Sempre più impotente e inattiva, l’Europa rischia di diventare un sacco da boxe, costretta ad assorbire i costi della sconsiderata politica bellicista di Trump
Fonte: English version
Immagine di copertina:L’UE non ha detto nulla sulla flagrante illegalità della guerra, avallando indirettamente l’unilateralismo americano e israeliano a scapito del diritto internazionale [foto: Getty Images]
Khaled Al Hroub – 20 marzo 2026
Un rapido sguardo al bilancio dei vincitori e dei vinti della guerra unilaterale di Trump e Netanyahu contro l’Iran colloca l’Europa in cima alla lista dei “perdenti”. L’Europa non è stata consultata su una guerra che sarebbe costata cara al continente.
Mentre quasi tutte le famiglie europee risentono pesantemente della guerra attraverso l’impennata delle bollette di benzina e gasolio, il 12 marzo Trump si è vantato sul suo profilo Truth Social, affermando che “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi”; il tutto ignorando la contemporanea sofferenza dei comuni cittadini americani.
L’impatto sull’Europa si estende ai fertilizzanti, ai trasporti marittimi, all’inflazione e ai costi assicurativi, per non parlare dell’incombente prospettiva di una crisi dei rifugiati iraniani. Ad aggravare le perdite europee si aggiunge il vantaggio di Mosca derivante dalla carenza globale di gas, soprattutto dopo che Trump ha revocato le sanzioni sul gas russo come “soluzione rapida” per stabilizzare i prezzi. La Russia ha quindi messo a segno un altro colpo contro un’UE frustrata, spezzando le pressioni collettive e le sanzioni europee sulla guerra in Ucraina.
L’Europa si trova ora stretta tra le pressioni sia del sud che del nord. In un mondo caratterizzato da una politica più pragmatica e da un processo decisionale equilibrato tra presunti alleati, un maggiore ruolo europeo in questa guerra tra Stati Uniti e Israele è imprescindibile.
L’arroganza di Trump nei confronti dell’UE è una diretta conseguenza delle politiche timide che hanno caratterizzato i suoi rapporti tra i leader europei sin dal suo primo mandato. Sia sul fronte russo che in Medio Oriente, le decisioni avventate di Trump stanno avendo ripercussioni immediate per l’Europa.
Un modello di sottomissione alle politiche di Trump ha infine portato all’attuale emarginazione del continente. Prepotenze e coercizioni sono state accolte con una timida risposta di appeasement su più fronti, dall’imposizione di dazi generalizzati del 10% sull’UE e sul resto del mondo alla trasformazione dell’alleanza NATO in un’alleanza transazionale basata sul pagamento in cambio di protezione.
Questa tendenza è proseguita con le minacce alla sovranità della Groenlandia e della Danimarca e con l’esclusione dell’UE dai colloqui cruciali con Putin sull’Ucraina. Pertanto, né l’avvio di questa guerra contro l’Iran, né la reazione timida dell’Europa sono una novità.
Nello specifico, per quanto riguarda il conflitto attuale, si potrebbe far risalire l’origine di questa catastrofe al ritiro di Trump dal JCPOA nel 2018. I membri europei di quell’accordo non sono riusciti a opporsi collettivamente all’unilateralismo americano, nonostante fossero convinti della validità dell’accordo sia per l’Europa che per l’Iran.
Il periodo che ha preceduto la guerra contro l’Iran ha chiaramente indicato la linea d’azione di Trump, spinta e manipolata da Netanyahu. Non è stato fatto alcuno sforzo serio da parte europea per scongiurare l’imminente guerra; un breve sguardo al passato recente, con le sue esperienze ancora fresche e amare, avrebbe dovuto servire da monito sulle calamità in arrivo.
Non serve un’analisi approfondita per capire come la guerra attuale sia inesorabilmente collegata a una catena di precedenti conflitti disastrosi, caratterizzati da pretesti simili, comportamenti analoghi e costi altrettanto elevati per tutte le parti coinvolte, Europa compresa. La storia si ripete: l’intervento americano crea il caos, le truppe (e i presidenti) americani alla fine se ne vanno, e l’Europa (e forse altri) si ritrovano a dover raccogliere i cocci e a subirne le conseguenze.
In seguito alle guerre guidate dagli Stati Uniti contro l’Afghanistan e l’Iraq nel 2001 e nel 2003, l’Europa ha subito le conseguenze più gravi. La questione dell’immigrazione (e di conseguenza il crescente razzismo) ne è una chiara dimostrazione: secondo le statistiche ufficiali, dall’invasione l’Europa ha accolto circa 250.000 richiedenti asilo afghani.
Dal crollo dell’Iraq nel 2003 e dal conseguente caos, incluso il controllo di alcune parti del paese da parte dell’ISIS nel 2014, secondo i dati cumulativi di Eurostat e UNHCR , l’Europa ha accolto circa 1,45 milioni di iracheni in fuga dalla loro patria. Inoltre, l’inazione americana durante la rivolta siriana contro il regime di Assad ha contribuito a prolungare una crisi con milioni di altri rifugiati siriani giunti in Europa, mentre un numero di gran lunga inferiore di questi rifugiati ha raggiunto le coste americane.
Se l’Iran, con i suoi 93 milioni di abitanti e la sua diversità etnica, si disintegrerà come Israele auspica, le precedenti ondate migratorie potrebbero apparire insignificanti al confronto. Pur dovendo sottolineare che le popolazioni del Medio Oriente e il loro futuro sono le principali vittime di queste guerre devastanti, l’enfasi sul costo per l’Europa è un elemento centrale di questo articolo, che si concentra sull’umiliazione e l’inazione europea di fronte alle sconsiderate politiche americane.
L’Europa sta perdendo terreno anche sul fronte dei valori, ovunque sia coinvolta l’America. La maggior parte dei governi dell’UE, con eccezioni come Spagna, Irlanda, Belgio e Slovenia, si sono resi scandalosamente complici del genocidio di Gaza, seguendo l’esempio e il sostegno degli Stati Uniti a Israele.
Nonostante il massacro di decine di migliaia di palestinesi da parte dell’esercito israeliano e la totale distruzione della Striscia di Gaza, molti Stati membri dell’UE hanno continuato a fornire armi a Israele, ricalcando la politica americana. L’UE è rimasta sfacciatamente neutrale mentre Trump continuava ad attaccare la Corte penale internazionale e a punire i suoi giudici e le loro famiglie per il mandato di arresto emesso nei confronti di Netanyahu.
Nonostante le uccisioni quotidiane di palestinesi, con una media di cinque al giorno, siano continuate anche dopo il cosiddetto cessate il fuoco dell’ottobre 2025, l’UE è rimasta inerte. A metà febbraio, i rapporti avevano contato oltre 1.600 violazioni israeliane del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, che avevano causato la morte di oltre 603 palestinesi, tra cui donne e bambini. Ci sono voluti più di quattro mesi prima che l’UE emettesse anche solo una blanda condanna di queste violazioni, con solo Spagna, Irlanda e Slovenia che le hanno condannate individualmente.
Inoltre, l’UE si è tirata indietro quando Trump ha creato il cosiddetto “Consiglio per la Pace”, aggirando di fatto le Nazioni Unite e sfidando le norme internazionali, proponendo questo Consiglio come alternativa alle organizzazioni internazionali consolidate.
L’UE ha dimostrato la stessa noncuranza nei confronti dei civili iraniani nell’attuale guerra. Mentre l’Irlanda e l’Italia hanno condannato l’uccisione di almeno 165 studentesse in una scuola femminile nella città di Minab a seguito di attacchi americani/israeliani, l’UE non ha emesso una condanna collettiva. I circa 1.500 civili iraniani uccisi da attacchi americani e israeliani fino al momento in cui scrivo non sembrano meritare l’attenzione o la condanna europea.
Su scala più ampia, l’UE non ha detto nulla sulla flagrante illegalità della guerra, avallando indirettamente l’unilateralismo americano e israeliano a scapito del diritto internazionale. Il fatto che la guerra sia stata iniziata e condotta senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza viene semplicemente ignorato.
Un’UE inattiva, che accetta di essere il bersaglio delle politiche di Trump (e di Israele), continua la sua discesa verso l’irrilevanza nella politica globale. Alcuni potrebbero sostenere che un approccio così timido sia semplicemente una misura di emergenza per contenere un presidente americano lunatico, prepotente e imprevedibile, e che una volta terminato il suo mandato, si tornerà a un impegno europeo più attivo.
Il pericolo, tuttavia, è che a quel punto sarà già stata tracciata una nuova strada per “scavalcare” l’Europa e gli altri.
I futuri presidenti americani potrebbero essere tentati di seguire semplicemente l’esempio, aderendo a una nuova linea di base tracciata dal discorso e dalla strategia nazionalista “America First” che si sta affermando oltreoceano e che è alimentata da ondate di ideologie di destra e fanatismo religioso.
Senza una reazione collettiva e consapevole, tale linea potrebbe continuare a spostarsi in tutte le direzioni, dettando i limiti d’azione dell’Europa, consolidandone la remissività ed erodendo ulteriormente la sua capacità di agire.
Khaled Al Hroub è un accademico palestinese e autore di Hamas: Guida per principianti e Hamas: Pensiero e pratica politica.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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