici e spirituali ai vivi e, in definitiva, minano la memoria collettiva, recidendo i legami storici tra la popolazione, i suoi antenati e la sua terra.

Il personale dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha analizzato i dati di 62 cimiteri ufficiali nei cinque Governatorati della Striscia di Gaza. È emerso che l’esercito israeliano ha completamente raso al suolo e distrutto tombe in 39 cimiteri (circa il 62,9% del totale) e danneggiato parzialmente altri 19 (circa il 30,6%). Solo quattro cimiteri, ovvero il 6,4%, sono rimasti intatti.

Questi risultati dimostrano che la diffusa e diretta distruzione dei cimiteri nella Striscia di Gaza non è stata né accidentale, né giustificata da “necessità militari”. Si è trattato, piuttosto, di un’azione deliberata e pianificata per ostacolare l’identificazione e la documentazione dei resti e per interrompere qualsiasi successiva procedura di identificazione, esame o esumazione legale. Ciò costituisce una chiara violazione del Diritto Internazionale Umanitario, che richiede il trattamento rispettoso dei defunti, la protezione e la manutenzione delle tombe, la registrazione dei dati identificativi e la chiara segnalazione dei luoghi di sepoltura per consentirne la successiva identificazione.

Le demolizioni e gli atti di vandalismo hanno portato alla mescolanza dei resti e alla distruzione di tombe, lapidi e monumenti funebri, rendendo quasi impossibile l’identificazione dei defunti, date le limitate risorse di Gaza. Questo priva deliberatamente le famiglie del loro diritto umanitario e religioso di conoscere il destino e il luogo di sepoltura dei propri cari e di visitarli, causando un danno psicologico e spirituale profondo e duraturo.

Questi atti, oltre a costituire gravi violazioni delle norme a tutela dei defunti e dei cimiteri, rientrano nell’ambito della criminalizzazione internazionale quando commessi come oltraggi alla dignità umana. Ciò include gli “oltraggi alla dignità personale”, un termine che si estende al trattamento dei defunti.

Questo schema va oltre la semplice violazione della sacralità dei defunti; Si tratta di un attacco che mina le fondamenta della memoria collettiva, della continuità storica e del legame con la terra, eliminando i segni fisici della continuità generazionale palestinese, in linea con le sistematiche Politiche di Cancellazione e Rimozione.

La distribuzione geografica degli attacchi indica una strategia diffusa di Cancellazione spaziale. Nel Governatorato di Rafah, tutti i cimiteri ufficiali sono stati completamente distrutti. A Khan Yunis, tutti i 24 cimiteri ufficiali sono stati presi di mira, con l’83,3% completamente distrutto e il 16,7% parzialmente distrutto. Nella Striscia di Gaza settentrionale, tutti e dieci i cimiteri sono stati distrutti, metà completamente e metà parzialmente danneggiati.

Analogamente, tutti gli 11 cimiteri del Governatorato di Gaza sono stati danneggiati, con il 45,5% completamente distrutto e il 54,5% parzialmente distrutto. Nella Striscia di Gaza centrale, quattro degli otto cimiteri sono stati parzialmente danneggiati, mentre gli altri quattro sono rimasti intatti.

In molti casi, l’esercito israeliano ha deliberatamente riesumato tombe e trasformato cimiteri in caserme militari con il pretesto di cercare i corpi di detenuti israeliani. Queste azioni sono state compiute senza procedure documentate e verificabili, senza una supervisione indipendente e senza una chiara catena di custodia e un processo di consegna. Le forze israeliane hanno rimosso centinaia di corpi dai luoghi di sepoltura, hanno mescolato i resti, non li hanno restituiti alle loro posizioni originali e non hanno fornito alcun dato identificativo o biologico che consentisse la verifica o la documentazione, rendendo estremamente difficile il recupero e l’identificazione dei resti.

Oltre a violare la sacralità dei morti, tale condotta riflette un Modello di Disumanizzazione, trattando i corpi palestinesi come oggetti da confiscare, mescolare e occultare, anziché come resti di esseri umani con nome, dignità e diritti. Si tratta di una violazione aggravata che priva i morti della loro dignità, li riduce a cadaveri non identificati, nega alle famiglie il diritto umanitario e religioso di conoscere la sorte dei propri cari e di celebrare i riti funebri e di lutto, e mina la conservazione dei documenti storici e civili legati all’identità e alla sepoltura.

In un caso emblematico, l’esercito israeliano ha condotto un’operazione mirata nel cimitero di al-Batsh, a Est di Gaza, nel gennaio 2026. Il cimitero è stato trasformato in una caserma militare e oltre 700 corpi sono stati riesumati con il pretesto di cercare il corpo di un detenuto israeliano. L’esercito si è poi ritirato dopo un’estesa opera di spianamento che ha radicalmente alterato il paesaggio del cimitero, impedendo alle famiglie di localizzare le tombe dei propri cari, nonostante la presenza di lapidi e segnacoli ben visibili in precedenza.

La diffusa distruzione dei cimiteri si intreccia con i deliberati sforzi israeliani per Cancellare le Prove dei Crimini commessi dall’esercito israeliano a Gaza. La distruzione delle tombe e la mescolanza dei resti ostacolano fisicamente i futuri sforzi degli organismi investigativi internazionali volti a riesumare i resti, esaminarli, verificarne l’identità e determinare le effettive cause di morte. Il pericolo è aggravato da casi documentati di vittime decedute a seguito di esecuzioni sul campo o Torture, il che suggerisce che il sistematico attacco ai cimiteri possa essere un tentativo preventivo di ostacolare i processi penali, Cancellare le Prove e garantire l’impunità ai colpevoli.

Il sistematico attacco militare ai cimiteri costituisce una flagrante violazione del Diritto Internazionale Umanitario, sia consuetudinario che sancito dai trattati, che obbliga le parti in conflitto a rispettare i resti dei defunti, a proteggere i luoghi di sepoltura, ad astenersi dal manometterli e ad adottare misure praticabili per facilitare l’identificazione e preservare i dati anagrafici.

I cimiteri sono beni civili e luoghi di sacralità religiosa e umanitaria. Sono protetti da attacchi o distruzioni, a meno che tale protezione non venga eccezionalmente e dimostrabilmente persa a causa di un uso militare, circostanza che i fatti ampiamente documentati non supportano.

La deliberata demolizione e distruzione di cimiteri su questa scala, unitamente alla manomissione, alla confisca e alla mescolanza di resti, costituiscono Crimini di Guerra ai sensi dello Statuto di Roma, sia come attacchi illegali contro beni protetti, sia come atti che configurano oltraggi alla dignità personale e profanazione di cadaveri.

La distruzione dei cimiteri a Gaza non può essere separata dal Genocidio, in quanto prende di mira un gruppo e le condizioni materiali e morali della sua sopravvivenza.

Trasformare i cimiteri in obiettivi militari, spianarli, mescolare i resti e rimuovere le lapidi non si limita a violare la sacralità dei morti. Colpisce tre sfere interconnesse. In primo luogo, mina le prove ostacolando l’identificazione delle vittime, la determinazione delle cause di morte e la conservazione delle prove necessarie per accertare le responsabilità. In secondo luogo, perpetua il lutto privando le famiglie di una sepoltura dignitosa e del diritto di lutto, lasciando il destino dei defunti irrisolto. In terzo luogo, Cancella la memoria e l’identità, rimuovendo i segni materiali che incarnano la continuità generazionale e il legame del gruppo con la propria terra.

Questo schema ha precedenti nei Genocidi e negli eccidi di massa. Documenti storici dimostrano che le autorità Naziste tentarono di cancellare le prove riesumando e bruciando i corpi e occultando i luoghi di sepoltura. Le indagini internazionali successive al Massacro di Srebrenica in Bosnia hanno rilevato che il trasferimento dei resti e la creazione di “fosse secondarie” complicarono l’identificazione e la documentazione.

Il Diritto Internazionale Umanitario impone un obbligo indipendente di rispettare i morti, proteggere le tombe e documentare le identità, poiché la manomissione di tali resti lede i diritti delle famiglie e compromette le indagini e l’accertamento delle responsabilità. Pertanto, il sistematico attacco ai cimiteri diventa uno strumento complesso per consolidare la Disumanizzazione e rafforzare l’impunità, oltre a colpire direttamente il gruppo stesso.

La Corte Penale Internazionale deve includere i crimini relativi alla distruzione e alla profanazione dei cimiteri, nonché alla manomissione e alla rimozione dei cadaveri, nella sua indagine in corso sulla situazione nello Stato di Palestina. Tali atti dovrebbero essere trattati come Crimini di Guerra a sé stanti, con un percorso investigativo dedicato e mandati di arresto emessi nei confronti dei funzionari israeliani con responsabilità diretta o di comando, unitamente a misure urgenti per preservare le prove e prevenire qualsiasi manomissione o distruzione.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo esorta la Corte Penale Internazionale a considerare questo schema nel contesto più ampio degli atti commessi contro i civili palestinesi a Gaza, in quanto rafforza l’indagine sul Crimine di Genocidio sia nei suoi elementi materiali che nell’intento specifico. La Corte chiede che tali atti siano qualificati come Genocidio e che i responsabili vengano perseguiti nell’ambito della sua giurisdizione.

Questi risultati dovrebbero essere presentati alla Corte Internazionale di Giustizia come indicatori materiali di un modello sistematico di condotta contro la comunità palestinese e come prova di una specifica intenzione Genocida. Essi giustificano la richiesta di ulteriori misure provvisorie che impongano a Israele di adempiere immediatamente ai propri obblighi ai sensi della Convenzione sul Genocidio e del Diritto Internazionale Umanitario. Tali misure dovrebbero includere l’immediata cessazione della distruzione sistematica di luoghi di sepoltura e oggetti religiosamente protetti, il rispetto per i defunti e le tombe e la garanzia dell’accesso alle autorità civili competenti per la protezione e la documentazione dei cimiteri.

Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dovrebbe incaricare la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele, di dare priorità a un’indagine specifica sui crimini commessi contro i cimiteri e i cadaveri a Gaza. Ciò dovrebbe includere la documentazione della distruzione, dell’esumazione, della confisca dei cadaveri e della mescolanza di resti, nonché l’individuazione delle responsabilità individuali e di comando.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede di rafforzare il lavoro della Commissione con esperti forensi e tecnici e di garantire un accesso senza ostacoli sul campo a Gaza. Qualora l’accesso dovesse continuare a essere negato, dovrebbero essere attivati ​​metodi di documentazione alternativi efficaci, tra cui la raccolta di testimonianze e dati al di fuori di Gaza, l’analisi di immagini satellitari e materiali di pubblico domino e la documentazione dei siti colpiti tramite squadre locali e partecipanti indipendenti, in conformità con i criteri di conservazione delle prove e di catena di custodia.

Dovrebbe essere istituita una banca del DNA a Gaza, insieme a un registro centrale per le persone scomparse e i corpi non identificati, per facilitare l’identificazione, tutelare il diritto delle famiglie di conoscere la sorte dei propri cari e consentire il recupero e la sepoltura dignitosa dei resti.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo invita inoltre le aziende tecnologiche internazionali, gli esperti di telerilevamento e le organizzazioni competenti a produrre rapporti comparativi ad alta risoluzione utilizzando immagini aeree e mappature digitali dei siti cimiteriali prima e dopo l’ottobre 2023, documentando sistematicamente i cambiamenti spaziali e i segni di demolizione e distruzione. Questi risultati costituirebbero una documentazione visiva neutrale utilizzabile come prova a supporto in procedimenti legali e investigativi, rendendo più difficile negare o giustificare tali crimini.

Inoltre, l’UNESCO e le organizzazioni culturali internazionali devono trattare i cimiteri di Gaza di valore storico e culturale come beni culturali protetti in un contesto di conflitto armato e attivare i relativi meccanismi di protezione, tra cui la documentazione urgente, la condanna pubblica e la mobilitazione del supporto tecnico per prevenire ulteriori attacchi.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo esorta la comunità internazionale, comprese le Alte Parti Contraenti delle Convenzioni di Ginevra, ad adempiere ai propri obblighi ai sensi dell’Articolo 1 Comune, adottando misure concrete e dissuasive, tra cui l’interruzione di qualsiasi sostegno o cooperazione che contribuisca alle violazioni in corso e l’imposizione di sanzioni politiche ed economiche mirate nei confronti di individui ed entità responsabili, comprese misure relative al commercio di armi e alle tecnologie pertinenti, al fine di costringere Israele a rispettare il Diritto Internazionale Umanitario.

La comunità internazionale deve obbligare Israele a rivelare immediatamente la sorte di centinaia di corpi scomparsi e a restituirli con sufficienti dati identificativi e biologici, preservando al contempo la dignità dei defunti. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede che le autorità civili di Gaza possano ripristinare i cimiteri danneggiati, riprendere le operazioni di sepoltura secondo i riti prescritti e garantire che i luoghi di sepoltura e i lavoratori non siano presi di mira.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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