La campagna di guerra psicologica di Israele in Libano

Israele conduce una campagna di guerra psicologica a Beirut esibendo dal cielo un potere quasi divino: piogge di bombe che seminano morte e volantini che promettono a Beirut la stessa sorte di Gaza.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Distruzione a seguito dei pesanti raid aerei israeliani sul sobborgo meridionale di Dahiya a Beirut, il 7 marzo 2026. (Foto: © Marwan Naamani/ZUMA Press Wire/APA Images)

di Mayssoun Sukarieh — 20 marzo 2026

«Salvate le vostre vite ed evacuate immediatamente le vostre case», recitava uno dei volantini lanciati dall’esercito israeliano su Beirut all’inizio della guerra del 2026 in Libano.

L’ordine di evacuazione generalizzato — dapprima rivolto al Libano meridionale agli inizi di marzo, poi esteso a intere zone di Beirut — ha gettato la città nel panico, provocando lo sfollamento di circa un milione di libanesi in meno di due settimane. Ciò significa che un libanese su quattro è oggi sfollato, e il numero continua a salire.

I media locali hanno definito l’avvertimento senza precedenti per aree così vaste della capitale. A differenza dei comunicati precedenti, l’ordine israeliano non si limitava a esortare i residenti ad andarsene, ma indicava anche dove: verso est, in direzione del Monte Libano, o verso nord, fino a Tripoli. Non andate a sud, o metterete a rischio la vostra vita. Una battuta ha cominciato a circolare: l’esercito israeliano è diventato il nostro servizio di controllo del traffico!

Le immagini diffuse sui social media mostravano fiumi di persone che abbandonavano il sobborgo meridionale di Dahiya a piedi, in autobus o in automobile, cercando riparo ovunque potessero — nel centro di Beirut,  sul lungomare, o in altri quartieri, in particolare nella Beirut ovest.

I residenti raccontavano di aver lasciato tutto. Molti si stavano preparando a rompere il digiuno del Ramadan quando era arrivato l’avviso di evacuazione. «Ho lasciato il cibo sul fuoco», ha detto una donna. «E ora eccoci qui, senza nulla con cui rompere il digiuno.»

Il cibo lasciato sul fuoco, gli ordini di evacuazione, la fila di persone che abbandonano le proprie case. I parallelismi con i traumi storici del passato erano evidenti. «Sembra esattamente il 1948», ha scritto un utente. «È la nostra Nakba libanese.»

Come a confermarlo, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha pubblicato un video sui social media affermando che il sobborgo meridionale di Beirut, Dahiya, sarebbe «presto assomigliato a Khan Younis», la città del sud di Gaza rasa al suolo durante la campagna militare israeliana.

«Perché siamo ancora vivi? Forse sarebbe meglio se sganciassero una bomba atomica e ci uccidessero tutti in una volta», si leggeva in un messaggio di un amico. «Sarebbe più facile di questa vita che somiglia alla morte.»

Sembrava che i messaggi piovuti dall’alto, che costringevano le persone a scegliere tra la morte e la vita, avessero tracciato un filo continuo tra passato e presente. Volantini simili erano stati lanciati durante la guerra del 1948 sulle città palestinesi di Lydd e Ramla:

«L’esercito israeliano ha circondato la zona.»

«I residenti devono partire immediatamente verso est.»

«Chiunque rimanga potrebbe essere soggetto ad attacco militare.»

Quei messaggi accompagnarono una campagna militare che portò allo sfollamento di massa di migliaia di civili da entrambe le città.

Avvertimenti simili comparvero altrove. Nel villaggio di al-Tira, i volantini dichiaravano:

«Le prossime ore sono decisive… il vostro destino è nelle vostre mani.»

«Consegnate i combattenti e le armi.»

«I nostri aerei, carri armati e mortai distruggeranno il vostro villaggio.»

Volantino di propaganda sionista, concepito per spaventare i palestinesi e indurli ad abbandonare le proprie case durante la guerra del 1948. (Foto: Social Media)

Su Haifa, i residenti venivano avvertiti:

«Il giorno del giudizio è arrivato.»

«Portate in salvo immediatamente donne, bambini e anziani.»

«Allontanatevi dai quartieri dove operano i combattenti.»

Le parole impresse sui volantini risuonavano come versetti di testi sacri: seguite queste istruzioni, o subirete le conseguenze.

L’attesa stessa — lo spazio tra la minaccia e l’azione — diventa un’arma ben più potente di qualsiasi mezzo fisico. I civili restano sospesi nell’incertezza, intrappolati tra la speranza della salvezza e il terrore della catastrofe, paralizzati dalle minacce divine che scendono dall’alto.

Un volantino lanciato dall’aviazione israeliana in diversi distretti di Gaza, che avverte i palestinesi di non partecipare alla Grande Marcia del Ritorno, il 13 maggio 2018. Il volantino mostra l’immagine di un moderno skyline urbano accanto alla frase: “Gaza 2025? Decidete voi”. (Foto: Dawoud Abo Alkas/APA Images)

Gli dèi del cielo

Una settimana dopo l’inizio della guerra, l’esercito israeliano ha ritenuto necessario rivolgersi all’intera popolazione di Beirut. Dal cielo sono stati lanciati volantini, accompagnati da due potenti bombe soniche.

«Prendete le cose in mano», recitavano. «Disarmate Hezbollah e non lasciate che altri decidano il vostro futuro.»

«Agite, o subirete le conseguenze.»

Lancio di volantini su Beirut, marzo 2026. (Foto per gentile concessione dell’autore)

Parole fatte proprie anche dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz: «Se il Libano non ferma Hezbollah, Israele prenderà le cose in mano».

I volantini recavano un codice QR che, una volta scansionato, rimandava a chat dirette su Facebook e WhatsApp — veri e propri canali di reclutamento di collaboratori.

Altri volantini lanciati dagli israeliani descrivevano Gaza come una grande storia di successo, mettendo in guardia i libanesi da una sorte analoga qualora non si fossero ribellati a Hezbollah.

Se non mi obbedisci — io, l’onnipotente, l’irraggiungibile — ti farò subire le conseguenze. Gli ordini assomigliavano a istruzioni divine, una percezione rafforzata dal fatto di cadere letteralmente dal cielo.

Ma hanno cominciato a circolare anche contro-messaggi, che denunciano le palesi tattiche psicologiche e invitavano la popolazione a non scansionare i codici per evitare di compromettere i propri telefoni. Anche questa era una lezione tratta dal passato: durante l’invasione israeliana di Beirut del 1982, i gruppi libanesi che combattevano Israele avvertivano la gente di non toccare i volantini perché erano «avvelenati».

A Gaza nel 2014, i volantini lanciati dall’esercito israeliano esortavano i residenti a evacuare interi quartieri, lasciando intendere di conoscerne ogni movimento: «Siete sempre visti, sempre controllati».

L’effetto richiama le rappresentazioni cinematografiche della supervisione divina: gli esseri umani si agitano in basso, consapevoli di uno sguardo invisibile che orienta ogni loro scelta. La tecnologia diventa lo strumento divino, i destinatari umani il suo pubblico. Quanto agli operatori dei droni, sono le divinità che vedono senza essere viste.

Anche questo è l’obiettivo della guerra psicologica: impiegare volantini, droni e propaganda di massa per trasmettere l’impressione dell’onnipresenza. I civili percepiscono il controllo dello Stato come inevitabile, proprio come la presenza di un dio nella vita quotidiana.

Volantino lanciato su Beirut con una finta “edizione” di un giornale intitolato “La Nuova Realtà”, già lanciato in precedenza su Gaza nel marzo 2026. (Foto per gentile concessione dell’autore)

Durante il genocidio di Gaza, l’esercito israeliano ha lanciato volantini che minacciavano i residenti con la conquista divina, citando versetti del Corano sulla divisione del mare da parte di Mosè e su un diluvio che travolge i malvagi, accompagnati dal messaggio: «Popolo di Gaza, l’IDF sta arrivando».

A Beirut, alcuni volantini sono stati confezionati per somigliare alla prima pagina di un giornale chiamato «La Nuova Realtà». Il titolo recitava: «Alla luce del grande successo a Gaza, il giornale “La Nuova Realtà” arriva in Libano… Dove sta andando il nostro Stato?»

Lo stesso «giornale» era stato lanciato su Gaza nel 2024, con contenuti propagandistici che pretendevano di «rivelare la verità», tra cui accuse di saccheggio degli aiuti da parte di Hamas e messaggi che esortavano i residenti a fornire informazioni sulla posizione dei prigionieri israeliani.

Volantini di avvertimento lanciati dalle forze israeliane su Rafah il 10 febbraio 2024, contenenti propaganda e guerra psicologica, che affermano di rivelare “solo la verità”. (Foto: Bashar Taleb/APA Images)

Durante una diretta televisiva nei primi giorni dei bombardamenti su Dahiya, uno sfollato urlava in televisione: «Chi fermerà Israele? Nessuno. Sono dèi sulla terra», ha detto. «Decidono quando viviamo, quando moriamo, dove andiamo, quale strada prendere. Decidono il nostro futuro. Chi fermerà questa follia?»

Un’altra persona ha risposto: «Nessuno. Non ci sono nemmeno le apparenze di riunioni all’ONU come con Gaza. Nessun “movimento diplomatico”», ha detto, usando un’espressione diventata abusata nelle guerre precedenti. «L’unico “movimento” sono i caccia sopra le nostre teste. Il movimento degli sfollati. Il movimento in direzione dell’inferno.»

A differenza degli dèi, mitologici o meno, i leader politici e militari sono in teoria soggetti ai vincoli del diritto internazionale. Ma il genocidio di Gaza ha sancito la morte del diritto internazionale e dell’ordine mondiale come lo conoscevamo. Da allora Israele agisce in totale impunità, rafforzando la percezione di operare al di là di qualsiasi giudizio umano.

I volantini lanciati dall’alto riflettono questa impunità divina, ogni messaggio come un segno proveniente da un autore invisibile. Ma ciò che alimenta davvero la percezione di un’ira onnipotente è che la stessa fonte di quei volantini semina anche morte e distruzione dal cielo, pronunciando sentenze su chi vive e chi muore.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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